Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
14 Luglio 2012

SIRIA – ( 14 Luglio )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail
Siria. Il nunzio mons. Zenari: nel Paese “episodi abominevoli”, ma la gente è solidale



Nuove violenze, oggi, in Siria, dove si stanno registrando scontri ad Aleppo e Homs, in cui si contano già 9 morti. Intanto l’agenzia di stampa ufficiale, Sana, ha diffuso le presunte confessioni di due fratelli che affermerebbero di essere gli autori del massacro dei giorni scorsi nel villaggio di Tremseh, in cui oggi torneranno gli osservatori dell’Onu. Secondo Damasco, che nega di aver utilizzato artiglieria pesante, carri armati ed elicotteri, il bilancio delle vittime è di 39 e non 100 come diffuso dagli attivisti. Martedì, infine, Kofi Annan sarà a Mosca per discutere la situazione. Sull’escalation di violenza in Siria, Benedetta Capelli ha intervistato il nunzio apostolico a Damasco, mons. Mario Zenari: RealAudioMP3

R. – Purtroppo, la mia esperienza per quello che vedo è che queste atrocità sono le punte di tanti iceberg, ma sotto la situazione è veramente inquietante. Ogni giorno si assiste al deterioramento della situazione, un’insicurezza che aumenta di giorno in giorno lungo le strade ed in vari luoghi, la gente ha paura ad uscire e le armi circolano sempre di più. Ci sono questi fatti abominevoli, che feriscono la coscienza dell’umanità, ma io dico che bisogna sempre avere fiducia e mai perdere la speranza perché tutto può succedere anche in maniera positiva, con l’aiuto della comunità internazionale.

D. – E’ stato fatto un appello importante da parte della comunità internazionale verso la Russia e la Cina che hanno avuto un atteggiamento un po’ più attendista nei confronti del presidente Assad…

R. – Io ripeterei sempre le raccomandazioni del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e dell’inviato speciale, Kofi Annan: occorre che la comunità internazionale parli a una sola voce, perché altrimenti se la comunità internazionale è divisa, le parti in conflitto si sentiranno libere di fare quello che meglio conviene a loro. Bisogna spingere, incoraggiare la comunità internazionale a parlare con una sola voce, affinché si arrivi a far cessare la violenza, questa è la prima necessità veramente urgente. Far cessare questa violenza che anziché diminuire aumenta purtroppo di giorno in giorno.

D. – Lei ha parlato di “fatti abominevoli”: purtroppo vittime di questa violenza, ogni giorno, sono anche i bambini e questo aggrava ancora di più la situazione…

R. – Farei riferimento a quello che il Santo Padre ha detto nel suo discorso ai partecipanti alla Roaco (Riunione delle Opere in aiuto alle Chiese orientali, ndr), circa tre settimane fa. Parlando della Siria, il Santo Padre ha espresso anzitutto la sua solidarietà profonda con i dolori e le gravi sofferenze dei fratelli e delle sorelle siriane, e in particolare ha menzionato – cosa che mi ha toccato – la sua partecipazione alle sofferenze di piccoli innocenti, che secondo le statistiche superano ormai le 1200 vittime.

D. – Qual è l’appello che sente di lanciare in questo momento? E c’è una condivisione ecumenica? Lei prima ha parlato dei musulmani…

R. – Credo che la Provvidenza, in questo momento, interpelli tutti i cristiani su quale sia la volontà di Dio, quale il contributo che i cristiani devono dare in questo momento, in questo Paese. Vediamo che anche la gente attorno a noi – sia cristiani, che musulmani – si sentono incoraggiati dal nostro rimanere, dalla nostra presenza. Si vedono anche alcuni esempi molto belli di collaborazione ecumenica, sotto le bombe si vedono dei miracoli: comunità cristiane, ortodosse, cattolici che veramente agiscono con una fraternità esemplare, che si aiutano e vanno oltre a tutte queste distinzioni e difficoltà. Anche tra cristiani e musulmani ho avuto qualche esempio: in questi luoghi, sotto le bombe, alle volte c’è uno spirito di umanità e si vede come la fratellanza umana trovi veramente delle strade per unire e far saltare tutte queste distinzioni.

D. – In Siria, ci sono delle testimonianze luminose di aiuto, di soccorso: lei le ha definite “fiori nel deserto”…

R. – Direi che questi fiori sbocciano in circostanze così inaspettate alle volte, l’umanità c’è da una parte e dall’altra. Ieri, mi hanno raccontato che una signora si reca tutte le mattine a Messa, per farlo deve attraversare due posti di blocco – sia quello dei militari governativi che quello dei ribelli – e questa donna, passando davanti a loro, dice sempre: “Io vado a pregare per voi”, e loro le rispondono: “Sì, preghi, preghi per noi”. Così fanno anche gli altri fedeli. Anche testimonianze molto semplici possono far bene in questo deserto in cui sempre si vede e si parla di atrocità. Si pensa che l’umanità sia decaduta e sia difficile trovare questo “humus” umano invece c’è in tanti cuori.

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=604615