lunedì 18 marzo 2019
In una foto il cadavere di un uomo e i documenti intestati a Orsetti, 33 anni, fiorentino. Il giovane aveva raccontato (anche ad Avvenire) i motivi della sua scelta

Un combattente curdo in una foto d'archivio Ap

Un combattente curdo in una foto d’archivio Ap

Lo Stato islamico (Daesh) ha annunciato di aver ucciso un “crociato” italiano durante la battaglia a Baghuz, località della Siria nordorientale teatro dello scontro tra l’organizzazione jihadista e le Forze democratiche siriane (Fds), alleanza curdo-araba sostenuta dagli Stati Uniti.

In una serie di immagini diffuse online e ‘firmate’ al-Barakah, l’area della Siria orientale che era sotto il controllo del Daesh, la formazione jihadista pubblica alcuni documenti che sostiene appartengano all’uomo ucciso, Lorenzo Orsetti, 33enne di Firenze. Si tratta di una tessera sanitaria e di una carta di credito. Il Daesh pubblica anche una foto, in bianco e nero, che ritrae l’uomo senza vita. Negli ultimi tempi numerosi volontari stranieri si sono uniti alle Forze filo curde per combattere i soldati del Califfato.

Lorenzo poche settimana fa aveva raccontato la sua esperienza di guerra ad Avvenire. QUI L’INTERVISTA

Orsetti, nome di battaglia Tekoser, combatteva a fianco dei curdi. L’anno scorso, mentre era impegnato a difendere la città
di Afrin dall’assedio di jihadisti e turchi era stato intervistato anche dal Corriere Fiorentino, al quale aveva ricordato di essere nato e cresciuto a Firenze e di aver “lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda – ricordava Orsetti – perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi”.

A chi gli chiedeva che cosa avrebbe fatto una volta tornato in Italia rispondeva: “Non mi preoccuperei troppo delle conseguenze
(la legge Alfano punisce i foreign fighters, ndr). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perché non c’è nient’altro da fare, un po’ perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo”.

La madre di Orsetti, Annalisa, ha saputo della tragedia dai telegiornali. Ha detto che aveva sentito il due giorni fa. “Lorenzo era felice, voleva combattere al fianco dei curdi per vincere contro quello che lui chiamava il fascismo dell’Isis”. Il ragazzo era via da casa da un anno e mezzo.

Il testo originale e completo si trova su:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/il-daesh-abbiamo-ucciso-un-italiano-lorenzo-orsetti