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Federico Peirone

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29 Febbraio 2012

PRIMAVERA ARABA – (29 Febbraio )

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15:06
L’ignoranza crea muri e la coscienza di un cambiamento necessita del tempo perché affondi le sue radici nel popolo. È in sintesi l’idea espressa sulla primavera araba da Abdul Rahman al-Barr, del movimento dei Fratelli Musulmani dell’Egitto. Parlando all’incontro della Comunità di Sant’Egidio, “Primavera araba verso un nuovo patto nazionale”, in corso oggi a Roma, al-Barr, che è membro dell’ufficio direttivo di Fratelli Musulmani, ha affermato che “a piazza Tahrir cristiani e musulmani, pregavano e mangiavano insieme offrendo un’immagine esemplare. La rivoluzione non ha scandito nessun slogan discriminatorio e questo sia nelle zone urbane che rurali”. Secondo il teologo musulmano, “i contrasti tra cristiani e musulmani sono rimasugli del passato regime che ha sfruttato l’ignoranza dei cittadini e la religione per condizionare il popolo. Anche la Chiesa ha protetto il regime pensando che fosse il suo protettore. Questo perché la dittatura ha sfruttato alcuni estremisti fomentando la paura”. “Liberiamoci da questi ricordi – ha esortato al-Barr – anche se ciò richiede tempo. Come Fratelli Musulmani siamo contrari al termine di minoranza, vogliamo che i copti si integrino nella vita politica e sociale. La comprensione vera della religione è quella in cui nessuno è discriminato ma accolto come recita il documento di al-Azhar che abbiamo appoggiato”. (segue)

15:07
Le parole di al-Barr hanno trovato eco in quelle di Sameh Fawzy, cristiano copto-ortodosso del forum del dialogo “Bibliotheca Alexandrina”. “È urgente – ha ribadito Fawzy – includere tutte le fasce della società, tutti i gruppi culturali e religiosi per il modello del nuovo Egitto in cui la diversità sia rispettata”. Per l’esponente cristiano, tra i pilastri che sostengono la diversità religiosa vanno tenuti in considerazione “lo stato di diritto con leggi da rispettare, un quadro giuridico anche per normare le conversioni da una religione ad un’altra, la condanna di ogni attacco contro la coesistenza pacifica. Per il pluralismo politico, poi, serve la cultura della tolleranza”. In questo modello di nuovo Egitto non deve esserci posto per “opinioni e punti di vista che vogliono un gruppo religioso superiore all’altro. I problemi vanno risolti nel giusto ambito politico come il Parlamento e non al di fuori”. L’Egitto del futuro, infine, deve vedere “cristiani e musulmani sviluppare insieme il patrimonio e la cultura nazionale rifiutando pratiche culturali di altri paesi che non ci appartengono”.

Il testo completo si trova su:

www.agensir.it