foto SIR/Marco Calvarese

“L’alba arriverà prima o poi. Spero in qualche cambiamento a livello internazionale. Non so se potrà avvenire con l’elezione di Biden o meno. Ma qualcosa deve cambiare soprattutto riguardo le sanzioni”. Così padre Ibrahim Alsabagh, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco dei latini di Aleppo, è intervenuto ieri sera nel corso di una diretta Facebook e YouTube, organizzata dal Commissariato di Terra Santa del Nord Italia e dalla testata Terrasanta.net nell’ambito del ciclo di incontri “Finestre sul Medio Oriente”. Dialogando con Giuseppe Caffulli, direttore di Terrasanta, e padre Francesco Ielpo, commissario di Terra Santa per il Nord Italia, il francescano ha fatto il punto sulla situazione in Siria.

foto SIR/Marco Calvarese

“Ci sentiamo dimenticati – ha detto -. La Siria è sempre più divisa, nella zona di Idlib si muovono truppe turche e nel nord est invece operano curdi e truppe Usa. Siamo bloccati da ogni punto di vista: economico, sanitario, sociale. Tanti siriani all’inizio della guerra avevano depositato i propri soldi nelle banche libanesi e oggi non possono ritirarli. Così anche chi possiede denaro oggi è nel bisogno. Siamo un Paese ricco di cotone, gas, petrolio, ulivi, tutti prodotti di cui abbiamo bisogno e di cui non possiamo disporre”. Padre Alsabagh ha parlato di “lunghe file davanti ai forni per prendere il pane e ai distributori per la benzina. Crescono i prezzi, e con essi anche la miseria e la povertà. Oggi con uno stipendio si acquista, a malapena, del pane, delle olive, dell’aglio”. Altro fronte che preoccupa quello delle scuole: “Le chiese hanno tutte le scuole. Noi e gli ortodossi abbiamo 4.500 alunni ma sono pochi quelli che possono pagare la retta scolastica. Dovremo intervenire anche in questo campo. Inoltre nel nostro Centro parrocchiale accogliamo circa 800 bambini. Ogni anno distribuiamo, anche più volte, cibo e vestiti. Quest’anno speriamo di riuscire a dare loro almeno una giacca e un pantalone”. Ad aggravare la situazione il Covid: “Due nostri frati sono morti per il virus. In tutta Aleppo sono disponibili solo una trentina di stanze di terapia intensiva. Mancano medici, i farmaci costano una enormità. I poveri non vanno a curarsi negli ospedali pubblici perché non hanno la possibilità. Le cliniche private sono inaccessibili”.

Oggi la Siria è un Paese “soffocato dalle sanzioni. Sono disumane”, ha denunciato con forza il parroco facendo proprie le parole del nunzio apostolico in Siria, il card. Mario Zenari, che, davanti ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, lo scorso 16 ottobre parlò della “delicata questione delle sanzioni imposte alla Siria e di come queste colpiscano inesorabilmente la popolazione”. Le sanzioni, ha ribadito padre Alsabagh, “colpiscono il popolo che già muore di fame. Auspico un cambiamento nella politica nel Medio Oriente. Ma non me lo aspetto così facilmente. Per questo ci prepariamo a uno scenario peggiore. Tuttavia vedo che c’è sempre Qualcuno che pensa a noi. Il Signore è con noi e ci assiste. Questa è la nostra certezza, questa è la nostra speranza. La nostra missione è pensare alla popolazione più bisognosa e aiutarla a confidare nel futuro”.