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Federico Peirone

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17 Febbraio 2014

NIGERIA – ( 17 Febbraio )

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Strage in Nigeria. L’esperto: dietro gli attacchi le tensioni di una grave povertà



“Una situazione drammatica di terribile violenza, che colpisce tantissimi innocenti tra cui molti cristiani”. Così il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi, sulla strage avvenuta in Nigeria nella notte tra sabato e domenica scorsi. Una formazione jihadista, probabilmente Boko Haram, ha attaccato un villaggio, nello Stato nordorientale del Borno, al grido di “Allah è grande”. Al momento il bilancio è di oltre 100 morti, in maggioranza cristiani. “Preghiamo per le vittime – ha aggiunto padre Lombardi – e speriamo che i responsabili trovino le vie per fermare tanta assurda violenza”. Sulla situazione nel Paese africano, Giancarlo La Vella ha intervistato Enrico Casale, africanista della rivista dei Gesuiti, “Popoli”:RealAudioMP3

R. – Purtroppo, è il perpetrarsi di una strategia da parte di Boko Haram e di questi movimenti che si riconoscono in un fondamentalismo islamico nei confronti della popolazione cristiana e di quella popolazione musulmana che non accetta una lettura radicale dell’islam. Questa operazione, come quella della settimana scorsa, è una reazione violentissima all’offensiva che è attualmente in corso da parte dell’esercito nigeriano.

D. – Non c’è il rischio che la Nigeria diventi un po’ uno Stato senza Stato, nel senso che il governo vada poi ad occuparsi più che altro delle gestione delle aree petrolifere?

R. – La Nigeria non è di facile gestione perché al suo interno convive un nord prevalentemente musulmano e un sud prevalentemente cristiano-animista. Il governo, secondo me, può ancora tenere sotto controllo il Paese con, però, grossi problemi al nord dove deve contrastare militarmente queste forze integraliste, che sono particolarmente violente.

D. – Perché colpire soprattutto la popolazione civile, in gran parte cristiana? Qual è l’obiettivo di un’azione del genere?

R. – Intanto, si parla di fondamentalisti islamici, quindi è chiaro che il loro primo obiettivo è quello dei fedeli delle altre religioni. In quegli Stati del nord della Nigeria, c’è una minoranza cristiana, che è l’obiettivo preferito di questi movimenti. Loro, quindi, prendono questa popolazione come scusa per le loro azioni e come un obiettivo, giustificandolo con il fatto che questi cristiani sarebbero legati all’Occidente, quell’Occidente che vuole un forte contenimento dell’islam.

D. – C’è anche un obiettivo che punta alla gestione delle risorse naturali…

R. – Più che una gestione diretta da parte dei movimenti fondamentalisti islamici, c’è un problema grande della ridistribuzione del reddito. Le risorse petrolifere forniscono alla Nigeria grandi rendite, che però rimangono nelle mani di una ristretta élite politica. Questo fa sì che la stragrande maggioranza della popolazione si stia impoverendo sempre di più e questo crea, naturalmente, tensioni. Le prime tensioni sono quelle di carattere identitario, da una parte, e di carattere religioso dall’altra e quindi l’esplodere di fenomeni quali Boko Haram.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2014/02/17/strage_in_nigeria._lesperto:_dietro_gli_attacchi_le_tensioni_di_una/it1-773952

del sito Radio Vaticana