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Federico Peirone

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12 Dicembre 2012

SIRIA – ( 12 Dicembre )

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Siria: ieri oltre 300 morti. Gli Usa pronti a riconoscere l’opposizione



Quella di ieri è stata, probabilmente, la giornata più sanguinosa dall’inizio della guerra in Siria, con quasi 300 morti. Una strage di alawiti, fedeli al presidente Al Assad, è stata compiuta nel villaggio di Aqrab, nella provincia di Hama, mentre a Damasco carri armati presidiano gli obiettivi sensibili, dai palazzi del potere all’aeroporto. Intanto gli Stati Uniti si sono detti pronti a riconoscere formalmente i gruppi dell’opposizione siriana come rappresentanti legittimi del Paese. Il servizio è di Marina Calculli: RealAudioMP3
E prima degli Stati Uniti, era stata l’Unione Europea – ieri – a riconoscere la coalizione nazionale siriana, guidata dallo sceicco al-Khatib, come legittima rappresentante della Siria. Oggi, invece, gli “Amici del popolo siriano”, riuniti a Marrakesh potrebbero compiere lo stesso passo. Ma riusciranno le varie anime dell’opposizione a ricompattarsi, parlando ad una sola voce? Salvatore Sabatino lo ha chiesto a Stefano Torelli, analista dell’area mediorientale per Equilibri.net: RealAudioMP3

R. – In questo particolare momento – sia per dare l’immagine di un’opposizione effettivamente coesa, sia per motivi effettivi e pratici, quindi la necessità di avere un fronte unito contro quello che ancora oggi è il nemico comune, il regime di Bashar al Assad – è ipotizzabile e anche probabile che l’opposizione riesca, almeno di facciata, a parlare con una sola voce. Naturalmente sarà, poi, da vedere cosa succederà nel momento in cui questa situazione di stallo, che c’è attualmente, potrà finire: quindi se l’opposizione attualmente coesa rimarrà tale oppure se – come purtroppo si presuppone – nasceranno e anzi diventeranno evidenti le differenze interne che già ci sono.

D. – La Russia continua – da parte sua – a sostenere Assad e critica, invece, la mossa europea. Quanto incide la posizione così netta di Mosca sugli equilibri internazionali che si muovono intorno alla Siria?

R. – Da Mosca passa un po’ la soluzione o comunque l’inizio di una soluzione della questione siriana. Quindi il fatto che la Russia continui a ritenere Assad il legittimo governatore del Paese e sembra che – chiaramente questi sono rumors non ufficialmente confermati – continui anche a dare un sostengo e un appoggio materiale in termini economici, in termini – secondo alcune fonti – addirittura militari, chiaramente questo fattore continua a determinare questo stallo della situazione.

D. – Intanto i combattimenti proseguono e il numero dei rifugiati nei Paesi vicini è salito quasi a due milioni e mezzo. Il flusso in continuo aumento rischia di destabilizzare l’intera area, ma quali sono i Paesi più a rischio in questo momento?

R. – Sappiamo che una delle frontiere più calde o comunque delicate è quella con la Turchia. Allo stesso tempo, però, la Turchia – rispetto ad altri Paesi vicini o limitrofi della Siria – sembra anche poter far fronte meglio a questa emergenza. Io direi che sicuramente il Libano e la Giordania sono, forse per ragioni diverse, i due Paesi più a rischio. Il Libano, in particolar modo, rischia veramente di “importare” gli effetti della crisi siriana sul proprio territorio e chiaramente la presenza massiccia di profughi, che scappano dal conflitto siriano, non può che essere un elemento di minaccia in più per la stabilità del Paese.

 
Il testo completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2012/12/12/siria:_ieri_oltre_300_morti._gli_usa_pronti_a_riconoscere_l’opposizion/it1-646757