Stefano Vecchia venerdì 24 luglio 2020
Dopo aver imposto lo studio del Corano nelle università, un’altra stretta contro cristiani e altre minoranze: la polizia potrà agire senza denuncia per violazioni della legge anti-blasfemia
Proteste degli islamici a Lahore, la capitale della regione del Punjab

Proteste degli islamici a Lahore, la capitale della regione del Punjab – Ansa

 

La legge per la tutela dell’islam approvata mercoledì dall’Assemblea legislativa della provincia pachistana del Punjab e in vigore da ieri, aumenta la pressione sulle libertà di culto, di espressione e di critica, ampliando gli ambiti di applicazione della “legge antiblasfemia”. Molti i punti controversi della misura che molti temono possa essere proposta a livello federale. Come sottolinea Shahid Mobeen, fondatore della Comunità dei pachistani cristiani in Italia, «per non suscitare troppa opposizione interna e internazionale, nella legge si chiarisce che l’applicazione servirà anche a tutelare figure religiose non islamiche tuttavia, dato che il provvedimento è un’integrazione all’articolo 295 del Codice Penale pachistano di cui fanno parte sezioni centrali alla “legge antiblasfemia”, ci sono pochi dubbi sulle intenzioni dei promotori. È previsto, ad esempio, che non al nome di Maometto segua, oltre alla formula finora prevista, “pace sia su di lui”, l’espressione “come dice l’ultimo dei profeti”.

Chi non la dovesse recitare rischia l’accusa di blasfemia. Va anche sottolineato che la “tutela” dell’onore e del ruolo del profeta si estende ora a tutti i suoi compagni e alle sue mogli». Oltre ad incrementare la censura per evitare ogni oltraggio alla religione, il provvedimento vieta anche le espressioni di odio e sanziona la diffusione di materiale terroristico che possa dare un’immagine negativa dell’islam. La polizia potrà controllare quanto pubblicato e anche tradotto. Non agirà più quindi in base a denunce formali, con il pericolo di un’applicazione arbitraria della legge. Il rischio concreto è che quanto accolto in Punjab – dove si concentra il maggior numero di cristiani pachistani – venga imposto sull’intero Paese anche se con una certa cautela, necessaria ad evitare contraccolpi internazionali. L’Unione Europea ha collegato il mantenimento dei dazi preferenziali alle importazioni dal Pakistan al rispetto dei diritti delle minoranze religiose e un intervento esterno è quanto auspica anche Mobeen: «Il Pakistan non sembra avere imparato dalla vicenda di Asia Bibi e questo provvedimento potrebbe ledere ancora di più i diritti delle minoranze. Credo sia chiaro che il problema non è tanto il dettato di certe leggi, quanto il loro essere aperte a interpretazioni e a un rischio reale di abuso. Provvedimenti del passato hanno sempre peggiorato la situazione in termini di libertà religiosa e tutela delle minoranze».

In Punjab – che, come il resto del Paese asiatico, sta affrontando con grande difficoltà la crisi da Covid – sembra in atto un giro di vite. Un espediente del governo locale per garantirsi il pieno sostegno dei gruppi islamisti, ancora forti. Di recente, l’esecutivo di Lahore ha deciso di imporre nelle università lo studio del Corano, senza alternative per gli studenti non musulmani.

Un provvedimento ritenuto dalle minoranze e da numerosi settori della società civile come discriminatorio. Appena qualche giorno fa, una folla è scesa in piazza a Lahore contro «l’islamizzazione della società».

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