Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
8 Febbraio 2016

SIRIA – ( 8 Febbraio 2016 )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Siria: oltre 30 mila civili ammassati al confine turco

Profughi siriani - AP

Profughi siriani – AP

Resta chiuso il confine tra Turchia e Siria dove da venerdì sono ammassati i profughi siriani, soprattutto donne e bambini, provenienti dalla martoriata città di Aleppo. 30-35 mila, secondo il governatore della provincia turca di Kilis; 15 mila secondo le Nazioni Unite. L’Unione Europea chiede ad Ankara di aprire i confini, invocando anche i principi della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Il presidente Erdogan risponde  che “la Turchia è sotto minaccia” ma poi promette l’apertura.

Intanto, in attesa che riprendano, il 25 febbraio a Monaco, i colloqui per una soluzione diplomatica del conflitto siriano, la Nato accusa Mosca: “i raid minano gli sforzi per una soluzione politica al conflitto”.  Delle conseguenze dei raid aerei russi e delle prospettive per i negoziati, Fausta Speranza ha parlato con Riccardo Redaelli, docente di geopolitica all’Università Cattolica di Milano:     

R. – Va sicuramente detto che i raid aerei russi sono estremamente pesanti e tengono molto meno conto della protezione della popolazione civile rispetto ai raid della coalizione internazionale a guida statunitense. L’altro problema dei raid russi è che più che colpire l’Is – cioè le truppe jihadiste del califfato – colpiscono l’opposizione sunnita ad Assad che spesso era sostenuta, almeno indirettamente, dall’Occidente.

D. – È per questo che la Nato dice che in qualche modo ostacolano i tentativi di negoziato?

R. – Il negoziato è in crisi per molti motivi. La Nato ha sempre una percezione estremamente antirussa e molto poco bilanciata e questo va detto. I negoziati sono in crisi per colpa dell’Arabia Saudita che rifiuta di riconoscere un ruolo regionale all’Iran come nella logica delle cose. Certo i raid russi non aiutano, non facilitano. Va anche detto che questi sono la conseguenza del fatto che dal 2012 al 2014 l’Occidente si è rifiutato di riconoscere alla Russia e all’Iran il ruolo regionale, che da anni questi Paesi giocano in Siria, e Putin non è un uomo che si fa mettere all’angolo.

D. – Dopo il fallimento a Ginevra, la prossima settimana riunione a Monaco di Baviera. Ci saranno anche Iran e Arabia Saudita. Ma quale presenza è davvero essenziale?

R. – I negoziati devono essere più inclusivi possibile, ovviamente escludendo i terroristi Daesh. Il problema di tutte queste riunioni, che ormai si susseguono in continuazione, è che manca l’accordo tra i tre attori principali regionali: Arabia Saudita, Iran e Turchia. Soprattutto l’Arabia Saudita non è disposta a riconoscere il ruolo iraniano e tutti sono disposti a giocare sulla pelle della popolazione siriana per fare le loro “proxy wars”, cioè guerre per procura, pagate essenzialmente dai civili siriani.

D. – Che dire dell’ennesimo esodo di massa che stiamo vedendo dalla Siria verso la Turchia?

R. – È una catastrofe umanitaria. Ormai il conflitto siriano si aggiunge alla catastrofe del conflitto iracheno e di tutti gli ultimi 15 anni di disastro in Iraq. Nel Levante ormai abbiamo centinaia di migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti, milioni di rifugiati in altri Paesi del Levante o verso l’Occidente, verso la Turchia. Noi europei abbiamo un atteggiamento spesso orribile, di sufficienza, di rifiuto, ma i Paesi regionali come Libano, Turchia, Iran, Giordania hanno milioni di questi profughi, che vivono però spesso in condizioni inaccettabili. Bisogna rispondere alla catastrofe umanitaria con umanità e misericordia, per citare le parole di Papa Francesco.

D. – Un conflitto siriano, come continuiamo a definirlo, ma ormai è più un conflitto regionale …

R. – È chiaramente un conflitto regionale. La posta in gioco – se mai lo è stata – non è più di instaurare la democrazia in Siria, un Paese ormai devastato e che lo sarà per i prossimi decenni. Evidentemente è una guerra di equilibrio geopolitico regionale fra attori che si curano molto meno, rispetto al passato, di quanto dice la comunità internazionale e di quanto possa dire Washington, a lungo molto assente e distratto in questa crisi.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/02/08/siria_oltre_30_mila_civili_ammassati_al_confine_turco/1206740