Angela Napoletano e Redazione Internet giovedì 3 ottobre 2019
L’Alta Corte di Londra: la bambina potrà proseguire le cure in Gran Bretagna o all’estero. Non è chiaro se potrà partire subito per Genova o se bisognerà attendere l’esito di un probabile appello
Tafida Raqeeb, 5 anni

Tafida Raqeeb, 5 anni

Tafida non deve morire, andrà al Gaslini. È arrivata stamani la sentenza dell’Alta Corte di Londra su Tafida Raqeeb, la bambina di cinque anni ricoverata in stato di minima coscienza al London Royal Hospital a cui i medici volevano sospendere la ventilazione artificiale che l’aiuta a respirare.

Il giudice Alistair Mac-Donald ha acconsentito alla richiesta di mamma Shelina Begum e papà Mohammed di trasferire Tafida dall’ospedale della capitale britannica all’istituto pediatrico Giannina Gaslini di Genova che, nei mesi scorsi, si era offerto di prendersi cura della piccola paziente. Nello specifico, la sentenza autorizza il proseguimento delle cure in Gran Bretagna o all’estero. Non è ancora chiaro se Tafida potrà partire al più presto per Genova oppure se dovrà attendere l’esito del prevedibile appello da parte dell’ospedale britannico.

L’odissea di Tafida è cominciata lo scorso 9 febbraio quando una malformazione arteriovenosa le ha provocato lo scoppio di una vena nella testa. Dopo un intervento di urgenza al Kings College Hospital, e una già inclemente diagnosi di gravi danni, la bambina è stata trasferita al London Royal Hospital. Da allora, vive attaccata a un respiratore che l’aiuta a respirare ma che il personale medico della Barts, l’azienda pubblica incaricata della gestione della struttura, avrebbe voluto staccarle non vedendo alcuna possibilità di recupero. L’istanza con cui l’ospedale chiedeva al giudice di rendere esecutiva la decisione, nonostante l’opposizione della famiglia, citava quel «miglior interesse» del paziente che ha portato a morire, per sentenza, anche i piccoli Charlie Gard e Alfie Evans.

L’elemento che differenzia il caso di Tafida dai tristi precedenti, e che potrebbe avere pesato nella sentenza, è la fede musulmana della famiglia Raqeeb. La difesa ha rivendicato per Tafida non solo il diritto alla libertà di cura e di movimento in Europa («ancora valido, visto che il Regno Unito è ancora parte dell’Ue», osserva l’avvocato Vikram Sachdeva in una ironica allusione alla Brexit) ma anche al trasferimento in un Paese che tuteli, dal punto di vista medico, «i precetti della religione di appartenenza della bambina». Dettaglio di non poco contro visto che la religione islamica non contempla alcuna forma di interruzione delle terapie se non nei casi di dichiarata morte cerebrale, condizione che non riguarda la piccola Raqeeb.

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