Luca Liverani giovedì 15 ottobre 2020
L’accordo prevede il rispetto del cessate il fuoco e due nuovi incontri entro novembre. Paolo Impagliazzo: «Riaccesa la speranza nel Paese dopo i passi indietro durante la pandemia»
La conferenza stampa nella Sala della Pace della sede a Trastevere della Comunità

La conferenza stampa nella Sala della Pace della sede a Trastevere della Comunità – Foto Comunità di Sant’egidio

A ostacolare ulteriormente i colloqui di pace ci si sono messe prima la pandemia, poi una stagione delle piogge senza precedenti. Tragedie che si sommano alla carestia che da mesi affligge il Sud Sudan, dilaniato da anni di conflitto etnico. Ma ieri i rappresentanti di governo e movimenti di opposizione hanno compiuto un altro passo verso la pace e la riconciliazione, grazie al lavoro di «facilitazione diplomatica» tessuto dalla Comunità di Sant’Egidio.

Nella sede di Trastevere i leader sudsudanesi hanno concordato la road map dei prossimi mesi: un nuovo impegno delle parti per far tacere le armi; un incontro dal 9 al 12 novembre a Roma tra comandanti militari per includere l’opposizione nel monitoraggio del cessate il fuoco; la firma il 30 novembre, sempre nella capitale, di una dichiarazione di principi politici.

A illustrare i risultati dell’incontro, nella Sala della Pace che vide la firma degli accordi in Mozambico, sono stati il segretario generale della Comunità di Sant’Egidio, Paolo Impagliazzo, assieme al delegato del governo del Sud Sudan, Benjamin Barnaba, e al generale Thomas Cirillo Swaka, leader del Movimento di opposizione del Sud Sudan (Ssoma), coalizione delle forze che non hanno aderito agli accordi di pace di Addis Abeba del 2018.

«Gli incontri di Roma hanno riacceso la speranza in Sud Sudan e nei Paesi limitrofi – ha spiegato Paolo Impagliazzo – con un’eco molto grande. Durante il negoziato iniziato a gennaio e febbraio 2020 abbiamo raggiunto accordi politici e sul cessate il fuoco. Oggi è stato possibile ricostruire la fiducia tra le parti dopo la pausa rappresentata dalla pandemia, che purtroppo ha significato la ripresa degli scontri, soprattutto nella regione di Equatoria».

Tra i temi importanti della dichiarazione su cui trovare un accordo ci sono federalismo, costituzione, sicurezza, assegnazione delle terre e riconciliazione. Impagliazzo ha ringraziato gli osservatori internazionali presenti all’incontro, tra cui l’inviato speciale dell’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo dei paesi del Corno d’Africa) ambasciatore Ismail Wais, l’inviato speciale Usa Stuart Symington, quello britannico Robert Fairweather, i rappresentanti di Onu (Unmiss e Un panel of expert on South Sudan), Ue, Norvegia, Kenya, Etiopia, Sudan, Francia, Germania, Svizzera, Giappone, Italia e Santa Sede.

Il delegato del governo del Sud Sudan, Barnaba, ha ricordato le parole di papa Francesco, che invitava le parti in guerra a concentrarsi «su cosa unisce e non su cosa divide». Barnaba ha espresso «interesse nella stabilità e nella pace e nel dialogo come unica via» per trovare una soluzione. E ha ringraziato il governo italiano per l’assistenza umanitaria in Sud Sudan. Il generale a capo di Ssoma ha assicurato che le forze dell’opposizione «sono impegnate a dialogare con il governo per trovare una soluzione al conflitto nella regione». L’auspicio finale di Impagliazzo, che ha ringraziato il governo italiano per l’ottenimento dei visti necessari a questo e ai prossimi incontri, è stato quello di «rivedersi all’inizio di dicembre con altre buone notizie».