Benvenuti nel sito della Chiesa Cattolica di Torino

Centro
Federico Peirone

Seguici su
Facebooktwitterrssyoutubeinstagram
6 Luglio 2016

SUD SUDAN – ( 6 Luglio 2016 )

Facebooktwitterpinterestlinkedinmail

Chiesa Sud Sudan: promuovere dialogo e pace

Campo profughi a Wau - AFP

Campo profughi a Wau – AFP

I discorsi che incitano all’odio nei confronti degli avversari politici polarizzano il Paese, invece di pacificarlo: così, in sintesi, si è espresso mons. Edward Hiboro, vescovo di Tombura, in Sud Sudan, intervenendo, nei giorni scorsi, ad una trasmissione radiofonica di un’emittente locale.  “Uno dei fattori scatenanti la violenza nel Paese – ha detto il presule – è il modo in cui si scelgono il linguaggio e le parole per comunicare”. Con il risultato che, a volte, “la lingua fa molto più male della pistola”.

No alla divisione, sì alla ricerca del bene comune
Di qui, l’appello alla popolazione ad evitare “il linguaggio della divisione”, promuovendo, al contrario, la lingua “della costruzione”: scevro dalla negatività, dalla provocazione e dalla rabbia, il linguaggio – ha spiegato mons. Hiboro – deve portare alla comunicazione pacifica, non violenta, per il bene di tutto il Paese.

Conflitto nella regione di Wau
Le osservazioni del presule arrivano nel momento in cui, in Sud Sudan, si registra una nuova fiammata di violenza: a fine giugno, infatti, nella regione del Wau, si sono registrati scontri tra le milizie dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese e altri gruppi armati. Secondo fonti locali 40 persone sono state uccise, mentre migliaia si sono date alla fuga per l’instabilità dell’area. Simili tragici episodi, ha commentato il vescovo di Tombura, nascono proprio dalla mancanza di dialogo, perché “quando il dialogo è assente, le persone ricorrono subito alla violenza ed allo scontro”.

Spianare la strada per una nazione stabile
In quest’ottica, il presule ha esortato la Chiesa, le istituzioni e tutta la società civile ad impegnarsi concretamente nel dialogo: “Ogni leader dovrebbe riflettere sul tipo di Paese che si vuole”, per trovare il modo per raggiungere le persone “con la pace” e “spianare la strada per una nazione stabile”, ha concluso.

Cinque anni fa, l’indipendenza da Khartoum
​Intanto, il Sud Sudan si prepara a celebrare il quinto anniversario dell’indipendenza dal Sudan, ottenuta il 9 luglio 2011, in seguito ad un referendum popolare e dopo una lunga guerra civile con Khartoum. Ma il Paese ha affrontato, nel frattempo, un terribile conflitto etnico tra le forze governative del Presidente Kiir, di etnia dinka, ed i fedeli all’ex vice-Presidente Machar, di etnia nuer. Lo scontro, iniziato nel dicembre del 2013 dopo un fallito colpo di Stato ai danni di Kiir, ha costretto oltre 2 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Nei mesi scorsi è stata siglata una tregua tra il governo ed i ribelli, ma gli scontri sono continuati. Secondo dati dell’Unicef, inoltre, circa 16mila bambini sono stati arruolati forzatamente nel conflitto armato. (I.P.) 

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/06/chiesa_sud_sudan_promuovere_dialogo_e_pace/1242269