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Federico Peirone

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4 Ottobre 2016

SIRIA – (4 Ottobre 2016)

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Ai.Bi. : una famiglia per i bambini siriani non accompagnati

Bambini in Siria - REUTERS

Bambini in Siria – REUTERS

In occasione della “Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione”, l’associazione Amici dei Bambini, Ai.Bi, ha presentato alla Camera dei Deputati alcuni progetti, tra cui l’accoglienza familiare dei minori stranieri non accompagnati, in Italia 13.000 ogni anno, e la costruzione di un ospedale pediatrico all’interno di una collina. Il servizio di Eugenio Murrali:

L’hanno chiamata “Bambini in Alto Mare” ed è la campagna che ha per testimonial Nino Frassica e con cui l’Ai.Bi vuole contribuire a fronteggiare il dramma dei minori stranieri non accompagnati, che arrivano sulle nostre coste e di cui spesso si perde traccia. L’idea è quella di favorire l’accoglienza di questi bambini e ragazzi in una famiglia e di stimolare anche la politica a riattivare quella catena della solidarietà istituzionale che oggi sembra inceppata, come spiega il presidente dell’Ai.Bi, Marco Griffini:

“Dopo l’appello che Papa Francesco ha lanciato tre anni fa, dopo il naufragio di Lampedusa, ci siamo interrogati come famiglie e abbiamo lanciato un appello alle famiglie italiane, che hanno risposto in duemila, pronte ad accogliere i minori stranieri non accompagnati. Purtroppo, delle 400 famiglie selezionate, che sono il risultato delle duemila che hanno risposto all’appello, solamente in 17 hanno attualmente un bambino in affido, perché il problema dell’Italia è che manca una legge che possa permettere a queste famiglie  di accogliere un bambino”.

L’associazione Amici dei Bambini – che, a oggi, in Italia, ha creato numerosi centri di accoglienza e affittato appartamenti per le famiglie siriane – ha considerato anche la brutalità di una guerra, in Siria, che non risparmia neppure le strutture sanitarie ed è per questo che stanno lavorando al progetto di cui ci parla Giacomo Argenton, operatore Ai.Bi. tra il Nord e il Centro-Sud della Siria:

“Si tratta di un ospedale di oltre duemila metri quadrati, scavato all’interno di una collina, protetto quindi interamente da quella che è la forza della natura, quindi dalla roccia. E’ un progetto che mira a dare non solo servizi di qualità, dal punto di vista ginecologico, ostetrico, pediatrico, ma anche dal punto di vista dell’emergenza”.

Argenton racconta anche i sentimenti che provano gli attori della cooperazione e del volontariato internazionale, la cui vita è oggi più che mai esposta alla violenza del conflitto:

“Si passa dall’euforia di essere riusciti a portare aiuti umanitari a migliaia di persone, a provare grande paura anche, a volte, e tristezza nel vedere immagini o progetti stessi che sono stati avviati da noi, che vengono bombardati o vengono distrutti, o sentire dei colleghi che rimangono comunque feriti”.

Griffini ha parlato inoltre di altri progetti messi in atto in Siria, ma soprattutto ha posto il problema sempre più grave dei sucidi dei minori:

“Siamo andati in Siria e abbiamo creato un forno, che purtroppo poi è stato bombardato, tant’è vero che adesso stiamo pensando di realizzare il progetto di un forno mobile; abbiamo realizzato delle ludoteche sotterranee, per evitare che venissero bombardate; abbiamo formato gli operatori e le famiglie, perché uno dei grossi problemi che oggi sta colpendo l’infanzia in Siria sono i suicidi. Questi bambini pare  proprio che abbiano perso la voglia di vivere; sono bambini che sono nati nella guerra, non conoscono cosa sia la parola “pace”, non conoscono cosa voglia dire passare una notte senza bombardamenti”.

E per conoscere quella pace fuggono via mare e sbarcano, quando riescono, in un’Europa in cui, ha commentato il vice-ministro degli Esteri Mario Giro in un messaggio all’Ai.BI,  “Noi europei non siamo l’esempio che dovevamo essere”.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/10/04/aibi__una_famiglia_per_i_bambini_siriani_non_accompagnati/1262641