Luca Geronico venerdì 23 marzo 2018
I Caschi Bianchi accusano: fra le vittime molte donne e bambini. Gli ordigni incendiari sganciati da jet «del regime e degli alleati» su Arbin. Intanto un’altra milizia ribelle annuncia la tregua
Fumo sale da Hamouryah, nella Ghouta orientale (Afp)

Fumo sale da Hamouryah, nella Ghouta orientale (Afp)

Nuovi orrori contro i civili nella Ghouta orientale quasi completamente riconquistata dal regime ma dove resistono alcune sacche ribelli. Secondo i Caschi Bianchi, i volontari della Syria Civil Defence, 37 persone – in gran parte “donne e bambini” – sono morte “bruciate” dalle bombe al napalm sganciate dai jet “del regime e degli alleati” su Arbin, località della Ghouta.

I volontari, si legge sul loro account Twitter, denunciano un “massacro orribile”, sostenendo che gli aerei abbiano colpito con bombe infiammabili un rifugio occupato dai civili per sfuggire ai bombardamenti. Arbin è controllata da Faylaq al-Rahman, gruppo ribelle legato all’Esercito siriano libero (Esl) che ieri sera ha annunciato un cessate il fuoco. La tregua è stata raggiunta con la mediazione delle Nazioni Unite ed è stata concordata per “negoziare con la parte russa una soluzione che garantisca la sicurezza dei civili” ancora intrappolati nella zona, ha affermato un portavoce di Faylaqal-Rahman.

Sono oltre 1.800 miliziani del gruppo Ahrar al-Sham e i membri delle loro famiglie che hanno lasciato la Ghouta nelle ultime 24 ore: lo sostiene il ministero della Difesa russo, secondo cui un accordo sull’evacuazione dei miliziani dal sobborgo di Damasco Harasta era stato raggiunto grazie al Centro russo per la riconciliazione. E più di 400 miliziani e loro familiari fuggiti ieri dalla Ghouta sono arrivati a Idlib, l’unica provincia che rimane ancora al di fuori del controllo del regime. Lo ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

© Riproduzione riservata