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Federico Peirone

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30 Aprile 2014

NIGERIA – ( 30 Aprile )

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Boko Haram

Nigeria, in piazza per le ragazze rapite
 
 
​La protesta dei genitori ad Abuja (Ap)
 

Le studentesse rapite in Nigeria il 14 aprile scorso sarebbero state portate fuori dal paese e costrette a “sposare” miliziani integralisti islamici dell’organizzazione Boko Haram. E i genitori delle ragazze, sempre più disperati, denunciano il fallimento delle autorità locali sul caso.

Sul caso di muove la società civile. Per mercoledì sera è annunciata una manifestazione di protesta nella capitale Abuja. La “marcia di un milione di donne” è convocata dall’organizzazione Donne per la Pace e la Giustizia. Lo rende noto la Bbc.

Il rapimento di massa di 234 ragazze di età compresa tra i 12 e i 17 anni da una scuola di Chibok nello stato del Borno la sera del 14 aprile è stato uno dei fatti che hanno maggiormente sconvolto la popolazione locale dall’inizio della rivolta fondamentalista partita dal nord del paese africano e che ha causato migliaia di vittime in cinque anni. Secondo Mark Enoch, cui sono state rapite la figlia e due nipoti, il governo “ha dimostrato indifferenza verso questo terribile disastro”. La moglie di Enoch, che soffre di ipertensione, “dorme due ore al giorno e la maggior parte del tempo pensa a sua figlia”, ha raccontato l’uomo, sconvolto.

Le famiglie sono particolarmente in ansia dopo le ultime notizie giunte dal Camerun, secondo cui le ragazzine sarebbero state portate nei paesi confinanti e costrette a sposarsi. “Le nostre figlie sono state portate in Ciad e Camerun, dove sono state costrette a sposare membri di Boko Haram per 2.000 naira (10 euro, la cifra pagata dai miliziani ai rapitori, ndr)”, ha detto Pogu Bitrus, capo del consiglio degli anziani di Chibok. Un’informazione non può essere ancora confermata da fonti della sicurezza nigeriana.

Già martedì i genitori delle ragazze hanno manifestato nella piazza di Abuja davanti l’Assemblea Nazionale per chiedere l’immediato intervento del presidente Goodluck Jonathan per la liberazione. Vestiti di nero, gridando slogan e sventolando striscioni, i genitori hanno ricordato con dolore di non vedere le proprie figlie da 15 giorni, accusando il governo di averle “mandate al macello”. “Dove sono i loro cadaveri?” hanno gridato alcuni di loro. “Stiamo morendo nel silenzio. Dove è finita la comunità internazionale?”.

 
 
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