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Federico Peirone

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27 Giugno 2016

MEDIO ORIENTE – ( 27 Giugno 2016 )

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Accordo di riconciliazione tra Israele e Turchia

Il premier israeliano Netanyahu ha  annunciato a Roma l'accordo con la Turchia - REUTERS

Il premier israeliano Netanyahu ha annunciato a Roma l’accordo con la Turchia – REUTERS

Accordo di riconciliazione raggiunto tra Israele e Turchia sei anni dopo l’attacco da parte israeliana alla nave turca Mavi Marmara, che stava violando il blocco navale della Striscia di Gaza. Nell’incidente rimasero uccisi 9 cittadini turchi e 2 soldati israeliani. Domani la firma, mentre oggi a dare l’annuncio da Roma è stato il premier dello Stato ebraico Netanyahu che ha sottolineato l’importanza strategica e le grandi implicazioni economiche dell’intesa, definita “un segnale di speranza” dall’Onu. Il servizio di Paolo Ondarza:

L’intesa prevede indennizzi pari a 20 milioni di dollari da parte di Israele ai parenti delle vittime e la possibilità che Ankara invii aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza attraverso il porto di Ashdod. Inoltre, la Turchia rinuncia alla richiesta di rimuovere il blocco marittimo della Striscia e garantisce che non porterà i soldati israeliani davanti alle corti internazionali. Nessuna richiesta da parte di Israele di interruzione del dialogo con Hamas, a patto che quest’ultima non compia azioni contro lo Stato ebraico da territorio turco. Il commento di Maria Grazia Enardu, docente di Storia delle relazioni internazionale all’Università di Firenze:

R. – E’ la ripresa dei rapporti fra due Paesi che sono sempre stati amici, sin dal momento in cui è nato Israele, perché tutti e due hanno come principale avversario il mondo arabo. Riprende una collaborazione che, a livello politico e soprattutto militare, è andata avanti per decenni. Quindi tutto torna come prima: la Turchia ha promesso – una cosa che a noi pare trascurabile, ma che è invece molto importante per gli israeliani – di cercare di influenzare Hamas per far restituire ad Israele i corpi di alcuni soldati. Detto questo, anche un accordo non completo – come questo – è estremamente importante. Ha dietro di sé influenze che si vedono meno: l’Arabia Saudita, che ha contatti non formali con Israele ed è anche sostenitrice di Erdogan, vuole che ci siano rapporti stabili tra i Paesi che le sono più legati, soprattutto in funzione anti-iraniana. Aggiungerei anche che due Paesi e due governi che hanno ricevuto negli ultimi mesi i rimproveri dell’Unione Europea, approfittano e approfitteranno nei prossimi mesi delle distrazioni europee per portare avanti i colossali interessi economici.

D. – Distrazioni europee e Brexit in testa?

R. – Soprattutto, anche perché il Brexit – come vediamo in questi giorni – rischia di andare avanti per mesi prima di cominciare e per anni quando sarà iniziato…

D. – Questo accordo va ad influire in quelli che sono gli equilibri nel Medio Oriente?

R. – Assolutamente sì! Forse la cosa su cui influisce meno è la Siria, perché sia Israele che Turchia hanno in Siria interessi non proprio precisi. Però sulle questioni di fondo, sull’assetto del Mediterraneo orientale i due Paesi sono in accordo: vogliono una tranquillità dettata sui loro termini.

D. – In questi sei anni, gli Stati Uniti si sono particolarmente impegnati al fine del raggiungimento di questa intesa. Perché?

R. – Perché la Turchia è un Paese Nato e anche un Paese che continua ad essere una sorta di contrafforte all’espansione russa e quindi in una doppia chiave – Nato, ma anche anti-russa – la Turchia è indispensabile. E qualunque Paese, come Israele, rafforzi la Turchia non può che giovare a questa logica.

D. – Le implicazioni economiche, cui prima faceva riferimento, a detta anche del premier Netanyahu, sono immense…

R. – Sono immense, come i grandi giacimenti di gas e petrolio: in particolare uno che è stato giustamente chiamato “Leviatano”, che si trova in una zona che va dalla Siria al Libano, a Israele, a Gaza e all’Egitto, quindi tutta una enorme fetta di mare, in cui c’è già un giacimento in funzione, quello di Tamar, di fronte ad Israele, ma non in acque territoriali. E ora ci sono queste novità che riguardano il “Leviatano”. Ma siccome è fuori dalle acque territoriali, c’è un problema di sicurezza in termini di terrorismo, missili di Hezbollah e qualunque altra eventualità: Israele non ha la forza militare per controllare, ma un’intesa – che è anche un’intesa militare, perché lo è sempre stata – con la Turchia garantisce sicurezza in questo e quindi sviluppo anche non solo per l’economia di Israele e di Turchia, ma anche di Paesi che sono previsti in questo allineamento, come l’Egitto di al-Sisi, che ha un disperato bisogno di risorse. 

Il testo oririginale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/27/accordo_di_riconciliazione_tra_israele_e_turchia/1240421