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Federico Peirone

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6 Maggio 2014

PAKISTAN – ( 6 Maggio )

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PROCESSO IN PAKISTAN
 
Dopo cinque anni Asia Bibi a giudizio, ma…
 
Sarà giudicata dall’Alta Corte di Lahore. È accusata di blasfemia, reato introdotto nel Codice penale pakistano nel 1976. Le pene per chi insulta l’islam, includono l’ergastolo e la condanna a morte. Ancora pesanti le pressioni sui giudici. L’avvocato Mushtaq Gill, a capo dell’Ong Lead: ”Urge abrogare le leggi sulla blasfemia senza temere le reazioni degli estremisti”
Umberto Sirio

 
Già 4 rinvii per il timore di rappresaglie nei confronti dei giudici. A cinque anni dai fatti, il 27 maggio, si celebrerà davanti l’Alta Corte di Lahore, in Pakistan, la prima udienza d’appello nei confronti di Asia Bibi, la donna cristiana accusata di blasfemia, rinchiusa nel carcere di Multan da quattro anni e mezzo. I rinvii, fino ad ora, sono stati quattro, causati dal timore di rappresaglie nei confronti dei giudici, che sono chiamati a giudicare un caso che ha fatto discutere tanto e in tutto il mondo. I gruppi islamici hanno già ucciso due volte chi ha tentato di difendere Asia Bibi: il primo a pagare è stato il governatore islamico del Punjab, Salmaan Taseer, assassinato a Islamabad il 4 gennaio 2011, il secondo è stato il ministro cattolico delle Minoranze, Shabhaz Bhatti, ucciso nella capitale il 2 marzo dello stesso anno.
 
La necessità di abrogare la legge sulla blasfemia. Ha dichiarato all’Agenzia Fides, l’avvocato Mushtaq Gill, a capo dell’Ong Lead (“Legal Evangelical Association Development”), impegnata nella difesa dei cristiani pakistani: “Nel caso di Asia Bibi, ogni ritardo o rinvio significa negare la giustizia. Troppo spesso ai cristiani, considerati ‘cittadini di serie B’, viene negata la giustizia, in special modo quando sono vittime di accuse di blasfemia. La battaglia contro gli estremisti in Pakistan non si potrà vincere finché il governo non metterà in atto le necessarie riforme legislative: alla radice del problema, urge prima di tutto abrogare le leggi sulla blasfemia senza temere le reazioni degli estremisti”. La legge sulla blasfemia fu introdotta nel Codice penale pakistano nel 1976. Le pene per chi insulta l’islam, includono l’ergastolo e la condanna a morte. Recentemente, la Corte della Sharia ha chiesto che la norma preveda solo la condanna a morte. Nella maggior parte dei casi, la legge viene utilizzata in modo strumentale per vendette personali o ragioni economiche: spesso gli accusati sono costretti ad abbandonare le loro proprietà, che vengono rilevate a poco prezzo o sequestrate dagli accusatori. Il 95% di queste accuse si rivelano in sede giudiziaria false e infondate, ma nonostante questo non c’è via d’uscita per chi viene accusato di blasfemia: molti cristiani sono stati uccisi mentre entravano in Tribunale per il processo. Vi sono casi in cui leader islamici hanno emesso una “fatwa” invitando pubblicamente i fedeli a uccidere il presunto “bestemmiatore”, con esecuzioni extra-giudiziali. Ad esempio, Mumtaz Qadri, l’uomo che uccise Salmaan Taseer, è oggi acclamato come “eroe” e alla periferia di Islamabad una moschea è stata intitolata al suo nome. Anche i cristiani che vengono rilasciati, rimangono “marchiati” e sono costretti a lasciare il Paese per salvare la vita.
 
Asia Bibi rischia la pena di morte. Asia Bibi, a chi è andato a trovarla a Pasqua, ha detto queste parole: “Oggi per me non c’è posto in Tribunale, non c’è occasione o luogo dove possa dimostrare la mia innocenza. Prego e spero che un giudice riceva luce da Dio e abbia il coraggio di vedere la verità. Mi specchio nella croce di Cristo, nella certezza che tanti fratelli e sorelle nel mondo mi sono vicini e stanno pregando per me. Quando Cristo risorgerà, nel giorno di Pasqua, Egli deciderà per me una nuova strada di giustizia, mi terrà con Lui in un regno dove non vi sono ingiustizia e discriminazione. Credo con tutto il mio cuore, con tutte le mie forze e la mia mente che risorgerò. La salvezza verrà presto anche per me. Cristo ha promesso che risorgerò con Lui”.