(Foto: AFP/SIR)

Tensione alle stelle a Idlib dove si fronteggiano l’esercito del presidente siriano Bashar al Assad, appoggiato dall’aviazione russa, e le forze ribelli – che fanno capo in particolare ai jihadisti di Tahrir al-Sham (ex Al Nusra) e all’Esercito Nazionale Siriano, di orientamento islamista – sostenute a loro volta dai militari turchi inviati dal presidente Erdogan che da sempre coltiva l’idea di creare, in quella zona, un suo protettorato dove poter ricollocare i rifugiati siriani finora ospitati sul proprio territorio. Ieri sera un raid dell’aviazione russa ha ucciso almeno 33 militari turchi. La risposta di Ankara è stata immediata e si è scagliata contro 200 postazioni dell’esercito siriano. Il pericolo di una ulteriore escalation del conflitto in atto è enorme anche se Ankara sembra voler evitare di andare apertamente contro Mosca. Turchia e Russia hanno da tempo, infatti, avviato un dialogo complessivo sulla regione del Medio Oriente e Nord Africa che comprende non solo la Siria ma anche la Libia. Da un lato Putin non vuole perdere la scommessa siriana, dall’altro Erdogan vuole evitare altri sussulti interni. Quest’ultimo ha chiesto la convocazione, per oggi a Bruxelles, del Consiglio Nord Atlantico secondo l’articolo 4 del Trattato che stabilisce che ogni membro del Patto Atlantico può richiedere consultazioni qualora vedesse minacciate la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. Al termine del Consiglio Nord Atlantico il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha espresso “condoglianze e piena solidarietà” alla Turchia e “condannato gli attacchi da parte del regime siriano nella provincia di Idlib”. Stoltenberg ha, inoltre, chiesto

“di fermare l’offensiva per evitare un ulteriore peggioramento della terribile situazione umanitaria nella regione e un cessate-il-fuoco per consentire un urgente accesso umanitario a coloro che sono intrappolati a Idlib”.

La Nato, ha spiegato il suo Segretario generale, “invita il regime siriano e il suo sostenitore, la Russia, a rispettare il diritto internazionale e a sostenere gli sforzi delle Nazioni Unite per una soluzione pacifica”. Stoltenberg ha sottolineato che “gli alleati continueranno a seguire da vicino gli sviluppi sul confine sud-orientale della Nato e a sostenere la Turchia con una serie di misure, anche aumentando le sue difese aeree, per aiutare l’alleato contro la minaccia di attacchi missilistici dalla Siria”.

Matteo Bressan

Preludio, forse, di un intervento Nato in Siria? “In questi giorni, ad Idlib, stiamo assistendo a qualcosa di già visto nell’ottobre scorso quando la Turchia entrò in Siria, nel Rojava” commenta al Sir Matteo Bressan, direttore dell’Osservatorio per la stabilità e sicurezza del Mediterraneo allargato (OssMed) della Lumsa, analista e componente del Comitato Scientifico del Nato Defense College Foundation. “Ieri non c’è stato un attacco al territorio turco o alla sua sovranità. I soldati turchi rimasti uccisi dai raid russi si trovavano in territorio siriano. Damasco percepisce come forze di occupazione sia i militari turchi che quelli, pochi rimasti, americani. Al contrario dei russi, degli iraniani e degli Hezbollah libanesi. Per cercare di capire quanto sta avvenendo ad Idlib non possiamo prescindere da questa premessa. La Turchia è in Siria, verosimilmente, per scongiurare qualsiasi entità semi-autonoma curda la cui nascita passa per un dialogo tra forze curde e Damasco”. Detto questo, aggiunge l’esperto, che è anche docente di analisi strategica alla Link Campus University, “la situazione è preoccupante perché vede il coinvolgimento di un Paese della Nato, la Turchia, e della Russia, militarmente in Siria dal 2015. Grazie all’appoggio russo Assad ha riconquistato buona parte del territorio siriano”. Nella zona di Idlib, dove si combatte, ricorda Bressan, “sono concentrati drammaticamente milioni civili e almeno 12 mila miliziani qaedisti”. Quali prospettive si potrebbero tratteggiare per evitare ulteriori spargimenti di sangue e una drammatica emergenza umanitaria?

“Auspicabile un cessate-il-fuoco e rimandare il futuro della zona ad una conferenza ad hoc”.

“Della sofferenza dei civili si parla troppo poco. La possibilità di aiutarli passa per l’apertura urgente di corridoi umanitari la cui realizzazione è possibile solo coinvolgendo Russia e Turchia e in seconda battuta il presidente siriano Assad. Questi sono gli attori, non altri”.

“Serve un cessate-il-fuoco, ma oggi chi ha la forza di imporlo?”.

(Foto AFP/SIR)

 

Una domanda che per ora resta sospesa. E intanto “i civili, davanti a vaste operazioni militari di terra, non possono fare altro che fuggire verso il confine turco. E già sappiamo che la Turchia, che peraltro ospita circa 3 milioni di rifugiati siriani, non controllerà i flussi migratori verso l’Europa. Un modo di fare pressione politica verso l’Ue che pure ha pagato Erdogan miliardi di euro perché li trattenesse all’interno del territorio turco”. “Le dichiarazioni di Stoltenberg – dichiara Bressan – lasciano intendere che oltre la solidarietà e le condoglianze espresse alla Turchia non si dovrebbe andare e che

 

 

la Nato – che nasce come organizzazione difensiva – non si farà coinvolgere in Siria. Anche perché la domanda poi sarebbe: a che titolo le forze armate turche sono entrate in territorio siriano? La sicurezza e l’integrità territoriale della Turchia non sono in discussione, credo pertanto che la Nato abbia voluto solo rassicurare il suo alleato”.

“La Russia, dal canto suo, sta giocando la sua partita che, a livello di macro-area, sfrutta un parziale disimpegno Usa dal Medio Oriente che era già cominciato con il presidente Obama e proseguito da Trump che in Siria non vuole rimanere impantanato”.

La voce della Caritas.

“È una guerra totale”

afferma al Sir mons. Jean Abdo Arbach, arcivescovo melchita di Homs, Hama e Yabrud e presidente di Caritas Siria -. A Idlib è in corso una guerra totale di cui purtroppo non abbiamo notizie dirette. Conosciamo la sofferenza delle centinaia di migliaia di civili costretti tra due fuochi che tentano invano di uscire dalla zona. Impossibile entrarvi per portare aiuto e conforto.

Quello che riusciamo a fare – aggiunge – è assistere le tante famiglie di sfollati interni che sono sparse nei nostri territori. Ma servono aiuti di ogni tipo, soprattutto medico e sanitario. Per chi è nell’inferno di Idlib adesso possiamo solo pregare che tutto finisca presto e senza altro spargimento di sangue”.