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Federico Peirone

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9 Luglio 2015

SUD SUDAN – ( 9 Luglio 2015 )

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Sud Sudan a 4 anni dall’indipendenza: un anniversario senza pace

Migliaia di bambini sono denutriti - AFP

Migliaia di bambini sono denutriti – AFP

Ricorre oggi in Sud Sudan il quarto anniversario dell’indipendenza, sancito con un referendum il 9 luglio del 2011. Le celebrazioni ufficiali trovano tuttavia un Paese in ginocchio per le  conseguenze della guerra civile scoppiata nel dicembre 2013. L’ONU stima che gli sfollati interni siano oltre 1 milione e 500.000, mentre sarebbero più di quattro milioni e mezzo le persone in condizioni di grave insicurezza alimentare ed è alto il rischio di un’epidemia di colera. Su come stia vivendo la popolazione queste giornate e quali siano i possibili scenari futuri, Lucas Duran ha raggiunto a Juba Elisabetta D’Agostino, responsabile del Comitato Collaborazione Medica (Ccm) in Sud Sudan:

R. – La situazione nel Paese continua a essere critica e peggiorerà nei prossimi mesi a causa della stagione delle piogge, che rappresenta sempre un momento molto delicato e di crescita della vulnerabilità della popolazione per le difficoltà di accesso. Insieme ai problemi che sono emersi come conseguenza del conflitto scoppiato nel dicembre del 2013, la caduta del prezzo del petrolio, che ha causato una svalutazione molto forte e molto veloce del pound sudanese, ha creato una situazione estremamente critica, soprattutto dal punto di vista alimentare ma, in generale, di accesso ai servizi di base, ai bisogni primari.

D. – Come vive la popolazione il quarto anniversario dall’indipendenza?

R. – Da parte del governo e delle autorità locali sono state organizzate diverse manifestazioni sia qui nella capitale che in tutto il Paese. Temo che la popolazione non sia particolarmente coinvolta viste davvero le difficoltà che stanno vivendo, con punte di massima criticità negli Stati coinvolti dal conflitto ma un po’ in tutto il Paese. La svalutazione del pound in particolare ha messo in crisi tutta la popolazione rendendo l’accesso al cibo un problema per tutti, per cui anche negli stessi mercati sia cittadini che dei paesi, i beni alimentari sono diminuiti e i prezzi sono cresciuti moltissimo. Quindi c’è una situazione di crisi abbastanza forte che poi si rispecchia anche a un livello di insicurezza e di violenza, intesa come criminalità, che attraversa un po’ tutto il Paese. E’ un po’ difficile che la popolazione possa sentirsi coinvolta e orgogliosa del Paese nelle condizioni in cui in questo momento stanno vivendo.

D. – Com’è la situazione in particolare a Mingkaman, vale a dire dove il Comitato Collaborazione Medica è più attivo?

R. – A Mingkaman, dopo il dicembre 2013, sono arrivati circa 120 mila sfollati che si sono poi, nei vari mesi, ridotti un po’ di numero per poi aumentare ancora, per cui siamo arrivati agli 80 mila circa. Era uno dei Campi sfollati più grandi di tutto il Sud Sudan, in particolare in un’area non direttamente coinvolta dal conflitto. La situazione rimane critica. Queste persone hanno perso tutto, le loro mandrie e i pochi beni che avevano a disposizione. Il Ccm in particolare, lavora nella salute primaria in queste aree e nel trattamento della malnutrizione, che rimane uno degli aspetti più critici in tutto il Paese. La possibilità per queste persone di tornare nei territori d’origine è sempre più difficile visto che il conflitto continua con un crescendo di violenze e brutalità costanti da entrambe le parti e coinvolgono sempre più spesso anche la popolazione civile.

D. – In questo quadro sono le possibili prospettive e scenari futuri?

R. – E’ molto difficile fare previsioni perché di fatto il negoziato di pace tra il Presidente Kiir e Machar, leader dell’opposizione, sono in stallo da parecchio tempo e sembra che manchi del tutto la volontà di trovare un accordo di fatto. Senza un negoziato di pace, senza un ritorno ad una situazione di normalità, il Paese rischia di cronicizzare e di peggiorare la situazione di crisi che c’è attualmente sia dal punto di vista sanitario sia dal punto di vista alimentare sia dal punto di vista della sicurezza. Ci sarebbe bisogno di un’azione un po’ più decisa e coordinata dalle potenze mondiali per fare pressione sufficiente ad ottenere un negoziato.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/07/09/sud_sudan_a_4_anni_da_indipendenza,_paese_senza_pace/1157132