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Federico Peirone

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21 Settembre 2012

PAKISTAN – ( 21 Settembre )

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Pakistan: vittime nelle proteste antiblasfemia su Maometto. Intervista con padre Samir



Come nelle previsioni, non sono mancate le violenze nel venerdì di preghiera islamico, dopo le caricature e il film ritenuto blasfemo su Maometto. Due le vittime in Pakistan e stato di allerta in Afghanistan, mentre si levano diverse voci di condanna. Benedetta Capelli:RealAudioMP3

Karachi e Peshawar sono stati i fronti più caldi delle proteste contro le vignette pubblicate in Francia e il film americano ritenuto blasfemo su Maometto. A perdere la vita negli scontri un agente e un autista di una troupe televisiva. In Pakistan, è stato di massima allerta per le manifestazioni convocate in tutte le più grandi città, nonostante gli appelli alla moderazione del governo. Preoccupazione anche in Afghanistan dove si temono disordini a Kabul ed Herat anche se la situazione al momento è tranquilla. A Tunisi, dopo il “no” delle autorità a qualsiasi manifestazione o assembramento, non si segnalano episodi. Migliaia di persone sono scese in strada a Kuala Lumpur, in Malaysia, i manifestanti hanno bruciato bandiere americane e israeliane. Di oggi la dichiarazione dell’Alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, che riferendosi al film e alle vignette ha parlato di “atti dannosi e volutamente provocatori”. I rappresentanti della comunità musulmana francese hanno lanciato un appello perché non si manifesti, ma Parigi resta blindata. E sempre oggi si è levata una nuova voce di condanna. In una nota congiunta Lega Araba, Unione Africana, Unione Europea e Conferenza Islamica hanno condannato l’incitamento all’odio religioso, chiedendo il rispetto della libertà di espressione. Nel testo si ribadisce anche l’impegno per misure internazionali anti-blasfemia.

Per una riflessione su quanto sta accadendo per le vignette e il film ritenuto blasfemo, Benedetta Capelli ha raccolto l’opinione di padre Samir Khalil Samir, docente di Storia della cultura araba e Islamologia all’Università Saint Joseph di Beirut:RealAudioMP3

R. – Il problema è che nel contesto arabo musulmano noi stiamo vivendo una frustrazione grandissima, perché ci sentiamo molto in ritardo riguardo al mondo mentre una volta eravamo, invece, tra i più avanzati. Questo ci rende vulnerabili a qualunque cosa. Basta che qualcuna faccia un’allusione e ci sentiamo aggrediti. Da noi, c’è gente che approfitta dell’ignoranza e delle emozioni della gente e le usa per dire: “Andiamo a rispondere a questo blasfemo!”.

D. – Secondo lei, non ci dovrebbe essere uno scatto di responsabilità da parte dell’Occidente?

R. – Nessuno Stato è in questione qui. Sono soltanto individui: una persona ha fatto un film, ma che c’entra l’America in tutto questo? Non dobbiamo limitare la libertà, dobbiamo avere una maggiore etica e dire: va bene, tu hai il diritto di farlo, ma questa è una cosa buona? Su questo punto, sì, l’Occidente deve fare un passo. Anche da parte nostra, in Oriente e nel mondo musulmano, dobbiamo fare dei passi: dobbiamo passare – direi come nella linea del Papa – dall’emozione alla ragione e la ragione – come lui la definisce – include anche l’etica. Per uscire da questa situazione, ciascuno di noi ha un passo da fare. Non si può impedire la libertà, si può solo correggerla attraverso l’etica e la spiritualità.

D. – Lei ha citato Papa Benedetto XVI che è reduce da un viaggio in Libano veramente pieno di significato. Il Libano diventa, a questo punto, modello per Oriente e per Occidente…

R. – Non è il modello, ma è un modello utile soprattutto perché essendo un Paese arabo, può aiutare tutti i Paesi arabi. E anche perché essendo un Paese dove i cristiani rappresentano un 40%, può aiutare anche l’Occidente di cultura cristiana a rivedere certe cose. E questa era l’idea del Santo Padre nei suoi discorsi, così come nell’Esortazione Apostolica. Penso ai due paragrafi essenziali dell’Esortazione, il 29 e il 30, dove parla della laicità sana e del fondamentalismo: proprio i problemi nei quali viviamo. Il Papa dice che ci vuole un equilibrio tra i due, senza escludere nessuno dei due. Il Libano è più aperto a questa doppia dimensione: la religione non è esclusa, ma la politica nel settore politico ha l’ultima parola. Questo può servire da modello in primo luogo per il mondo arabo musulmano, ma può anche essere utile per l’Occidente.

 
Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2012/09/21/pakistan:_vittime_nelle_proteste_antiblasfemia_su_maometto._intervista/it1-623326