Alberto Battaglia venerdì 20 luglio 2018
L’obiettivo è insediare dentro Eko Atlantic il centro finanziario principale dell’Africa occidentale e offrire residenza a circa 450mila persone
Lagos costruisce isole per ricchi nel mare di baracche

Ogni lunedì mattina lo spettacolo si ripete, sempre uguale, sul Third Mainland Bridge. Un esercito di automobili schierato su quattro corsie, si estende lungo tutti gli 11 chilometri del ponte, avanzando via via di pochi centimetri. La destinazione, dopo la tregua del fine settimana, sono nuovamente le isole di Lagos, dove le maggiori attività economiche della metropoli si concentrano. Sull’altro versante del ponte s’intravede il mainland, l’area continentale abitata dalla maggior parte dei cittadini di Lagos. Una foresta urbana di 23 milioni di anime, la cui espansione appare inarrestabile. Solo lui, il traffico, unisce le contrastanti realtà dell’ex capitale nigeriana. Fino a lambire i confini del nascente quartiere di Eko Atlantic, destinato a elevare un distretto di grattacieli ispirato a Dubai. Questo progetto, avviato oltre dieci anni fa, ha ricavato l’area edificabile dalla porzione di mare affacciata su Victoria Island, spianando un terreno esteso 9 chilometri quadrati. L’obiettivo è insediare dentro Eko Atlantic il centro finanziario principale dell’Africa occidentale e offrire residenza a circa 450mila persone. Già abitati sono i primi grattacieli del complesso Pearl Towers, inaugurati negli ultimi due anni. A poca distanza, un interminabile lastricato che riposa sopra questo deserto artificiale, prende, poi, il nome di Eko Boulevard. Un viale a otto corsie, lungo un chilometro e mezzo, destinato a diventare la ‘5th Avenue’ di Lagos. Al di fuori di queste realizzazioni, l’area che dovrebbe ospitare la ‘nuova Dubai’ nel giro di una dozzina di anni appare ancora come una vasta pianura sabbiosa, inaccessibile ai non residenti.

Concepito per essere autosufficiente sotto il profilo energetico, dell’approvvigionamento idrico e dei servizi, Eko Atlantic punta a finanziarsi anche tramite la vendita anticipata dei suoi spazi commerciali e residenziali. Il valore medio di un appartamento di due camere supera i 6mila dollari al metro quadro, una fascia di prezzo ben al di fuori dalla portata del reddito medio locale. Il salario minimo previsto dalla legge del Lagos State, infatti, è di 18.000 naira mensili, pari circa a 50 dollari. Osservando il resto della città, al contrario, si comprende presto come gran parte della popolazione viva in edifici logori, quando non in vere e proprie baracche. Secondo Yetunde Ohiro, dottoranda presso l’Università di Lagos ed esperta di problemi abitativi, Eko Atlantic rischierebbe di autoescludersi dal resto della città, come un’isola felice. «L’obiettivo è creare una realtà urbanistica completa in quell’area», spiega Ohiro, «ciò potrebbe tradursi in una sorta di segregazione» da parte di una specifica «classe ad elevato reddito». Secondo il Chagoury Group, la società nigeriana a capo del progetto, Eko Atlantic offrirà, invece, uno stimolo diffuso per l’economia e per il lavoro di Lagos. In ogni caso, la nuova creazione non comporterà alcun esborso da parte del governo locale, il quale ha difeso il progetto con il primo obiettivo di proteggere la costa dall’erosione, grazie alla nuova scogliera eretta di fronte a Victoria Island. C ompletamente recintato e piuttosto distante dai centri nevralgici della metropoli, Eko Atlantic, non attira, però, un grande interesse da parte della popolazione. Per la maggioranza dei suoi abitanti, infatti, il vero business di Lagos è fatto di realtà assai più piccole; la cui presenza, tuttavia, invade ogni spazio offerto dalla città. Dagli ambulanti che a decine solcano le corsie di auto immobilizzate nel traffico ai vari artigiani, fruttivendoli e tassisti in motocicletta che sono, al tempo stesso, i colori e la colonna sonora della metropoli. Timothy, studente di ingegneria e fondatore di una piccola impresa di riparazioni per smartphone, è uno di questi lavoratori decisi a farsi strada nella capitale economica della Nigeria. «In questa città tutto è business», ripete spesso Timothy, «è una terra delle opportunità che attira molte persone da varie parti del Paese». La sua bottega non occupa più di sei metri quadrati e offre appena lo spazio per un piccolo banco degli attrezzi. «Il 30% degli studenti qui non può permettersi di non lavorare», afferma con sicurezza, «e questo è ciò che faccio per vivere». L’impiego come ingegnere presso un’azienda sembra una prospettiva troppo remota perché possa occupare i suoi pensieri.

Le speranze e le difficoltà del Paese, si riflettono anche nei dati della sua economia. Secondo la Banca mondiale, il Pil a prezzi costanti è più che raddoppiato fra il 2002 e il 2016, con una crescita complessiva, nel periodo, del 167%. Di pari passo, però, sono aumentate anche le diseguaglianze, con un tasso di ‘povertà assoluta’ passato dal 54,7% del 2004 al 60,9% del 2010 (l’ultimo dato ufficiale). La crescente ricchezza nazionale, concentrata nelle mani di pochi nigeriani, si rivela con facilità nelle aree centrali dell’ex capitale. Oltre ai grandi complessi di Lagos Island e Victoria Island, è la penisola di Lekki l’altra meta privilegiata dell’edilizia residenziale di lusso. Il quartiere di Phase 1, ad esempio, comprende un’area completamente dedicata ad eleganti villette con giardino, immerse in una pace che, a Lagos, è merce assai rara. Non sarà imponente come la distesa di Eko Atlantic, ma Phase 1 mette in chiaro che lo sviluppo del Paese, almeno a qualcuno, è servito. Solo le recinzioni che proteggono ogni villa, elettrificate o di filo spinato, avvertono sulla miseria e sui pericoli che si trovano fuori dai confini di questa oasi. Lekki, inoltre, offre alcuni fra i più frequentati ritrovi di divertimento in città, come la spiaggia privata di Elegushi, sulla costa sud di Phase 1. In questo litorale, sul cui versante occidentale si staglia l’agglomerato urbano di Victoria Island, si accavallano le attrazioni più disparate. Schiere di stabilimenti balneari rumorosi come discoteche, frotte di ragazzini decisi a strapparsi i clienti e avviarli verso i lidi per i quali lavorano, gruppi di cuochi coi piedi nella sabbia e le mani affondate nella carne di pollo, fantini che si destreggiano al galoppo fra i bagnanti offrendo cavalcate sulla spiaggia. Alle spalle di questo surreale spettacolo, file di edifici residenziali con vista sul mare si alternano a baracche coperte di stracci, come un pubblico spartito fra platea e loggione.

Una via di Lagos

Una via di Lagos

I lineamenti di Lagos sono troppo pronunciati perché l’arte locale potesse ignorarli. Così, fra le tele esposte nella Nike Art Gallery, si rincontra quella stessa umanità schiacciata fra lamiere e bancarelle. Realtà che uno sguardo occidentale potrebbe giudicare estreme o invivibili, ma che assumono tutt’altro significato per i pittori della galleria. Uno di loro, Owolabi Ayodele, ha rivelato lo spirito cittadino dipingendo, in molte opere, autobus avvolti nella selva di veicoli e tappezzati di frasi come: Il tempo è denaro, o Prima gli affari, poi il piacere. «I lagosiani vanno sempre di fretta, somigliano un po’ ai cittadini di New York», racconta l’artista, «chi si trasferisce a Lagos, è convinto che qui vedrà i soldi e avrà qualcosa da fare». La sovrappopolazione e lo stress della metropoli, ben visibili nelle stesse opere di Owolabi, non scalfiscono tuttavia il suo ottimismo: «Non importa quanto grande è la folla: ciascuno può sempre trovare la sua strada, nonostante la pressione e il frenetico stile di vita che c’è qui. Nella nostra lingua abbiamo un detto: il cielo è ampio abbastanza perché ogni uccello possa volare».

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