Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
14 Marzo 2018

PAKISTAN – (14 Marzo 2018)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
PAKISTAN

Lahore, avvocato dei cristiani ‘blasfemi’: Irregolarità nell’inchiesta

Kamran Chaudhry

Aneeqa Maria ha partecipato allo sciopero della fame indetto dal Movimento per la tolleranza. Sajid Masih “ha fratture in tutto il corpo e gli inservienti dell’ospedale sperano che muoia”. “In Pakistan un cane morto e un cristiano morto sono uguali”.

Lahore (AsiaNews) – Nell’inchiesta SUI due cugini cristiani del Punjab accusati di blasfemia “ci sono diverse irregolarità”. Lo denuncia Aneeqa Maria, avvocato di Patras e Sajid Masih. Il primo, 17enne, è arrestato per insulto all’islam; il secondo, suo cugino 24enne, è ricoverato in un ospedale di Lahore dopo che si è gettato dal quarto piano della questura per tentare di sfuggire agli abusi della polizia durante l’interrogatorio.

La donna, attivista di The Voice Society, ha partecipato il 9 marzo scorso allo sciopero della fame indetto dal Rwadari Tehreek, Movimento per la tolleranza, di fronte all’Assemblea provinciale. Sulle condizioni di salute di Sajid, Maria fa sapere che “quasi tutte le ossa del suo corpo sono rotte. I funzionari della FIA [Federal Investigation Agency che indaga sul caso – ndr], senza vergogna e senza pietà, gli hanno estorto una dichiarazione forzata anche dopo che egli era sopravvissuto, nonostante insistesse di poter vedere il suo legale. Non gli è stata neppure mostrata una copia di quella dichiarazione. Alcuni inservienti dell’ospedale stanno anche pregando affinchè muoia il ‘churha’ (esponente di casta inferiore)”.

L’avvocato cristiano denuncia che “i membri del comitato Fia hanno preso le impronte digitali del sospettato di blasfemia posto agli arresti. Ahsan Iqbal, ministro dell’Interno che ha ordinato l’apertura del caso, non ha il tempo di incontrarci. Tutto questo è molto preoccupante. Le famiglie povere non possono lottare contro le potenti agenzie federali”. La donna riferisce ancora che “da quando è avvenuta la tragedia, stiamo tutti alzando la voce, ma le autorità non ci ascoltano. Alle nostre domande ci viene risposto con false promesse di indagini”. “In questo Paese – dichiara in conclusione – un cane morto e un cristiano morto sono uguali”.

Il testo originale e completo si trova su:

http://www.asianews.it/notizie-it/Lahore,-avvocato-dei-cristiani-‘blasfemi’:-Irregolarità-nell’inchiesta-43355.html