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Federico Peirone

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3 Novembre 2011

MEDIO ORIENTE – (3 Novembre)

Tensione in Medio Oriente. Padre Pietro Felet: educare alla pace liberandosi dai pregiudizi
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Due palestinesi sono stati uccisi oggi in un raid israeliano nella Striscia di Gaza, secondo fonti palestinesi. I due sarebbero stati colpiti nel corso di uno scontro a fuoco sul confine tra Israele e Gaza. Intanto, la marina militare israeliana si è detta pronta ad intercettare due battelli della “Flottiglia umanitaria” salpati dalla Turchia e diretti verso Gaza. Notizie, delle ultime ore, che acuiscono ancor più le tensioni in Medio Oriente, dopo il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Unesco e l’accelerazione nell’edificazione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Dal canto suo, Israele ha deciso oggi di congelare il suo contributo all’Unesco. Sulla situazione dei cristiani di Terra Santa e le loro speranze in questo periodo di particolare difficoltà, Alessandro Gisotti ha intervistato padre Pietro Felet, segretario generale della Conferenza dei Vescovi latini delle regioni arabe (Celra): RealAudio  MP3

R. – I cristiani che cosa chiedono oggi? Chiedono davvero una propria coscienza, sentirsi liberi di praticare la religione, la fede ricevuta dai padri.

D. – Poi anche questo elemento di radicamento…

R. – I cristiani locali sono perfettamente inseriti in questa realtà, nella loro storia: non è la storia del musulmano, non è la storia del cristiano, ma è la storia dell’arabo! Sono famiglie che hanno lo stesso cognome e alcuni sono diventati per fattori storici cristiani, altri sono rimasti musulmani oppure viceversa, ma si sentono arabi.

D. – Da una parte la questione del riconoscimento dello Stato palestinese, dall’altra gli insediamenti israeliani. Una sua riflessione su come i cristiani vivono questo particolare momento…

R. – I cristiani, come tutti gli altri cittadini, sono influenzati dai mass media, dai giornali, non tanto da una convenzione o da uno studio particolare della situazione. Certo che le speranze che si accendono quando si vedono passi anche timidi verso la costruzione della pace, queste speranze vengono deluse quando si vede che ci sono salti mortali all’indietro, verso una situazione senza pace e una situazione di insicurezza. Ci sono delle persone, ci sono delle forze che si compiacciono di vivere nell’insicurezza e nel creare insicurezza, che crea a sua volta un isolamento delle persone, dei gruppi di persone.

D. – In questo senso, quale contributo di speranza per la pace, anche per rompere questo isolamento, possono dare i cristiani nella regione, in Terra Santa?

R. – Formare, educare la formazione della coscienza, la formazione della libertà. Questa formazione parte da una conoscenza della propria religione, dal vivere la propria religione in maniera responsabile, dal liberarsi dei pregiudizi. Pregiudizi talmente forti che distruggono l’altro. (ap)
 

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/Articolo.asp?c=534533