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Federico Peirone

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27 Ottobre 2016

SIRIA – (27 Ottobre 2016)

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Fra Ibrahim, parroco di Aleppo: la speranza va oltre la guerra

“Un istante prima dell’alba. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo” E'  il libro scritto da fra Ibrahim Alsabagh - ANSA

“Un istante prima dell’alba. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo” E’ il libro scritto da fra Ibrahim Alsabagh – ANSA

“Un istante prima dell’alba. Cronache di guerra e di speranza da Aleppo” è intitolato così il libro scritto da fra Ibrahim Alsabagh, parroco nella chiesa latina di San Francesco ad Aleppo, presentato questa mattina a Roma al Teatro San Francesco. Il volume, edito da Edizioni Terra Santa, racconta giorno dopo giorno la vita ad Aleppo dove, nonostante la disperazione e la morte, i frati cercano di aiutare come possono chi non è fuggito attraverso viveri, medicinali e conforto umano e spirituale. Il servizio di Marina Tomarro:

Raccontare l’orrore della guerra in Siria giorno dopo giorno come in un diario, per far conoscere la sofferenza di chi ci abita ma anche i segni della speranza che lasciano aperta la possibilità che presto arrivi un alba di pace. Vuole raccontare questo il libro di fra Ibrahim Alsabagh. Ascoltiamo quanto dice sulla situazione nel Paese:

R. – La situazione è drammatica. Non ci sono parole che possano descrivere quello che succede lì, ad Aleppo. Vivere, come popolo, senza elettricità; tante volte senz’acqua; con l’80 percento delle persone disoccupate, senza lavoro, e con i prezzi dei generi alimentari alle stelle. E in più anche le bombe, che cadono sulle scuole, sugli ospedali, sulle chiese, le moschee, ma anche sulle abitazioni e le strade. E fanno tanti danni, non soltanto alle strutture, ma anche agli uomini. Non si vede una via d’uscita e non c’è una soluzione militare per Aleppo. Però tutte le parti sono convinte di farla finita proprio attraverso la soluzione militare.

D. – Nonostante la situazione difficilissima non ha mai voluto abbandonare la sua parrocchia e i suoi abitanti. Tante sono state le situazioni di grave pericolo che si è trovato ad affrontare, come la caduta di una bomba sul tetto della chiesa mentre celebrava Messa…

R. – Nel momento della Comunione, nella Messa più affollata della domenica sera, è caduto un missile: era stato lanciato proprio per prendere di mira la cupola, e avrebbe dovuto causare una strage, lasciando anche un centinaio di cadaveri per terra. E invece la cupola ha respinto per miracolo il missile, che è scoppiato sulla tettoia danneggiandola completamente. Siamo rimasti con il terrore, con l’amarezza, ma allo stesso tempo anche con ferite leggere di diversa gente; e abbiamo subito ripreso il cammino della fede e della speranza.

D. – Drammatica è la situazione dei cristiani che sono una minoranza, spesso sono vittime di ingiustizie e vessazioni, e molti di loro per questo decidono di lasciare la Siria…

R. – Noi come cristiani stiamo diminuendo: c’è la piaga dell’emigrazione generale, ma poi la piaga della migrazione che tocca le minoranze, tra cui i cristiani sicuramente. Mancherebbe un elemento molto importante per edificare la pace, la condivisione e la convivenza tra i popoli. Ed è per questo che stiamo lottando anche noi: non vogliamo, ma incoraggiamo la gente almeno con i fatti; per aiutarli nei progetti di aiuti umanitari, affinché non siano costretti a lasciare le loro case, il loro Paese, e la loro cultura, ma rimanere lì. Perché noi, come cristiani, crediamo che abbiamo ancora oggi una missione speciale nel Medio Oriente. Vogliamo essere mediatori di pace, di carità, e creare ponti di riconciliazione tra tutte le parti.

D. –  Continui sono gli appelli di Papa Francesco per la pace in Siria. Ma quanto è importante la presenza del Papa per chi vive in quei luoghi?

R. – Sentiamo Papa Francesco come se vivesse lì con noi ogni giorno. Lo sentiamo molto vicino, attraverso i suoi interventi, numerosissimi fino ad oggi: lo sentiamo anche attraverso l’aiuto umanitario che viene offerto nel nome di tutta la Chiesa per tutta la popolazione, non soltanto i cristiani. Lo sentiamo proprio come se fosse presente con noi, a soffrire con noi, a condividere con noi. Sentiamo tanta compassione, tanta solidarietà, da parte dei popoli di tutto il mondo.