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Federico Peirone

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14 Maggio 2014

NIGERIA – ( 14 Maggio )

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Il caso delle studentesse rapite
 
Nigeria, l’appello dell’arcivescovo
 
 

Per aiutare la Nigeria a uscire dalla spirale delle violenze occorre l’aiuto della comunità internazionale. Lo afferma l’arcivescovo di Jos e presidente della Conferenza episcopale nigeriana, monsignor Ignatius Kaigama. “Boko Haram vuole colpire la Nigeria al cuore. Sono davvero preoccupato per quelle povere ragazze che mai avevano lasciato il loro piccolo villaggio ed ora si trovano chissà dove nella boscaglia. Prego soltanto che i valori religiosi invocati dagli estremisti impediscano loro di fare del male a delle giovani innocenti”, dice Kaigama all’organizzazione Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Il presule spiega come l’agenda dei “talebani africani” preveda l’eliminazione della presenza cristiana e dei valori da loro identificati come occidentali. “Il fenomeno Boko Haram è stato sottovalutato dalle autorità che non hanno saputo reagire prontamente. Inoltre molte delle risorse a disposizione sono state usate impropriamente a causa della diffusa corruzione”.

Il presule invoca l’intervento della comunità internazionale e sottolinea la necessità di un’attenta analisi della provenienza delle armi usate dai fondamentalisti e dei fondi che ne finanziano le operazioni. “Non hanno funzionato né i tentativi della Chiesa di istaurare un dialogo con gli estremisti, né la dura repressione da parte delle autorità. Ora non ci resta che pregare: perché le ragazze siano liberate, perché cessino gli attacchi e perché la Nigeria riceva l’aiuto delle altre nazioni. Non per ipocriti interessi politici, ma per combattere il terrorismo, la fame e la povertà”.

 

A un mese dal rapimento delle oltre 200 studentesse nigeriane da parte dei ribelli di Boko Haram, il governo di Abuja ha annunciato la disponibilità alla trattativa per assicurarsi il loro rilascio. Il Parlamento nigeriano dovrà discutere anche della richiesta del presidente Goodluck Jonathan per un’estensione di sei mesi dello stato di emergenza imposto negli Stati del nordest del Paese, da un anno teatro di episodi di gravi violenze da parte dei ribelli islamisti.

A Lagos, capitale finanziaria della Nigeria, migliaia di persone sono scese in strada per chiedere l’immediato rilascio delle 223 giovani, rapite da una scuola della città di Chibok lo scorso 14 aprile. Jonathan e il suo governo sono sempre nel mirino dell’opinione pubblica per aver reagito lentamente di fronte al sequestro di massa operato dai Boko Haram.

Dopo la richiesta del leader dei miliziani islamisti, Abubakar Shekau, che in un video due giorni fa aveva proposto uno scambio di prigionieri, Taminu Turaki, ministro incaricato dal governo nigeriano, ha dichiarato che “la Nigeria ha sempre cercato il dialogo con gli insorti e che il dialogo può continuare su ogni questione, inclusa quella del rapimento delle ragazze”.

Nelle operazioni di ricerca sono coinvolti esperti militari americani, britannici, francese e israeliani, la cui azione è concentrata nella zona della foresta di Sambisa, nello stato del Borno. Ma si teme che le ragazze possano essere state divise in più gruppi e portate in paesi confinanti, come Ciad e Camerun, dove Boko Haram ha alcune delle sue basi più importanti.

 
 
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