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Federico Peirone

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7 Novembre 2013

REPUBBLICA CENTRAFRICANA – (7 Novembre )

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Bambini soldato, il dramma si allarga alla Repubblica Centrafricana



Dopo il golpe della Seleka – i ribelli che a marzo hanno rovesciato il presidente François Bozizé in Repubblica Centrafricana – per i bambini soldato tenuti in ostaggio, molti dei quali ugandesi, “è divenuto ancora più difficile tornare a casa”. È la denuncia di padre Cosmas Alule, rettore del seminario maggiore ‘Uganda Martyrs’ di Alokolum, alla periferia di Gulu, nel Nord dell’Uganda, raccolta nei giorni scorsi da Aiuto alla Chiesa che Soffre, la fondazione pontificia da tempo impegnata nella zona. A rapire negli anni i ragazzi e a condurli forzatamente in Centrafrica, i ribelli ugandesi del Lord’s Resistance Army (Lra, Esercito di Resistenza del Signore capeggiato da Joseph Kony). Ce ne parla padre Alule, raggiunto telefonicamente a Gulu da Giada Aquilino:RealAudioMP3

R. – The Lra rebels take mostly children and take them to the Central African Republic …
I ribelli del Lord’s Resistance Army prendono soprattutto bambini e li portano nella Repubblica Centrafricana, perché è più facile indottrinare questi piccoli, manipolare la loro mente e introdurli nella ribellione. Trovano che sia più facile trattare con i bambini: questo è il motivo per cui la maggior parte dei rapimenti riguarda i minori. Possono “giocare” con la mente dei bambini, piegarla secondo il loro volere. I ribelli iniziano ad insegnare loro come combattere, come uccidere senza pietà; lo scopo è quello di portare i bambini ad essere a loro volta ribelli. La seconda ragione è che si servono dei più piccoli per proteggere i Signori della guerra quando ci sono azioni e saccheggi: li usano come scudi. La terza ragione, veramente terribile, è che usano i bambini anche come schiavi del sesso, soprattutto le bambine. Molte di loro sono “date in moglie” agli alti ufficiali dell’esercito ribelle o anche ai ribelli stessi, poi le scambiano tra loro, a loro piacimento. È un aspetto molto triste.

D. – Qual è la situazione ora, con le nuove tensioni nella Repubblica Centrafricana?

R. – The Lord’s Resistance Army, since the year 2006-2007, when the government …
Dal 2006-2007, quando il governo ugandese lo espulse dall’Uganda del Nord e quando si svolsero poi i colloqui di pace, l’Esercito di Resistenza del Signore ha lasciato il Paese, ritirandosi in Sudan e nella Repubblica Centrafricana e in quella parte del Congo vicina alla Repubblica Centrafricana. In Centrafrica, questi ribelli continuano ad esercitare lo stesso orrore, a rapire bambini, a distruggere villaggi, a saccheggiare le proprietà: tutto quello che facevano nell’Uganda del Nord ora lo fanno nella Repubblica Centrafricana e in quelle aree del Sudan e del Congo adiacenti. Ciò è quello che, purtroppo, sta accadendo ed è il motivo per cui il governo dell’Uganda, di concerto con l’Unione Africana, ha inviato dei soldati nel tentativo di catturare i ribelli, per vedere se, con l’aiuto dell’esercito, sia possibile catturare Joseph Kony ed i suoi ribelli, in qualche modo fermarli. Ma finora non sono riusciti in questo compito.

D. – Negli anni, qual è stato il ruolo della Chiesa e com’è impegnata oggi?

R. – The Church, for long, throughout the period of the rebellion, has been a …
La Chiesa è stata per lungo tempo, per tutto il periodo della ribellione, una luce speciale in Uganda; ha sempre rappresentato un rifugio per la gente. Molte persone hanno trovato rifugio nelle missioni, nelle chiese, nelle parrocchie dove ci sono i sacerdoti, nelle istituzioni della Chiesa, fino nel seminario dove mi trovo io: anche qui le persone si sono rifugiate. Questo è uno dei modi in cui la Chiesa ha aiutato la popolazione nel periodo della ribellione. Poi, si è anche impegnata a trovare una soluzione pacifica a questi conflitti: l’arcivescovo di Gulu, mons. John Baptist Odama, è spesso chiamato in causa, insieme con i leader dell’iniziativa religiosa per la pace di Acholi, per il raggiungimento di una soluzione pacifica di questo conflitto mediante colloqui di pace. Questo è il motivo per cui le trattative di pacificazione, iniziate nel 2006-2007, proseguono, pure se non si sono concluse ancora con successo. Ecco, questo è il modo in cui la Chiesa cerca di portare il suo aiuto.

D. – Come appare ora il futuro dell’Uganda agli occhi della Chiesa locale?

R. – The future of the hope in Uganda, I think can be summarized …
Penso che la speranza per il futuro in Uganda possa essere riassunta alla luce del recente Sinodo dei Vescovi per l’Africa, che si è svolto a Roma, da cui è uscita l’Esortazione Apostolica “Africae Munus”. Con tale documento, la Chiesa in Africa è incoraggiata ad impegnarsi per la giustizia, la pace e la riconciliazione. Solo attraverso la giustizia, la pace e la riconciliazione la Chiesa può avere un futuro: infatti, in ogni parte dell’Africa ci sono conflitti e questo è il contributo che la Chiesa può dare affinché ci sia un domani certo. Se la Chiesa può essere testimone di riconciliazione in questa epoca di conflitti, in particolare in quello portato avanti dall’Esercito di Resistenza del Signore, potrà testimoniare pace in tutto il Continente, partendo proprio dall’esempio ugandese. E questo aiuterà più persone a credere nella Chiesa e ad avere fiducia in essa. E’ già accaduto in Uganda: molte persone sono convinte che la pace tornata nel Paese negli anni passati sia stata raggiunta grazie al grande contributo della Chiesa nel campo dei negoziati di pace e di riconciliazione. E questa è la via per il futuro della Chiesa in Uganda.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/11/07/bambini_soldato,_il_dramma_si_allarga_alla_repubblica_centrafricana/it1-744388

del sito Radio Vaticana