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Federico Peirone

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6 Luglio 2011

MAROCCO – (6 Luglio)

Marocco: rilanci e commenti al referendum sulla costituzione
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TRADOTTO DA ALICE ROSSI

Dopo diversi mesi di proteste in tutto il Marocco, venerdì 1. luglio è stato sottoposto a referendum il progetto di riforma costituzionale presentato dal re Mohammed VI. Secondo i dati forniti dalle autorità marocchine, il documento ha ricevuto il 98% dei sì, in una votazione che ha visto un’altissima affluenza (73%) tra gli aventi diritto.

Se i sostenitori del sì hanno salutato il risultato come un importante passo in senso democratico, il movimento pro-democrazia, che aveva invitato a boicottare il referendum, ritiene la nuova costituzione insoddisfacente nei confronti delle richieste dei manifestanti e contesta i risultati annunciati dal governo. Il movimento giovanile del 20 febbraio, a capo delle manifestazioni di protesta di questi ultimi quattro mesi, denuncia a sua volta un vano tentativo di diffondere rabbia tra la popolazione.

Marocco, proteste per le riforme
La blogosfera marocchina è in uno stato di agitazione: l’acceso dibattito è infatti passato dalla società alla Rete, dove i netizen disposti ad accettare il risultato e a sostenere la riforma proposta dal Re si oppongono a quelli che criticano la legittimità di un processo definito gravemente sbilanciato e infarcito di irregolarità.

Il blogger Ibn Kafka pubblica il commento di un elettore anonimo:

    Dans l’absolu, j’aurai pu penser « Oui » mais la méthode en soi m’agace, elle clame le « Oui à la nouvelle constitution » sensé représenter le changement, mais tout le processus crie le « Non » , il veut dire pour moi « Nos méthodes sont restées les mêmes, vous avez quinze jours pour avaler 180 articles et les approuver, et surtout n’allez pas croire que quelque chose a changé. Pourquoi ai-je le sentiment d’être victime d’une gigantesque mascarade? In termini assoluti avrei votato “sì”, ma la modalità [con cui si è svolta la campagna] mi infastidisce. Parla di “Sì alla nuova costituzione” come se questo dovesse rappresentare il cambiamento, mentre l’intero processo grida “No”. E ciò per me significa “I nostri metodi rimangono gli stessi: avete 15 giorni per mandare giù 180 articoli e approvarli. E non crediate che è cambiato qualcosa”. Perché ho l’impressione di essere vittima di un’enorme farsa?

Per Myrtus, olandese-marocchina che venerdì ha votato per la prima volta nella sua vita, il Marocco dovrebbe essere soddisfatto di quella che lei considera una graduale evoluzione verso una democrazia a tutti gli effetti:

    Instaurare una democrazia dal giorno alla notte potrebbe destabilizzare il Paese. Personalmente, preferisco che la separazione dei poteri avvenga gradualmente, mentre la società continua ad evolversi. Parliamoci chiaro, se le elezioni fossero da qui a pochi mesi, il mucchio di politici che ci ritroviamo ora non potrebbe magicamente sparire dalla scena per essere sostituito da un gruppo di candidati competenti e riformisti.

Anche per Hind, blogger del nord del Marocco, quello di venerdì è stato il suo primo voto. In un post spiega le ragioni che l’hanno spinta a partecipare al referendum:

    luglio 2011 sono stata tra i primi a votare per la nuova costituzione. La Primavera Araba e i movimenti popolari portati avanti dai giovani dall’Oceano Atlantico al Golfo hanno cambiato l’approccio degli arabi alla politica. E proprio perché io sono una di questi arabi, anche il mio approccio è cambiato, e sento di dover svolgere il mio compito di cittadina nella scelta politica. Sono convinta che il boicottaggio sia tra le cause dei vari problemi del Paese – tra cui il controllo del potere da parte di una ristretta cerchia di famiglie.

Wordsforchange  vede nel risultato del referendum il segno di un divario tra l’élite marocchina e “le masse”:

    Questo 98.5% mostra come le “élite” marocchine siano talmente isolate nel loro mondo virtuale – fatto di circoli chiusi frequentati persone in tutto e per tutto uguali a loro – da aver veramente creduto, per un secondo, che le masse si sarebbero ribellate. Questo referendum è un test di realtà.

Thestrategist è soddisfatto dell’esito del voto e crede che i partiti dovrebbero seguire l’esempio e adattarsi al cambiamento:

    La vera domanda è la seguente: con quest’enorme affluenza, ora che la coscienza politica marocchina è viva e in buono stato, i partiti politici saranno in grado di fare lo stesso? Potremmo assistere a una significativa ridefinizione del panorama politico del Paese, giacché i giovani, parte attiva del referendum, e la società cercheranno di esplorare più a fondo le opzioni politiche a loro disposizione per scegliere le formazioni politiche maggiormente rappresentative. I vecchi partiti sono stati screditati dalla loro stessa reputazione, così i loro capi. E dal momento che non rappresentano altro che se stessi, l’unica possibilità che hanno per evitare di scomparire è dare vita a una nuova e più giovane classe di leader.

Il blogger Citoyen Hmida è d’accordo, e pensa sia giunta l’ora di superare le differenze politiche e tradurre in realtà la proposta oggetto del referendum:

    Cette nouvelle constitution n’aura de sens que si elle est suivie d’effet: le prochain parlement aura un rôle historique (le mot n’est pas innocent) car il devra voter une pléthore de lois pour rendre viable ce texte fondamental! Le Maroc est-il prêt à relever le défi ? Surement, si l’on reste unis! Surement, si les tenants du statu-quo reconnaissent que les temps ont changé et que les marocain(e)s veulent le changement! Surement, si l’on accepte que les marocain(e)s veulent le changement dans la sérénité, sans affrontement, sans violence! QUE CHACUN DE NOUS RETROUSSE SES MANCHES ET CONTRIBUE A FAIRE BOUGER CE PAYS! Le temps n’est plus ni aux slogans vides ni aux gesticulations vaines!
    La nuova costituzione avrà senso soltanto se darà i suoi frutti: il prossimo parlamento avrà un ruolo storico (e la parola non è casuale), poiché dovra votare una serie di leggi per rendere valido questo testo fondamentale. Il Marocco è pronto per raccogliere la sfida? Certo, se restiamo uniti! Certo, se i fautori dello status quo riconoscono che i tempi sono cambiati e che i marocchini, uomini e donne, vogliono il cambiamento! Certo, se accettiamo che i marocchini vogliono il cambiamento nella serenità, senza scontri, senza violenza! Rimbocchiamoci le maniche e contribuiamo a dare una scossa a questo Paese! È finita l’epoca degli slogan vuoti e delle pose vane!

Larbi, uno dei blogger storici del Marocco, riporta via blog notizie in tempo reale dalle manifestazioni di Rabat e Casablanca. Questo è quanto dice del movimento del 20 febbraio:

    J’étais honoré et heureux de partager avec eux le combat démocratique à travers plusieurs manifestations, la répression parfois, les intimidations souvent, et tout récemment la haine d’une foule fanatisée par le pouvoir. Certains sont devenus des amis. Et croyez-moi sur parole, ces jeunes gens sont loin de la caricature de monstres haineux qui leur ai donnée par le pouvoir et ses officines. Bien souvent ce sont des jeunes femmes et jeunes hommes de qualité passionnés et aimant leur pays.
    Ero onorato e felice di condividere con loro la lotta democratica. Abbiamo manifestato in più occasioni, incontrando a volte la repressione, spesso le intimidazioni e, ultimamente, l’odio di una folla ossessionata dal potere. Alcuni sono diventati miei amici. E credetemi, questi giovani sono lontani dalla caricatura di mostri che il potere e i suoi rappresentati hanno fatto di loro. Si tratta spesso e volentieri di giovani uomini e donne, capaci, appassionati e innamorati del loro Paese.

Per i molti soddisfatti del risultato del referendum ce ne sono altrettanti che ritengono i cambiamenti insufficienti. Tra i manifestanti c’è un senso di incertezza e scoraggiamento, ma secondo Larbi non c’è motivo di disperare:

    Le regard lucide qu’il convient d’avoir sur le référendum du vendredi dernier, ne doit pas nous conduire au découragement et au renoncement. Il n’y a pas de raison à désespérer. Quelque chose s’est définitivement levée le 20 février et ce n’est pas la parodie de consultation référendaire qui peut l’arrêter. Mamfakinch [nous ne lacherons rien] et nous nous battrons !
    Dovremmo guardare al referendum di venerdì in maniera lucida, senza cedere a sconforto e rinuncia. Non c’è motivo di perdere la speranza. Qualcosa si è mosso lo scorso 20 febbraio, e non sarà la parodia di un referendum a fermarlo. Mamfakinch [Non ci arrenderemo] e ci batteremo!

Intanto, la domenica successiva al referendum, il 3 luglio, migliaia di sostenitori della democrazia sono scesi in piazza, con la promessa di fare lo stesso ogni settimana finché non otterranno quelle che considerano vere riforme.
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Post originale: Morocco: Reform With the Taste of an Unfinished Business, di Hisham Almiraat. Ripreso da Global Voices Online : community che aggrega, organizza e amplifica la conversazione globale online – gettando luce su luoghi e persone spesso ignorati dagli altri media.


Il testo completo si trova su:

 
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