Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
27 Maggio 2017

SIRIA – (27 Maggio 2017)

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Esclusivo. In un video le razzie dei tombaroli in Siria per i «mercanti» del Daesh


Sara Lucaroni sabato 27 maggio 2017
 
I video sono girati e commentati dai saccheggiatori di tombe e siti archeologici in Siria. Uno è “in diretta”, registrato durante lo scavo clandestino di una giara. Un patrimonio al mercato nero
 
VIDEO:
 
 
 

I video sono girati e commentati da loro, i saccheggiatori di tombe e siti archeologici in Siria. Uno è “in diretta”, registrato proprio durante lo scavo clandestino notturno di una giara. Provengono dalle zone di Azaz, a nord di Aleppo, al confine con la Turchia, e Dara’a a sud di Damasco, sul confine giordano. Chi scava, si “giustifica” spiegando la necessità di mettere in salvo il patrimonio archeologico del Paese in attesa che “tutto finisca”, ma in realtà vende per pochi spiccioli agli uomini delle bande e alle brigate combattenti che controllano i valichi sui confini, da cui transitano armi, cibo, uomini e appunto arte.

Giare, lucerne, monete d’oro, parti di corredi funerari, gioielli, mosaici “strappati” da tombe di epoca romana destinate ai trafficanti turchi oppure ai suq in Giordania e in Libano, dove i pezzi più piccoli o di minor valore invadono subito il mercato e vengono offerti sottobanco in negozi e nei mercatini, a volte anche su Ebay.

“Del grande vero mercato si sa poco, in realtà. Perché i cosiddetti ‘tombaroli’ sanno aspettare. I capolavori più importanti che vengono contrabbandati da Siria, Libia, Iraq e Yemen, usciranno sulla piazza solo nell’arco dei prossimi 10 anni – spiega Daniele Morandi Bonacossi, ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente antico all’Università di Udine. Qualche anno fa, alla dogana di New York, è stata sequestrata una scultura monumentale assira, spedita da un trafficante di Dubai a un collezionista, del valore di oltre un milione di euro a fronte di un costo registrato di circa 7.000 dollari, con provenienza Turchia e non Iraq: era sta contrabbandata nel 2003 durante la Seconda Guerra nel Golfo, l’epoca del saccheggio del museo di Baghdad”.

Nel video, chi sta lavorando dimostra di possedere una tecnica precisa, segno, dicono gli esperti, che potrebbe aver collaborato in passato con le missioni archeologiche internazionali operative nell’area, con la guerra trasformate in scavi clandestini intensivi. Una fiorente economia per il Daesh, principale responsabile anche della distruzione sistematica dei siti e dei musei. Ma anche, a seconda di chi controlla l’area, fonte economica per regime, l’Esercito Libero, curdi, milizie: il mercato nero dei reperti che spazia dall’epoca pre-classica fino all’età ellenistica e romana. Sempre nelle immagini, chi parla fa riferimento a precedenti saccheggi di bande specializzate, una devastazione sulla quale sempre di più la popolazione civile che vive nei campi profughi limitrofi e nei villaggi stremati dalla povertà e dai bombardamenti, torna per cercare e raccogliere nuovi oggetti da rivendere. Spesso ricavandone pochissimo.

Gli scavi e i materiali visibili nei video, circolati su una chat di WhatsApp insieme a molte foto di monete e vasellame appena scavato, risalgono ai primi di aprile e potrebbero essere stati appena immessi sul mercato. Mercato che attraverso Istanbul e Libano in particolare arriva agli empori di Europa (Inghilterra, Svizzera, Germania in testa ) e Stati Uniti. “I referenti occidentali privilegiano il commercio di materiali che vanno dall’età del bronzo e del ferro fino all’epoca ellenistica e romana, passando per i capolavori assiri”, spiega Morandi Bonacossi. Le antichità islamiche invece finiscono nei mercati dei Paesi del Golfo”.

© Riproduzione riservata