Luca Geronico sabato 24 febbraio 2018
Risoluzione adottata all’unanimità per fare cessare i bombardamenti su tutto il Paese, inclusa l’area di Ghouta.
Bombardamento a Ghouta (Lapresse)

Bombardamento a Ghouta (Lapresse)

Un asfissiante pressing diplomatico in Consiglio di sicurezza per convincere il rappresentante russo all’Onu ad accettare, dopo altre 24 ore di rinvio, la risoluzione ulteriormente limata.

Un estenuante braccio di ferro che ha fatto sforare l’orario delle votazioni. «È inconcepibile che la Russia stia bloccando un voto sul cessate il fuoco per permettere l’accesso umanitario in Siria. Quante persone ancora moriranno prima che il Consiglio di Sicurezza accetti questo voto?», scriveva in mattinata su Twitter l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley. «Ogni rinvio del voto ha un costo in vite umane», dichiarava l’ambasciatore olandese Karel van Osteroom prima dell’inizio della seduta del Consiglio di sicurezza, poi fatta slittare, mentre le consultazioni tra le delegazioni erano ancora in corso. Il nodo dei negoziati, come ovvio, era di cercare di evitare il veto russo.

Con più di due ore di ritardo rispetto al tabellino di marcia, dopo due giorni di rinvii, il voto decisivo: il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha adottato all’unanimità una risoluzione che punta a far cessare i bombardamenti per «almeno 30 giorni» in tutto il Paese, incluso il distretto ribelle della Ghouta.

La tregua dovrebbe partire «senza indugi». L’obiettivo, si legge nel testo, è «di permettere la consegna regolare di aiuti umanitari, di servizi, e l’evacuazione medica dei malati e dei feriti più gravi». La risoluzione presentata da Svezia e Kuwait era stata modificata più volte, di fronte all’opposizione di Mosca che puntava il dito contro le forze qaediste e jihadiste. Esenti dal cessate il fuoco saranno gli attacchi contro Daesh, al-Qaeda, al-Nusra e altri «gruppi, individui e entità» affiliati con i terroristi, come voluto da Mosca. Ma l’incertezza nella tempistica non permette di prevedere quando sarà sospeso il calvario della popolazione civile della Ghouta. La Russia aveva definito «poco realistico» il termine di 72 ore per l’inizio del cessate il fuoco proposto nel testo iniziale. Secondo quanto si sottolinea nel testo, sono 5,6 milioni i civili, in 1.224 comunità, che hanno «urgente bisogno di aiuti».

Drammatico, appena dopo il voto, il commento di Nikki Haley: «Rispondiamo in ritardo alle sofferenze nella Ghouta. Oggi abbiamo votato una risoluzione che poteva essere approvata giorni fa. Per ogni giorno e ogni ora che abbiamo aspettato la Russia, quante madri hanno perso i loro bambini?», ha attaccato l’ambasciatrice americana, auspicando che la risoluzione sia «un punto di svolta» per cui Mosca possa unirsi alla comunità internazionale «per far cambiare corso al regime di Assad».

Un accordo che ha il pieno sostegno del Vaticano: «Noi appoggiamo la tregua umanitaria che l’Onu sta chiedendo e su cui non è ancora riuscita a trovare un accordo: la fine della violenza, l’accesso degli aiuti umanitari e infine una soluzione negoziata, stiamo facendo pressione su questi punti», ha dichiarato il segretario di Stato Pietro Parolin poco prima del voto all’Onu. Il cardinale ha pure riferito della «grande preoccupazione» del Papa per la «situazione drammatica, disastrosa soprattutto nella Ghouta orientale e in altre regioni come Afrin».

Intanto sono proseguiti anche ieri i bombardamenti governativi sull’enclave ribelle siriana della Ghouta orientale. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus) 21 persone sono state uccise ieri mattina e altre 12 ferite in raid aerei compiuti su varie località della Ghouta, dove sono asserragliate le forze dell’opposizione armata al regime insieme con 400.000 civili. Invece l’agenzia governativa Sana ha riferito di nuovi lanci di razzi e obici di mortaio da parte dei ribelli su quartieri residenziali di Damasco. Solo danni materiali ieri contro la Città vecchia e i quartieri di al-Zablatani, Bab Sharqi e Barzeh al Balad, ma venerdì si è registrato un morto e 60 feriti. Dall’inizio di quest’ultima escalation dei bombardamenti sulla Ghouta, domenica scorsa, sono quasi 500 i civili uccisi, di cui 100 minorenni secondo l’Ondus. Lo stesso Osservatorio nazionale per i diritti umani ha fornito un bilancio di ben 41 uccisi, fra cui 17 minorenni, soltanto nella giornata di venerdì.

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