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Federico Peirone

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7 Giugno 2012

SIRIA – ( 7 Giugno )

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Siria. Damasco nega paternità strage. Cardinale Sandri: in pena per i civili



Il regime siriano ha rigettato ogni responsabilità per il massacro di Hama, denunciato nella notte dal Consiglio nazionale siriano con sede all’estero. Resta tuttavia alta l’indignazione nelle principali cancellerie europee e del mondo arabo per il nuovo bagno di sangue che ieri avrebbe provocato circa 100 vittime. Intanto, continua a muoversi la diplomazia internazionale. Dal summit di Istanbul gli Usa tornano a chiedere una transizione del potere immediata, mentre Russia e Cina premono per una soluzione concertata della crisi. Stefano Leszczynski ha intervistato Marcella Emiliani, esperta di Medio Oriente per il quotidiano il Messaggero:RealAudioMP3

R. – Da Istanbul e da Shangai, non sono uscite delle posizioni innovative rispetto all’atteggiamento che Russia e Cina hanno portato avanti nei confronti della crisi siriana. Il loro atteggiamento è quello di riconoscere come pienamente legittimo, ancora oggi, il regime di Bashar al Assad, nonostante il massacro che continua a perpetrare nei confronti della popolazione. E la cosa più importante è che già quando Kofi Annan aveva presentato, sei settimane fa, il suo piano in transizione “morbida”, soprattutto la Russia si era detta impegnata a sostenerlo. Quindi, allargare adesso il discorso a una Conferenza internazionale per ottenere gli stessi risultati che proponeva Annan, francamente fa insorgere il dubbio che si voglia prendere tempo. Ricordiamoci che Annan era, ed è tutt’oggi, rappresentante dell’Onu e della Lega Araba. Quindi, che cosa si può tutelare in una Conferenza internazionale che non si possa discutere con lo stesso Annan? Questo è l’interrogativo.

D. – Fino ad oggi, i Paesi occidentali, i Paesi amici della Siria, Stati Uniti compresi, non hanno tirato fuori esplicitamente l’ipotesi di un intervento armato in Siria per fermare la crisi, perché Russia e Cina si oppongono fortemente a questa opzione…

R. – Se Cina e Russia togliessero il loro veto a un intervento armato, il regime di Assad crollerebbe nel giro di un giorno. Assad si regge su questo potere di veto dell’Onu di Russia e Cina. Internamente, è completamente delegittimato e ha portato il Paese praticamente alla guerra civile. L’incognita semmai è quella rappresentata dall’Iran. Cosa farà l’Iran qualora il regime di Assad dovesse seriamente scricchiolare? Perché l’Iran viene a perdere l’unico alleato arabo che ha in Medio Oriente.

D. – La Russia è alla ricerca di garanzie per quanto riguarda i propri interessi nel Paese, o è strettamente legata al regime in sé?

R. – Ci sono due considerazioni da fare in merito. La Russia ha interessi immediati concreti, rappresentati dal volume di affari, compresi anche diversi milioni di dollari, in armi, armi convenzionali. Secondo ragionamento: la Siria fornisce alla Russia l’unico vero punto di appoggio per la sua Marina nel Mediterraneo, che è il porto di Tartus. La cosa più importante, però, è che questa ostinazione di Putin a sostenere il regime di Assad somiglia tanto alla riedizione di una politica di espansionismo russo in Medio Oriente, per cui probabilmente Putin pensa attraverso la Siria di articolare tutta una sua politica di espansione, chiaramente contando sulla confusione creata dalle primavere arabe.

Preoccupazione e dolore per la grave situazione umanitaria della Siria e per la difficile condizione dei cristiani che vicono nel paese è stata espressa ieri dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, durante la presentazione del Meeting di Rimini per l’Amicizia tra i Popoli:

“Non c’è giorno che non riceviamo notizie da piangere per le violenze e soprattutto non capire quale sia questa forza che porta a questo disastro della gente, dei piccoli, dei bambini, delle donne e soprattutto che non ci sia la possibilità di un dialogo, di una riconciliazione, di un immediato cessate-il-fuoco e di una ripresa dei colloqui. Questo ci fa soffrire moltissimo e ne sono vittime i nostri cristiani: a Homs, per esempio, pare che quasi tutti siano ormai fuggiti”.

Il testo completo si trova su:

http://www.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=594654