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Federico Peirone

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6 Aprile 2013

SIRIA – ( 6 Aprile )

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L’agonia di Aleppo (e dei cristiani)
 

 

“Ora pro Siria”, il sito che compie una lavoro prezioso di informazione dal terreno nella guerra alimentata in Siria da Arabia Saudita, Qatar e alcune potenze occidentali contro il regime dittatoriale di Bashar al-Assad, ci ha fatto pervenire una lettera delle suore dell’Ospedale San Luigi di Aleppo, scrita poco prima di Pasqua. Ne riportiamo alcuni brani. Aleppo, città tollerante e cosmopolita, sta vivendo uno dei periodi più duri della sua storia multimillenaria, nel cinismo di quanti sperano di trarre profitti di potere dalla distruzione del Paese.
 
marco tosatti

“Ora pro Siria”, il sito che compie una lavoro prezioso di informazione dal terreno nella guerra alimentata in Siria da Arabia Saudita, Qatar e alcune potenze occidentali contro il regime dittatoriale di Bashar al-Assad, ci ha fatto pervenire una lettera delle suore dell’Ospedale San Luigi di Aleppo, scrita poco prima di Pasqua. Ne riportiamo alcuni brani. Aleppo, città tollerante e cosmopolita, sta vivendo uno dei periodi più duri della sua storia multimillenaria, nel cinismo di quanti sperano di trarre profitti di potere dalla distruzione del Paese.  

“All’inizio, gli avvenimenti facevano la prima pagina dei giornali TV, oggi abbiamo l’impressione che questa guerra entri nell’oblio e nella routine, come tutte le altre guerre. Chi ne ha la responsabilità, e soprattutto la comunità internazionale cerca di lavarsene le mani, invece di fare passi concreti nella ricerca di un dialogo di pace. Continua a inviare armi e a sostenere i ribelli finanziariamente, e più armi significano più morti e più distruzione”. “Viviamo con i colpi di cannone e di mitragliatrice da mattina a sera e da sera a mattina, senza sapere da dove partono, ma dove arrivano seminano paura, terrore e morte, mettono la gente in fuga, sfollati e rifugiati aumentano di giorno in giorno. Ormai la città di Aleppo è tutta in rovina, tutto è distrutto, saccheggiato, rubato; 1300 fabbriche demolite, 130mila famiglie senza lavoro…L’insicurezza regna dappertutto e sempre, nelle strade e nelle case. A partire dal tramonto la città è deserta, e l’assenza totale di elettricità, 24 ore su 24, rende la vita ancora più insopportabile. Le persone sono affaticate, abbattute, deluse, non hanno più la speranza di vedere la fine di questo conflitto “.  

Anche per le suore dell’Ospedale San Luigi, che hanno deciso di restare sul posto per aiutare la popolazione in difficoltà, a vita è molto dura. “Nulla è più come prima, siamo tornati indietro di cinquant’anni, se non di più. Le condizioni di vita diventano sempre più difficili. I medici che ci hanno lasciato all’inizio della guerra non hanno il coraggio di tornare…i pochi che sono rimasti fanno del loro meglio per far fronte alle necessità dei malati, anche in quello che non è il loro campo” Aleppo è “completamente isolata dal Paese e dal mondo intero” scrivono le suore, che lamentano la mancanza di tutto quello che è necessario a curare la gente. “ogni settimana speriamo che l’aeroporto riapra, ma la minaccia dei ribelli continua”. “Abbiamo passato un inverno indimenticabile lottando per avere il combustibile che fa funzionare tutte le apparecchiature dell’ospedale, e del pane per pazienti e personale”. In città non ci sono più alberi, tagliati per riscaldarsi. La gente fa di tutto per sopravvivere, per guadagnare qualche soldo. Un celebre musicista cristiano, rovinato, si è piazzato davanti al palazzo in cui abita, nonostante il freddo, e suona il violino, con le lacrime agli occhi chiedendo l’elemosina. I cristiani sono il bersaglio più colpito.  

I cristiani “sono i più minacciati, a causa della loro fede. Parecchi chiese sono state distrutte. Villaggi interi svuotati degli occupanti. In questo momento tre sacerdoti, e numerosi giovani cristiani, sono nelle mani dei rapitori, che chiedono alle famiglie un riscatto molto alto. Il giorno di San Giuseppe i terroristi hanno tirato un missile con testata chimica nella provincia d’Aleppo, facendo 25 morti e un centinaio di feriti. Nessuno dei mezzi d’informazione ha parlato di questo crimine per condannarlo. La sofferenza unisce la povera gente,e siamo in ammirazione davanti ai volontari cristiani e musulmani che rischiano la loro vita al servizio dei rifugiati. Le chiese locali cercano di assistere chi ha bisogno grazie all’azione eroica e generosa dei servizi caritativi. La nostra forza è la preghiera personale e comunitaria. Ogni sera preghiamo per la pace, anche per i nostri nemici, perché non sanno quello che fanno. Nei momenti liberi, le nostre ragazze fanno a maglia dei pullover con la lana regalata da benefattori per tenere caldi i bambini. Vogliamo dirvi che se continuiamo questa missione in questo Paese lacerato è grazie al vostro sostegno spirituale, morale e finanziario”.  

 

Il testo completo si trova su:

http://www.lastampa.it/2013/04/06/blogs/san-pietro-e-dintorni/l-agonia-di-aleppo-e-dei-cristiani-63x2YbaBxyycJQRsUlX8vO/pagina.html