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Federico Peirone

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21 Maggio 2015

SIRIA – ( 21 Maggio 2015 )

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Siria, Is occupa Palmira e Usa promette missili a Baghdad

La città archeologica di Palmira, in Siria – EPA

In Siria, fonti locali annunciano che l’Is ha imposto il coprifuoco su Palmira, città sede di un antico sito archeologico patrimonio dell’Unesco e ormai sotto il controllo dei miliziani del sedicente Stato islamico. Sostenitori dell’Is hanno pubblicato su alcuni profili Twitter le foto dei cadaveri dei militari di Bashar Assad e di civili legati e decapitati, ma l’autenticità delle immagini non è stata verificata da fonti indipendenti. Intanto, in Iraq, dopo la caduta di Ramadi l’amministrazione statunitense annuncia l’invio di missili a sostegno delle forze armate di Baghdad. Ma come va interpretata la strategia, non solo militare, dei jihadisti che colpisce anche i simboli artistici e culturali? Elvira Ragosta lo ha chiesto a Paolo Branca, docente di Storia dei Paesi arabi all’Università cattolica di Milano:

R. – Purtroppo, questo fa parte proprio dell’ignoranza di questi tagliagole che dicono di voler instaurare il Califfato ma non sanno neanche cosa sia stato il Califfato. Perché sia in Siria che in Iraq il Califfato è stato grande quando ha non solo rispettato, ma valorizzato anche gli apporti di tutte le culture, anche precedenti a quella islamica. Quindi, si tratta soltanto di un’ideologia distruttiva e veramente senza radici, che purtroppo però può avere un certo successo perché va a riempire un vuoto spaventoso che ormai da anni espone la popolazione civile a condizioni di vita insopportabili.

D. – E mentre il 50% della Siria è in mano al sedicente Stato islamico, in Iraq dopo la caduta di Ramadi gli Stati Uniti annunciano l’invio di 1.000 missili anticarro a sostegno delle Forze armate irachene…

R. – Sì, la situazione di questo Paese è veramente catastrofica, in quanto sappiamo che dopo la caduta del regime sono stati fatti molti errori, per cui si è entrati in una guerra civile che ormai dura da dieci anni e dalla quale non si vede l’uscita. Ho paura che siano interventi comunque tardivi e che continuano a giocare sull’opzione militare che fino ad adesso non si è dimostrata risolutiva.

D. – Secondo lei, serve un cambio di strategia internazionale?

R. – Io credo che quello che blocca è che non si sa esattamente quello che potrebbe succedere dopo la vittoria degli uni o degli altri e non tanto la impossibilità di eliminare l’Is. Sono soltanto 20-30 mila mercenari e c’è una coalizione di 60 Paesi contro di loro. Evidentemente è tale l’incertezza, forse anche gli altri giochi e interessi locali in campo che impediscono una vera azione… Però, si perpetua una situazione, ripeto, intollerabile. Per esempio, in Siria non ci sono i grandi pozzi di petrolio che ci sono nel nord e nel sud dell’Iraq, però mi pare che anche quando ci sono grandi ricchezze, vedi Libia, ormai siamo a un tale livello di disorganizzazione e mancanza di coordinamento che non si riesce a fare nulla di sensato nemmeno quando ci sono in gioco interessi di questa entità.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/21/lintervista_al_prof_paolo_branca_sulla_strategia_dellis/1145705