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Federico Peirone

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6 Settembre 2016

SIRIA – ( 6 Settembre 2016 )

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Stallo in Siria. Scaglione: per Usa e Russia interessi divergenti

La periferia di Damasco - AFP

La periferia di Damasco – AFP

Si attendono nuovi sviluppi in Siria, dopo la fumata nera sull’atteso accordo tra Stati Uniti e Russia riguardante il cessate il fuoco nel Paese mediorientale. Dopo l’incontro in Cina, a margine del G20, tra Barack Obama e Vladimir Putin – per il quale il capo della Casa Bianca ha parlato di “mancanza di fiducia” tra le parti, mentre il Presidente russo ha minimizzato, affermando che comunque le “posizioni sono più vicine” – sul terreno rimane forte incertezza. Le forze del regime di Damasco hanno stretto di nuovo l’assedio attorno ad Aleppo e l’Isis ha rivendicato una raffica di attentati che ha provocato una cinquantina di vittime. Secondo gli osservatori, Washington vorrebbe una tregua complessiva fra il regime di Assad e i ribelli su tutto il territorio, mentre Mosca punterebbe ad una soluzione parziale, a seconda delle città. Sui motivi di tali strategie, Giada Aquilino ha intervistato Fulvio Scaglione, giornalista di Famiglia Cristiana e profondo conoscitore dell’area:

R. – Stati Uniti e Russia hanno interessi strategici completamente divergenti: l’interesse di Washington è proteggere i Paesi mediorientali alleati, che sono soprattutto le “petromonarchie” del Golfo Persico; queste, a loro volta, sono le grandi animatrici e finanziatrici dell’estremismo islamico, che in Siria ha l’obiettivo di rovesciare il regime di Assad. Putin ha il desiderio e l’esigenza esattamente opposta: conservare in piedi il regime di Assad, perché continui a reggere quella catena di Paesi sciiti, che va dall’Iran all’Iraq, alla Siria e al Libano, che hanno un’alleanza strategica di fondo con Mosca. In più, va aggiunto che questo confronto in Siria è un tassello di un confronto più globale, che riguarda anche, come si è visto al G20, il rapporto con la Cina, l’Ucraina, l’hackeraggio, l’elezione presidenziale americana: è insomma un confronto a tutto campo in cui la Siria è un tassello importante, ma comunque un tassello.

R. – Quanto c’entrano i fatti che avvengono sul terreno? L’esercito siriano – affiancato dai raid aerei russi – ha recuperato posizioni intorno ad Aleppo, stringendo d’assedio gli oppositori, mentre continuano gli attentati del sedicente Stato islamico (Is)…

R. – Questa è una guerra molto sporca, come tutte le guerre civili. Ed è una guerra in cui nessuno dei due contendenti può ambire ad un’ideale integrità politica. Non bisogna dimenticare che, se i russi non fossero intervenuti, oggi probabilmente la Siria sarebbe governata in larghissima parte dall’Is. Perché, per quanto si possa fare dell’apprezzamento, e soprattutto della retorica, intorno ai ribelli moderati, il punto forte della guerra contro Assad in Siria sono sempre stati i ribelli tutt’altro che moderati dell’Is e di al Nusra. E dall’altro canto naturalmente, come ben sappiamo, la guerra condotta dai russi e dal regime di Assad è una guerra durissima, che come vediamo tutti i giorni ha un costo elevato anche in vittime civili. È una guerra veramente molto sporca.

D. – In questo quadro, come si pone la proposta della Turchia di creare una “no-fly zone” nel nord della Siria?

R. – Le proposte turche hanno sempre un orientamento di interesse nazionale. Si sa che la Turchia non vuole che i curdi si scavino, con l’aiuto degli americani, una enclave nel nord della Siria, perché questo potrebbe essere il magnete tale da richiamare altre ambizioni dei curdi, che non hanno mai rinunciato all’idea di avere un proprio Stato. E quindi Ankara ha tutto l’interesse a “surgelare” la situazione, a bloccare tutto allo stato attuale. Perché qualunque sviluppo, soprattutto con gli americani di mezzo che appoggiano i curdi, potrebbe essere in qualche modo insidioso per la propria esigenza strategica di fondo. La “no-fly zone” proposta, secondo me, risponde soprattutto a questo intento politico di lungo periodo. 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/06/stallo_in_siria_per_usa_e_russia_interessi_divergenti/1256140