Stefano Vecchia giovedì 18 ottobre 2018
Nel mirino ci sono 29 organizzazioni. Decisive le pressioni degli integralisti. Le autorità non hanno fornito alcuna motivazione. Vengono accusate di spionaggio. «Così si impoverisce un Paese»
Spesso in Pakistan le Ong vengono considerate «scomode» perché, soprattutto nelle aree rurali, offrono la possibilità anche alle ragazze di studiare

Spesso in Pakistan le Ong vengono considerate «scomode» perché, soprattutto nelle aree rurali, offrono la possibilità anche alle ragazze di studiare

Un vero e proprio repulisti. Sono 29 le Organizzazioni non governative internazionali che in Pakistan rischiano, entro poche settimane, di dovere lasciare il Paese nel quale in alcuni casi operano da decenni. Alle Ong – tra cui ActionAid e Plan International – è stato comunicato che non sarà rinnovato il permesso di operare in territorio pachistano, ma senza alcuna spiegazione sulle motivazioni.
Le iniziative promosse da organizzazioni straniere sono nel mirino nell’Asia meridionale per ragioni connesse, innanzitutto, con la volontà di controllo dei governi. Un’azione motivata ufficialmente con la necessità di chiarire la provenienza dei fondi ma che, in realtà, ha a che fare molto con la difficile situazione interna che risente di forti pressioni integraliste in senso religioso. Ma anche di interessi molteplici che individuano nelle attività delle Ong una minaccia alla loro libertà di azione. Non a caso, in Pakistan la questione si è aperta successivamente all’uccisione di Osama Benladen nel 2011 con il presunto contributo, sempre negato dall’organizzazione, di individui connessi con le attività di Save the Children, che avrebbero agito da informatori per la Cia consentendo di individuare il nascondiglio del leader di al-Qaeda. Nel 2015 il governo aveva annunciato un’apposita registrazione delle iniziative di sostegno straniere e cancellato gli accordi in corso con 15 di esse.
Nel dicembre 2017, era stata annunciata una simile iniziativa, poi rientrata. Difficile prevedere un’altra marcia indietro delle autorità e questo segnala, secondo le Ong, che non si tratta solo di un controllo formale sulle attività delle organizzazioni, ma evidenzia un incremento della pressione in corso da tempo sulla società civile che ha visto la scomparsa o l’uccisione di attivisti, operatori umanitari e giornalisti.
Il sospetto verso iniziative, che spesso agiscono in aree problematiche del Paese, accentua la possibilità che possano essere coinvolte nei servizi di intelligence occidentali o attività considerate sovversive. Nel caso delle organizzazioni a rischio ora di espulsione, tuttavia, gli osservatori sottolineano che si tratta di attività esclusivamente umanitarie.
Per Mohammad Tahseen del Pakistan Civil Society Forum, «si tratta di un modo illegale e primitivo di espellere le Ong dal Pakistan. La maggioranza di esse operano con gruppi e organizzazioni locali e il governo dovrebbe coinvolgerci riguardo la sicurezza se ritiene che ci sia il rischio di spionaggio. Quest’azione delle autorità servirà solo a proiettare nel mondo un’immagine negativa del Paese».

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