giovedì 11 luglio 2019
Sonny, 19 anni, e Noman, 17, sono stati accusati di aver ricevuto disegni blasfemi su WhatsApp, inviati in realtà da un musulmano. Bhatti: c’è una motivazione personale. E Acs si appella a Hollywood
Manifestazioni di fedeli nel quartiere cristiano Joseph Colony (foto archivio Ap)

Manifestazioni di fedeli nel quartiere cristiano Joseph Colony (foto archivio Ap)

Due giovani cristiani, giocatori di cricket, lo sport più popolare in Pakistan, sono stati arrestati con l’accusa di blasfemia. Il fatto, secondo quanto riferito dall’International Christian Concern (Icc), è accaduto a Bahawalnagar, nel Punjab.

Sunny Mushtaq, 19 anni, e Noman Asghar, di 17 anni, sono usciti di casa per una partita di cricket e non sono più tornati a casa. I due ragazzi sono stati accusati di aver ricevuto disegni blasfemi del profeta Maometto sui loro numeri di WhatsApp. Secondo l’organizzazione cristiana che ha denunciato il fatto i due giovani hanno effettivamente ricevuto uno schizzo blasfemo sui loro smartphone. Tuttavia l’immagine era stata inviata da un musulmano.

Ad oggi, la polizia non ha intrapreso alcuna azione contro il mittente dell’immagine blasfema. «Sunny è molto popolare in città per le sue eccezionali prestazioni nel gioco del cricket – ha raccontato il fratello Raza Mushtaq –. Si lamentava spesso di essere maltrattato dai giocatori musulmani».

Ma c’è anche una notizia positiva: nelle ultime ore un cristiano accusato di blasfemia, Nazir Masih, è stato invece prosciolto e liberato dal carcere, dopo aver trascorso 5 anni in una prigione di Lahore. Le accuse contro di lui erano state sollevate per aver condiviso una storia biblica con un amico, un barbiere della città che lo aveva poi denunciato alla polizia per insulti al Corano. Nazir Masih quando fu arrestato aveva lavorato per oltre vent’anni come addetto alle pulizie in una scuola per bambini non vedenti ed era ben noto nella comunità locale.

Sulle due vicende Vatican News ha intervistato Paul Batthi, già ministro federale per l’armonia nazionale e le minoranze in Pakistan, fratello di Shahbaz Bhatti, anch’egli ministro per le minoranze nel Paese asiatico, assassinato nel 2011 da un estremista islamico. Bhatti da anni vive in Italia. “Quasi tutte le accuse di blasfemia sono a scopo personale. Ciò succede spessissimo e, anche in questo caso, credo che sia questo lo scenario che c’è dietro. È una cosa triste. Ma ciò che dà una piccola speranza è questo: nell’ultima decisione relativa ad Asia Bibi, dopo il verdetto dei giudici e il rilascio della donna, è stato proposto che, chiunque faccia una dichiarazione falsa di blasfemia, riceva un’accusa o comunque debba portare delle prove reali. Cioè colui che accusa o magari rende testimonianza falsa potrebbe essere sottoposto a una pena abbastanza forte. La giustizia oggi in Pakistan è abbastanza libera, ci sono molti musulmani che si oppongono alle accuse false» QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

Acs si rivolge a Clooney ed Elton John: dopo il Brunei mobilitatevi anche per i cristiani in Pakistan

Intanto oggi la Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) si è rivolta allo star system. Dopo la lettera dello scorso anno che esortava Sharon Stone e le altre promotrici del movimento MeToo a non dimenticare le donne che soffrono violenza in nome della propria fede, Acs si rivolge a George Clooney e a Elton John, capifila nei mesi scorsi di un movimento di protesta contro l’entrata in vigore nel Sultanato del Brunei di una rigida applicazione della sharia che prevedeva la pena di morte per reati quali l’adulterio e i rapporti omosessuali. Una battaglia che ha avuto un esito positivo, dal momento che il Sultano del Paese asiatico ha disposto una moratoria sulla pena capitale per omosessualità e adulterio.

Acs chiede pertanto che simili mobilitazioni siano portate avanti anche contro le violazioni della libertà di fede in atto nei Paesi in cui la legge islamica è fonte di diritto: dall’Afghanistan all’Arabia Saudita, dal Sudan agli Stati settentrionali della Nigeria. “Ogni protesta finalizzata alla tutela della vita umana va accolta positivamente – si legge nella lettera – specie per condotte che, salva la valutazione morale, nessun ordinamento civile qualificherebbe come reati. È lecito tuttavia domandarsi perché non si levi analoga disapprovazione quando, sempre in applicazione della sharia, ad essere calpestati sono la libertà religiosa ed altri fondamentali diritti umani”.

La Fondazione leva la propria voce contro il doppio standard che spesso penalizza la libertà religiosa portando ad esempio 6 cristiani attualmente condannati a morte in Pakistan per blasfemia: Sawan Masih, Shafqat Emmanuel, Shagufta Kasur, Qasir Ayub, Amoon Ayub e Nadeem James. “L’analogo caso di Asia Bibi – scrive Acs, che ha sempre sostenuto la donna cristiana senza mai smettere di attirare l’attenzione mediatica internazionale sul suo dramma – si è felicemente concluso con un’assoluzione dopo 10 anni di carcere e grazie a una diffusa mobilitazione, mentre di Sawan e dei suoi compagni di pena nessuno si occupa”.

La lettera si conclude con un appello alle star che si sono impegnate contro l’applicazione della sharia nel Sultanato: “Fate udire la vostra voce a favore di questi sei cristiani con lo stesso meritorio impegno manifestato nel caso del Brunei!”.

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