Luca Geronico lunedì 19 febbraio 2018
L’annuncio frutto di un accordo fra il regime e le milizie delle Ypg per «affrontare l’aggressione turca». Ankara: In un mese neutralizzati 1.641 combattenti. Mosca: è l’ora di cercare compromessi.
Truppe turche alla collina di Bursayah che separa l'enclave di Afrin dalla città di Azaz (Ansa)

Truppe turche alla collina di Bursayah che separa l’enclave di Afrin dalla città di Azaz (Ansa)

Milizie alleate di Damasco stanno per entrare nella regione di Afrin, nel nordovest della Siria: lo ha annunciato l’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana. Questo il risultato di un accordo che sarebbe stato raggiunto nel fine settimana tra Damasco e le milizie curde. “Le forze popolari arriveranno ad Afrin nelle prossime ore per sostenere la tenacia degli abitanti contro l’operazione di repressione lanciata il mese scorso dal regime turco”, scrive infatti l’agenzia Sana. La notizia è stata riportata anche dalla tv siriana Ikhbariya, dopo che già domenica erano trapelate indiscrezioni su un accordo tra il governo di Damasco e i curdi delle Ypg.

Nelle prossime ore, in base a quanto annunciato, le forze di Bashar al-Assad dovrebbero raggiungere il cantone nordoccidentale siriano: “Le forze popolari arriveranno ad Afrin nelle prossime ore per sostenere la popolazione locale nell’affrontare l’aggressione lanciata dal regime turco sulla zona e la sua gente dal 20 gennaio”, scrive l’agenzia ufficiale Sana. In base al nuovo accordo le truppe del presidente Bashar al Assad torneranno a posizionarsi lungo il confine con la Turchia, da dove si erano ritirate nel 2012. Nel 2016 le fazioni curde annunciarono un piano per un sistema federale nelle zone del nord della Siria sotto il loro controllo. Per Damasco si trattava di una mossa “illegittima”, ma – secondo alcuni osservatori – i rapporti tra le parti sarebbero migliorati dall’avvio dell’offensiva della Turchia. Ankara ha sempre considerato “terroristi” i miliziani delle Ypg.
L’accordo fra il regime di Damasco e le milizie Ypg pare avere il pieno sostegno della Russia. “Stiamo assistendo a un tentativo di usare i curdi in un gioco geopolitico, che non ha nulla a che fare con i loro interessi e invitiamo tutti coloro, che sono coinvolti in questi processi a fermarsi e iniziare a cercare compromessi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. “Abbiamo ripetutamente affermato che sosteniamo pienamente le legittime aspirazioni del popolo curdo”, ha aggiunto Lavrov. “Nessuno può fermare le forze turche se il regime siriano entra ad Afrin per proteggere” le milizie curde Ypg” ha replicato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusgolu. “Se il regime entra ad Afrin per eliminare l’Ypg non c’è nessun problema”, ha però sottolineato il ministro.

Dal 20 gennaio scorso l’esercito turco, sostenuto da fazioni ribelli islamiche dell’opposizione siriana, ha lanciato l’operazione “Ramoscello d’ulivo” contro le milizie Ypg (Unità di Difesa del Popolo), che con il sostegno degli Usa hanno contribuito in modo fondamentale alla sconfitta del Daesh in Siria. Nel primo mese l’operazione “Ramoscello d’ulivo” sono oltre 1.641 i militanti curdi dell’Ypg e del Daesh “neutralizzati” (uccisi, feriti o fatti prigionieri). Sempre secondo fonti militari turche dall’inizio dell’offensiva sono state strappate ai curdi 72 località, tra villaggi e zone strategiche, della regione di Afrin.

Il testo originale e completo si trova su:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/afrin