foto SIR/Marco Calvarese

Nonostante la guerra, la povertà e la pandemia del Covid-19, non si fermano le attività solidali dell’arcidiocesi greco-melkita di Aleppo, la seconda città siriana. L’arcivescovo metropolita, mons. Jean Clément Jeanbart, ha indirizzato una lettera ai suoi fedeli per rassicurarli che la solidarietà non si ferma e con essa  anche tutti i progetti di assistenza sociale. Nel testo, pervenuto al Sir, mons. Jeanbart informa che le restrizioni anti-Covid “non hanno impedito alla nostra arcidiocesi di andare avanti nei vari servizi. Le varie Commissioni sono al lavoro per dare seguito ai programmi di aiuto sociale: cibo, medicine, istruzione, formazione professionale per i lavoratori, alloggio, assistenza agli orfani e alle vedove, assistenza alle famiglie bisognose (soprattutto le più giovani), cura degli anziani soli. Stiamo facendo ogni sforzo  per alleviare la sofferenza dei fedeli in questi giorni difficili che il nostro Paese sta attraversando”. Si lavora nel presente e si progetta il futuro: “Nonostante le attuali tensioni, siamo impegnati per migliorare la situazione sociale, professionale, accademica e culturale dei nostri fedeli”. L’obiettivo, scrive mons. Jeanbart, “è riprenderci ciò che questa guerra ingiusta e imposta ci ha preso avviando una serie di importanti progetti di sviluppo che mirano a riabilitare e rinnovare le infrastrutture necessarie alla nostra società oggi privata dei suoi mezzi per vivere e di sviluppo economico. Gli attacchi distruttivi hanno demolito molti dei nostri edifici e delle strutture socio-caritative e hanno reso inutilizzabili le nostre scuole”.
Tre i campi di azione illustrati dall’arcivescovo melkita: “Istruzione, alloggio e ritorno dei rifugiati nelle loro case” ma senza dimenticare “i programmi di assistenza sociale che offriamo ai nostri fedeli in base alle circostanze, alle necessità urgenti e ai mezzi disponibili”. Partita la ricostruzione delle scuole alla periferia di Aleppo, “Al-Amal” e “Al- Farah”, procede il progetto abitativo nel distretto ”Al-Jalaa” che dovrebbe fornire entro la fine dell’anno “90 appartamenti da destinare a giovani coppie così che possano sposarsi e mettere su famiglia”. Nel quartiere “Jabal Al-Saydeh”, aggiunge mons. Jeanbart, “70 abitazioni sono state già ripristinate e rese idonee per il ritorno delle famiglie che le avevano lasciate per la  guerra e gli attacchi terroristici. A 60 famiglie, cui avevano rubato il mobilio, sono state fornite nuove suppellettili”. Grande impegno anche per allestire centri di formazione professionale all’altezza di quelli occidentali. “Vogliamo che i nostri giovani possano apprendere una specializzazione e partecipare così alla ricostruzione del nostro Paese e al suo sviluppo”. Dall’arcivescovo anche la preghiera affinché “il Signore protegga la nostra amata Siria dagli interessi, dalle visioni espansionistiche dei suoi vicini, dagli stranieri e dalla violenza dei terroristi. Chiediamo a Dio di risparmiarci dalla pandemia del coronavirus Covid-19 e di garantire a tutti gli abitanti di Aleppo la salute e la sicurezza nella loro amata città. Che possiamo crescere in un clima pacifico nel quale costruire per rimanere così da poter vivere come cittadini a pieno titolo, felici e rispettati”.