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Federico Peirone

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26 Novembre 2014

MONDO/MEDIO ORIENTE – ( 26 Novembre )

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Is, dialogo e la porta aperta: una lettura delle parole del Papa

Un guerrigliero islamista – AP

Ancora vasta l’eco delle parole pronunciate ieri dal Papa a Strasburgo nel corso della visita al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa. Forte e incisivo l’accenno alle ingiustizie e persecuzioni che giornalmente in varie parti del mondo colpiscono le minoranze religiose, in particolare quella cristiana, e che avvengono sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti. Una situazione di fronte alla quale – ha aggiunto Papa Francesco nella conferenza stampa nel volo di ritorno – non si può comunque escludere un dialogo, che, allo stato dei fatti, sembra impossibile. Per un commento alle parole del Santo  Padre, Giancarlo La Vella ha intervistato Pasquale Ferrara, diplomatico, segretario generale dell’Istituto Europeo a Fiesole:

R. – Il punto che ha sottolineato il Papa riguardo la protezione delle minoranze si inquadra nel suo discorso più vasto della tutela della libertà religiosa e, più in generale, del pluralismo che è anche un tema politico oltre che  religioso. Credo che questo sia un tema che la comunità internazionale debba fare proprio: la tutela della diversità degli orientamenti religiosi e culturali, ma nel contesto di un assetto politico che sia più rispettoso del pluralismo. Credo che questo sia un tema che riguarda certamente il mondo arabo, islamico, ma riguarda in buona parte anche il nostro Occidente e anche l’Europa.

D. – Il silenzio colpevole e vergognoso dei tanti – per citare Papa Francesco – è dovuto all’impossibilità o all’incapacità di agire in questo momento?

R. – Sicuramente, il silenzio è una forma di complicità. Credo che il Papa abbia alzato la voce in tutte le circostante in cui la libertà religiosa viene violata. È un tema complessivo che riguarda l’apprezzamento delle religioni come una componente fondamentale delle società e non come qualche cosa di cui si possa disporre a piacimento per ragioni legate a situazioni conflittuali o per le convenienze del momento.

D. – Di fronte a questa situazione, l’esigenza di un dialogo, sottolinea il Papa, che ora può sembrare forse impossibile con chi mostra una crudeltà senza precedenti…

R. – Diciamo che, più che dialogo, credo che nelle situazioni conflittuali, anche con degli attori non statali che usano la violenza con pretesti religiosi come nel caso dell’Isis, sia un tema da mettere sul tappeto non tanto il dialogare, quanto cercare di risolvere un problema. Se si parla di dialogo, significa in qualche modo riconoscere la legittimità a tali interlocutori. Non credo che sia questo il senso generale delle parole del Papa. Quello che mi sembra di capire è che, laddove ci sia la possibilità di risolvere un conflitto e di evitare il ricorso alla violenza, questa strada vada esplorata. Quello che la politica deve fare è arrivare a creare le condizioni minime – sotto forma di un cessate-il-fuoco o sotto forma di tregua – che possa consentire un minimo di conversazione se non proprio nel senso del dialogo, o quanto meno parlarsi per vedere se ci sono dei margini per poter mettere fine agli errori a cui stiamo assistendo.

 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/26/_lis_e_il_dialogo_una_lettura_delle_parole_del_papa/1112537