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Federico Peirone

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15 Ottobre 2015

MEDIO ORIENTE – ( 15 Ottobre 2015 )

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Medio Oriente: Usa lavorano a vertice Netanyahu-Abbas-Kerry

Gerusalemme: soccorsi dopo l'accoltellamento alla stazione dei bus - AFP

Gerusalemme: soccorsi dopo l’accoltellamento alla stazione dei bus – AFP

Gli Stati Uniti lavorano ad un vertice in Giordania fra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, presieduto dal segretario di Stato americano John Kerry. La situazione a Gerusalemme è ulteriormente degenerata; la città è presidiata dalle forze dell’ordine: ieri due accoltellamenti, contro un ufficiale della sicurezza e una donna nei pressi della stazione centrale degli autobus. Il servizio di Graziano Motta:

Si muovono i diplomatici. Il ministro degli Esteri francese propone una riunione urgente del Quartetto per il Medio Oriente, ma il segretario di Stato americano fa  annunciare dal  portavoce un prossimo suo viaggio nella regione per far abbassare le tensioni e tentare il riavvio del negoziato israelo-palestinese. Fonti giornalistiche ipotizzano un suo vertice con Netanyahu e Abu Mazen nella capitale della Giordania per valutare la richiesta palestinese di una protezione internazionale sia della Spianata delle Moschee, insidiata, si sostiene, da estremisti ebrei; sia dei Territori terrorizzati, ha detto Abu Mazen, da “orde di coloni”.  Nel frattempo il gabinetto di sicurezza israeliano ha deciso l’impiego anche di soldati per la chiusura delle cosiddette “zone calde” a Gerusalemme est e degli accessi ai villaggi arabi della periferia, escludendo, comunque, una chiusura generale dei Territori palestinesi; l’inasprimento delle punizioni per le famiglie dei terroristi;  il potenziamento della sicurezza specie sui trasporti pubblici; il richiamo di altri riservisti. Ciononostante a Gerusalemme ieri un giovane palestinese ha accoltellato e ferito una israeliana di 72 anni alla stazione centrale degli autobus, ma è stato ucciso, così come un agente alla porta di Damasco ha ucciso  un giovane di Hebron, che, all’intimazione di identificarsi, aveva estratto un coltello. In varie città dei Territori sono proseguiti gli scontri tra giovani palestinesi e militari israeliani. A Gaza in diversi punti della frontiera con Israele continua la pressione di folle di  manifestanti nel tentativo di forzarla. 

Preoccupazione, ma anche un invito a non esagerare nei toni facendosi prendere dall’emozione per quanto accade, li esprime al microfono di Gabriella Ceraso, mons. Giuseppe Lazzarotto, nunzio in Israele e delegato apostolico per la Palestina:

R. – Quello che sta succedendo rischia di compromettere seriamente gli sforzi di tante persone, che sono sinceramente – e senza neanche fare troppo clamore, diciamo – impegnate sul terreno a costruire la via del dialogo, della pace, della fraternità, della convivenza pacifica.

D. – Perché ci sono queste persone e nessuno ne parla?

R. – Ci sono e sono moltissime. Però, purtroppo, la loro voce non viene ascoltata e non è sempre udibile. Purtroppo, quando accadano questi avvenimenti, si rompe un equilibrio che è poi difficile ricostruire.

D. – Su che cosa si deve lavorare?

R. – Sulla ricostruzione laddove c’è qualcosa di rotto o laddove c’è, invece, rinforzare il modo con cui gli uni guardano agli altri e abbattere il muro di ostilità e di odio.

D. – Oggi che giornata è a Gerusalemme? Com’è il volto della città? Si parla di una città blindata, di una città in cui crescono le barriere…

R. – Evidentemente, ci sono molte forze dell’ordine in giro, ci sono delle difficoltà nei movimenti… Però, non è che siamo sotto assedio. Farsi prendere dalle emozioni è facile, ma poi si rischia di perdere una visione oggettiva di quello che succede e soprattutto di quello che si può fare. Ma ripeto: se non ci si impegna tutti insieme a combattere la causa di fondo, che è proprio questa persistente sfiducia e ostilità degli uni nei confronti degli altri, se non si arriva a sanare questa causa iniziale, non si otterranno effetti che possano durare nel tempo.

D. – Questo si fa anche attraverso il dialogo?

R. – Soprattutto attraverso il dialogo e attraverso i gesti. Il Papa ce lo chiede continuamente, lo chiede ai politici, la pace ha bisogno di gesti coraggiosi. E questi sono i gesti coraggiosi: avere il coraggio di superare quella che può essere l’ostilità iniziale o anche la sfiducia o la difficoltà del dialogo. Ma bisogna arrivarci! Perché – ripeto – tutte le altre misure, pur utili e magari necessarie, non risolvono il problema di fondo.

D. – Lei ha la sensazione che a livello di comunità internazionale si stia o non si stia facilitando questo ritorno al dialogo?

R. – Noi stiamo aspettando per vedere… Si sente di iniziative prese dagli uni o dagli altri, però per il momento non vediamo niente di concreto.

D. – E la percezione della gente qual è?

R. – Le persone sono preoccupate! C’è, direi, quasi un senso di impotenza…

D. – Si può fare qualcosa in momenti come questi? Non sono i primi momenti, non è la prima volta…

R. – Le nostre chiese e i responsabili delle comunità cristiane sono in mezzo alla gente, giorno e notte sono lì. Questa è l’azione che svolgono, promuovere questo stile di vita: è il compito della Chiesa essere strumenti di dialogo.

Il testo originale e completo si trova su:

 

http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/15/medio_oriente_usa_lavorano_a_vertice_netanyahu-abbas-kerry/1179382