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Federico Peirone

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14 Febbraio 2012

NORDAFRICA – ( 14 Febbraio )

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L’Islam in Nordafrica

Lo sguardo dell’Occidente si rivolge oggi con grande apprensione verso l’Africa del Nord alla luce dei cambiamenti nei paesi travolti dalla cosiddetta “Primavera Araba”. Questo fenomeno ha portato alla caduta di regimi totalitari che sembravano una volta intramontabili! Si tratta di movimenti molto complessi, che coinvolgono non solo le rispettive società ma si collocano nel quadro molto più ampio delle lotte per gli interessi internazionali.
Riusciranno, le popolazioni locali, a “controllare la situazione” e orientare i cambiamenti verso il vero bene delle società? È difficile a dirsi, la situazione è molto complessa. Queste giovanissime democrazie hanno portato al potere partiti di matrice islamica e sono sorte nuove realtà che hanno creato allarmismo specialmente tra i giovani, anche nella parte cristiana delle società locali. Basta guardare ai risultati delle ultime elezioni in Tunisia, Egitto e in Marocco (paese che non è stato scosso dalla Primavera Araba ma sta avanzando seriamente sulla via delle riforme per volontà del Re Mohammed VI).
Questi scenari ci portano a dare uno sguardo sull’Islam e sulla sua diffusione nell’Africa settentrionale, tenendo conto che la presenza cristiana in quella regione risale a più di sei secoli prima della nascita dell’Islam, e che le comunità cristiane (cattoliche, ortodosse e protestanti) costituiscono una parte integrante del tessuto sociale locale, una parte significativa della ricchezza culturale dei singoli paesi e dell’intera regione, e non possono dunque essere considerate come un corpo “straniero” o una “presenza” affiliata a “qualcosa” di occidentale, come vengono interpretate da vari movimenti islamici integralisti per motivi legati all’ignoranza o a specifici interessi politici!
Il Nordafrica è una terra di antichissima evangelizzazione. In particolare quella che oggi è l’Algeria ha dato i natali a figure di primissimo piano nella storia del cristianesimo come Tertulliano, Cipriano, Sant’Agostino, Fulgenzio e Facondo. Questa antica presenza scomparve nel 1152 quando si completò la penetrazione musulmana iniziata nel 709. Il Maghreb fu prevalentemente islamizzato, mentre in altre zone dell’Africa esso ha coabitato, non sempre pacificamente, con sistemi di culto locali.
L’Islam occupa un posto preminente nel continente africano, anche a sud del Sahara, per la sua capacità di creare un clima religioso tale da indurre facilmente la conversione. Inoltre, tale religione non è solo un fenomeno religioso ma anche culturale, perché schiude le porte alla ricca cultura arabo-musulmana. In un’epoca in cui i legami tra gli individui e le grandi famiglie sono sempre più allentati, l’Islam svolge poi una funzione sociale non indifferente: il musulmano trova facilmente appoggio ed assistenza da parte dei suoi correligionari, anche grazie al fatto che in tale religione è praticamente assente la distinzione in classi sociali.

L’islam ha sviluppato un suo profilo originale e “personalizzato”, inserito nelle diverse componenti locali delle varie regioni: L’area egiziana, dove si è sviluppata da tempo una cultura arabo-islamica, modello per tanti paesi, benché la permanenza cristiana sotto la forma copta sia molto presente. L’area maghrebina, dove la faticosa sintesi arabo-berbera e il decisivo incontro-scontro coloniale con i francesi hanno gettato le basi per un Islam arabo occidentalizzato aperto e conservatore allo stesso tempo, con una tendenza all’intransigenza e una permanenza delle solidarietà religiose in forme classiche di confraternite o in forma moderna di associazioni. L’area nilotica, dove la ricerca di una fusione tra cultura araba e cultura africana continua a generare sussulti religiosi e politici.
In Marocco, la maggior parte dei cittadini professa l’Islam. Oltre ai musulmani, sono presenti nel paese circa 60 mila cattolici, perlopiù francesi, e 15 mila ebrei. Sebbene il re sia considerato discendente del Profeta e “Principe dei credenti”, la legislazione è notevolmente laica, in particolare con un codice di diritto di famiglia (Mudawana), riformato nel 2004, che tutela le donne molto più di quanto non faccia la legislazione a base islamica di altri Stati a maggioranza musulmana. Anche l’uso degli alcolici, sebbene vietato dalla legge coranica, non è punito dalla legge marocchina. Inoltre, è molto seguito il calendario occidentale per cui nelle città più importanti, o più turistiche, spesso è la domenica, e non il venerdì, il giorno di riposo.
In Algeria la maggior parte della popolazione (all’incirca il 99%) è di fede islamica. Il restante 1% si divide tra cattolici ed ebrei. La Chiesa cattolica è presente sul territorio con un’arcidiocesi e tre diocesi. I cattolici sono circa 5.000 persone.
In Tunisia Circa il 98% della popolazione è di religione musulmana. Oltre alla minoranza di fede ebraica (1%), è presente anche una piccola componente di credenti di fede cristiana (1%), per lo più discendenti di coloni francesi ed italiani.
In Libia la confessione islamica è stata proclamata religione di Stato nel 1970. I musulmani (per lo più sunniti) sono circa il 97%, i cristiani sono circa il 3% e di questi circa 40.000 sono cattolici. La maggioranza della popolazione araba e arabo-berbera è sunnita.
In Egitto la maggior parte della popolazione è musulmana, con una percentuale che varia dal 90 % fino all’80 % a seconda delle fonti; il rimanente 10 – 20 % è costituito in gran parte da cristiani, di cui la maggioranza appartiene alla chiesa copta. Esistono piccolissime minoranze di ebrei (resto di una antichissima comunità fiorente fino alla metà del XX secolo), di bahá’í e di atei o agnostici. In Egitto c’è anche una comunità cattolica appartenente principalmente alla Chiesa cattolica copta che si è separata dalla Chiesa copta ortodossa ed è in comunione con la Chiesa di Roma. La formazione di comunità cattoliche copte in Egitto nasce dall’opera di predicazione svolta prima dai Francescani minori, quindi dai Francescani cappuccini, che nel 1630 fondarono una missione al Cairo, seguiti nel 1675 dai Gesuiti. Nel 1824 la Santa Sede creò un patriarcato per i cattolici copti, che però esisteva soltanto sulla carta. Le autorità ottomane permisero ai cattolici copti di costruire chiese proprie a partire dal 1829. La popolazione musulmana in Egitto è in grande prevalenza sunnita mentre la minoranza è sciita. Per Costituzione, un ministero dello Stato controlla le moschee, la formazione degli Imam (secondo la scuola sunnita hanafita) e l’Università Al-Azhar, la più prestigiosa dell’Islam sunnita; in compenso, ogni nuova legislazione civile non può essere contraria alle leggi dell’Islam.

L’Africa può diventare un esempio per il resto del mondo per quanto riguarda la convivenza pacifica e il dialogo tra le religioni, soprattutto con l’islam. L’esperienza di dialogo tra le religioni si vive quotidianamente in Africa, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli. La religione in Africa “non è qualcosa di separato dalle altre attività dell’esistenza. È lo stile di vita”: lo ha sottolineato monsignor Isizoh, membro del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Il dialogo si basa sulla vita e sulla cooperazione, “in cui ogni persona esprime gli ideali della sua religione: essere buoni vicini, onesti, mostrare sollecitudine verso chi è in difficoltà, mettere denaro e capacità a disposizione del bene comune del villaggio, partecipare al processo decisionale per il progresso della società, cercare di lottare contro la criminalità”.
Nell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Africae Munus”, il Papa Benedetto XVI si sofferma sul dialogo interreligioso nel continente e scrive: “Esorto la Chiesa, in qualsiasi situazione, a perseverare nella stima dei «musulmani che adorano un Dio unico, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini». Se tutti noi credenti in Dio desideriamo servire la riconciliazione, la giustizia e la pace, dobbiamo operare insieme per bandire tutte le forme di discriminazione, di intolleranza e di fondamentalismo confessionale. Nella sua opera sociale, la Chiesa non fa distinzione religiosa. Essa aiuta chi è nel bisogno, sia egli cristiano, musulmano o animista. Testimonia così l’amore di Dio, creatore di tutti, e incoraggia i seguaci delle altre religioni ad un atteggiamento rispettoso e ad una reciprocità nella stima. Esorto tutta la Chiesa a ricercare, mediante un dialogo paziente con i musulmani, il riconoscimento giuridico e pratico della libertà religiosa, così che in Africa ogni cittadino possa godere non soltanto del diritto ad una libera scelta della propria religione e all’esercizio del culto, ma anche del diritto alla libertà di coscienza. La libertà religiosa è la via della pace”.
La posizione della Chiesa cattolica è chiara. Ma è una sfida di tutte le componenti sociali, quella di elaborare un modello di società civile radicato nelle ricchezze della cultura e della tradizione religiosa, la quale esprime la dignità delle persone, che fanno parte della più larga società civile e delle strutture degli Stati della regione.

A cura della redazione araba della Radio Vaticana.

Il testo completo si trova su:

http://www.radiovaticana.org/it1/print_page.asp?c=562990