Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
11 Ottobre 2016

SIRIA – (11 Ottobre 2016)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Ban Ki-moon: necessaria un’indagine sui crimini di guerra in Siria

Ban Ki-moon, segretario generale Onu - AFP

Ban Ki-moon, segretario generale Onu – AFP

La città di Aleppo, in Siria, continua a d essere obiettivo di bombardamenti continui. Dopo il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu su una possibile nuova tregua, ieri dal Palazzo di Vetro, sulla vicenda di Aleppo, la richiesta di una inchiesta per crimini di guerra. Ce ne parla Adriana MasottI:

“Invito i Paesi del Consiglio di Sicurezza a richiedere un’indagine della Corte penale internazionale sui crimini di guerra commessi in Siria, in particolare ad Aleppo. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, lo ribadisce con forza dopo che un analoga richiesta era già stata bloccata nel 2014 da Russia e Cina. Si muove intanto Parigi assumendo una posizione sempre più dura nei confronti di Putin: “La Francia contatterà il procuratore della Corte Penale internazionale per vedere in che modo aprire le indagini”, ha detto ieri il ministro degli Esteri francese.

La situazione ad Aleppo è “straziante”, ha denunciato il segretario generale dell’ONU esprimendo delusione per la bocciatura di due soluzioni sulla Siria sabato scorso in Consiglio di Sicurezza. La Russia, in particolare, ha posto il veto su una proposta francese nella quale si chiedeva la fine dei bombardamenti aerei o e dei voli militari su Aleppo. “Non c’è più tempo per discutere e dissentire”, ha detto Ban Ki-moon. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani 517 civili sono rimasti uccisi nella città dallo scorso 19 settembre, quando è crollata la tregua entrata in vigore una settimana prima nel Paese in seguito a un accordo tra Usa e Russia.

Da parte sua, al termine del suo incontro a Istanbul con il presidente turco Erdogan, l’omologo russo Putin ha dichiarato: “Russia e Turchia sono per una rapida cessazione del bagno di sangue in Siria. Abbiamo una posizione comune per cui tutto deve essere fatto per consegnare aiuti umanitari ad Aleppo”. E di Aleppo parla senza mezzi termini mons. Zenari, nunzio apostolico a Damasco denunciando: “In questi anni è stato leso il diritto  umanitario internazionale. Non si possono utilizzare le armi della fame e della sete con la chiusura delle forniture d’acqua, l’accesso al cibo e ai medicinali. Questo è successo ad Aleppo. E’ inaccettabile”. ha concluso.

 

Sulla situazione di Aleppo sentiamo il vescovo caldeo della città mons. Antoine Audo, intervistato da Marco Guerra:

R. – Non posso parlare della parte Est, perché non abbiamo notizie dirette: non ci si può andare, anche se è a un solo chilometro da noi. Quello che so è che sono bombardamenti contro questa parte Est della città nella quale si trovano i gruppi armati, di cui però non si conosce il numero. Tanti parlano di loro, ma nessuno parla di noi, dove vivono due milioni di siriani e dove c’è la minoranza cristiana che finora è rimasta ad Aleppo.

D. – Quindi c’è emergenza anche nella parte Ovest della città?

R. – Sì! Per esempio, ieri ho fatto due visite a famiglie caldee: una famiglia ha perso il padre e il figlio – questo è stato con i bombardamenti della fine di settembre – e poi un’altra famiglia, sempre nel quartiere Midan: una giovane di 16 anni era affacciata in balcone; è stata colpita da una bomba. E’ ancora viva ma con ferite gravi. Dalla mattina alla sera, si ripetono storie così terribili. Siamo senza elettricità, senza acqua e nessuno parla di noi; tutte le informazioni sono orientate alla parte Est, dove ci sono questi gruppi armati. Veramente, mi chiedo dov’è l’oggettività …

D. – Quindi, ci sono due milioni di persone nel resto della città che vivono nell’emergenza e poi c’è comunque Aleppo Est che è assediata: non entrano aiuti. Voi come Caritas Siria, non riuscite? Non siete mai entrati, lì?

R. – No: non si può! Se andiamo lì, è pericoloso! No. Noi facciamo il nostro lavoro in tutta la Siria, fin dove si può andare; dove ci sono i gruppi armati, non è possibile. Soprattutto come cristiani, come indipendenti: non è possibile.

D. – Dunque i combattimenti proseguono in tutta la città …

R. – Sì ma per esempio, se lei venisse dove io sono adesso, le cose sembrano normali: non si sente nulla, tutto è normale. Ma non si sa quando: ci sono bombe abbandonate che provocano 40 morti, 50 morti in questo quartiere o in quell’altro, così camminiamo per la strada e pensiamo: “Forse adesso toccheremo una bomba”. Dobbiamo fare attenzione a come camminare, dove andare …Siamo costantemente in pericolo. E questo crea una terribile atmosfera di paura, e tutti i cristiani, la maggioranza di loro va via: quelli che hanno i mezzi, vanno via. E questa è la nostra grande sofferenza!

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/10/11/ban_necessaria_unindagine_sui_crimini_di_guerra_in_siria/1264250