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Federico Peirone

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21 Gennaio 2014

SUD SUDAN – ( 21 Gennaio )

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Sud Sudan: ancora scontri tra ribelli. A Juba in programma nuovi colloqui di pace



Sud Sudan. Continuano i combattimenti tra i ribelli fedeli all’ex vicepresidente Machar e forze regolari dell’esercito che ha riconquistato alcune città petrolifere. Trattative di pace invece ancora in stallo ad Addis Abeba ma il presidente sudanese Al Bashir sarà a Juba giovedì prossimo, per nuovi colloqui. Il piano resta incagliato su due nodi fondamentali: il cessate il fuoco bilaterale e soprattutto il rilascio di 11 detenuti politici, richiesto da Machar. Intanto il Capo di Stato Salva Kiir ha accusato l’Onu di operare come un “governo parallelo”. Al microfono di Cecilia Seppia il commento della giornalista esperta dell’area Antonella Napoli:RealAudioMP3

R. – Continuano ad esserci rinvii pretestuosi; nonostante, quando si è partiti il 6 gennaio con i primi incontri informali tra i rappresentanti delle due parti si sperava che si potesse arrivare ad un solerte cessate il fuoco e poi riuscire un po’ a definire i principi base per un accordo.

D. – Qual è il nodo fondamentale su cui le parti non riescono ad accordarsi?

R. – Il punto focale riguarda la liberazione degli esponenti politici dell’area di appartenenza di Machar che sarebbero stati arrestati per reati di opinione, mentre il governo li trattiene ed intende giudicarli alla stregua di terroristi ritenendoli promotori e responsabili del tentato golpe dello scorso dicembre.

D. – Tra l’altro, per i ribelli di Machar il rilascio di questi 11 prigionieri è addirittura prioritario rispetto ad un altro punto del piano di pace che è il cessate il fuoco bilaterale…

R. – Assolutamente sì. Però, questa logica si contrappone con quanto sta avvenendo sul terreno, perché le forze di Machar, pur essendo ovviamente in numero inferiore rispetto alle forze governative – che tra l’altro stanno avendo supporto anche dai vicini sudanesi e da altri Paesi confinanti – sono riusciti a prendere aree importanti e strategiche del Sud Sudan, in particolare le aree petrolifere di Unity e dell’Upper Nile. Nonostante questo, il fondamento dell’azione sul tavolo di Addis Abeba è proprio quello della liberazione degli esponenti politici che sono proprio l’ossatura dell’organizzazione di Machar; funzionari che hanno anche contribuito alla nascita del Sud Sudan.

D. – Giovedì a Juba arriverà anche il presidente sudanese Al-Bashir per la Conferenza di pace con i Paesi dell’Igad. È la seconda volta che Bashir va a Juba dall’inizio dei conflitti a metà dicembre. Quale il suo ruolo in questo conflitto e cosa lui spera di ottenere?

R. – Bashir è arrivato nelle scorse settimane a proporre a Salva Kiir presidente sud sudanese l’offerta di aiuti di truppe per affrontare questo conflitto interno. Chiaramente è un interesse puntato sulle risorse petrolifere anche perché, da quando c’è stata l’indipendenza nel 2011, a Bashir sono state precluse le risorse economiche derivanti proprio dal greggio sud sudanese. C’è dunque di fondo una non soddisfazione per l’accordo economico raggiunto con Juba. Quindi, con l’aiuto offerto a Kiir, Bashir spera di riuscire a spuntare un accordo economico più vantaggioso, quindi di riuscire in qualche modo a riprendere quelle risorse che ha perso da quando il Sud Sudan è diventato indipendente.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2014/01/21/sud_sudan:_ancora_scontri_tra_ribelli._a_juba_in_programma_nuovi/it1-765928

del sito Radio Vaticana