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Federico Peirone

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6 Marzo 2020

TERRA SANTA – (6 Febbraio 2020)

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Mons. Marcuzzo: A Gerusalemme, in quarantena per il coronavirus

di Giacinto-Boulos Marcuzzo*

Dal 28 febbraio il vicario di Gerusalemme è in isolamento, di rientro da un viaggio in Italia. Il tempo libero utilizzato per “leggere, pregare, scrivere e mettere ordine nella biblioteca e negli archivi”. Le nuove linee guida del patriarcato latino per Betlemme. In Israele 16 casi confermati, circa 70mila persone in quarantena. 

Gerusalemme (AsiaNews) – Il 28 febbraio scorso, il vicario della Chiesa latina di Gerusalemme, nel contesto delle misure prese dal governo israeliano per contrastare la diffusione del coronavirusmons. Giancinto-Boulos Marcuzzo è stato messo in quarantena di rientro da un viaggio in Italia.. Una occasione, egli scrive, per “leggere, pregare, scrivere e mettere ordine nella biblioteca e negli archivi”. Assieme a mons. Marcuzzo, un analogo provvedimento restrittivo riguarda anche l’amministratore  apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme mons. Pierbattista Pizzaballa e il Custode di Terra Santa fr. Francesco Patton. 

Ieri in una nota il patriarcato latino ha diffuso nuove linee guida contro l’epidemia per la regione pastorale di Betlemme. Esse richiamano un provvedimento del ministero della Sanità palestinese il quale dispone la chiusura di scuole, moschee e chiese per 14 giorni. Il pericolo, scrive mons. Pizzaballa, “è già in mezzo a noi” e “con senso di responsabilità dobbiamo collaborare tutti”. La direttiva prevede che le chiese siano aperte per la preghiera individuale, anche la domenica; le messe solo per gruppi non superiori a 15 e mantenendo le distanze; comunione solo alla mano, togliere l’acqua santa e funerali nei cimiteri, con un numero ridotto di persone. Ai parroci il compito di celebrare messe in streaming ove possibile. 

Intanto in Israele vi sono 16 casi confermati di nuovo coronavirus, mentre le persone in quarantena sono fra le 60 e le 70mila. Le autorità hanno vietato assembramenti superiori alle 5mila persone. Quattro i contagi per Covid-19 in Palestina.
Ecco, di seguito, la testimonianza di mons. Marcuzzo ad AsiaNews:

Carissime sorelle, cugini, nipoti e amici tutti,

vi auguro buona Quaresima, di preparazione alla Pasqua cioè di preparazione a risorgere a vita nuova.

Come sapete, vi scrivo per le grandi feste, le occasioni di famiglia o condividere con voi qualche esperienza fuori dell’ordinario, con molta semplicità e per farvi un po’ partecipi della mia vita. Comincio con un’avventura, piccola e a buon fine, spero, che sto vivendo proprio in questi giorni.

Dal 28 febbraio a mezzogiorno mi trovo in quarantena domiciliare a causa del famoso coronavirus! Per carità, vi assicuro subito che, grazie a Dio, sto benissimo. Ma bisogna obbedire alle ordinanze dell’autorità. Non abbiate paura! Ecco la mia piccola avventura.

Come sapete, ero a Roma per la CELRA ( Conferenza dei vescovi latini del Medio Oriente) con altri 12 vescovi dei diversi paesi mediorientali. Terminata la conferenza, avendo due giorni liberi, volevo andare al Carmelo di Lodi per delle messe e delle conferenze nel lodigiano. Ma le carmelitane, all’ultimo momento, mi telefonano: “E’ prudente non venire, siamo tutti isolati a causa del coronavirus, qui non potrà celebrare messe e fare riunioni!”. Ho cambiato il biglietto aereo e sono rientrato in Israele sabato sera 22. Così pure p. Pietro Felet che è il nostro segretario. Tutto normale all’aeroporto di Roma e di Tel Aviv, e a Gerusalemme dove ho portato avanti la mia vita normale di riunioni, celebrazioni, incontri con pellegrini.

Il 28 febbraio, l’improvviso cambiamento: mi informano che il ministero della Sanità aveva emanato il giovedì 27/2 disposizioni nuove: spazio chiuso per i voli provenienti dall’Italia, e se per qualche buon motivo arrivano, gli italiani sono rispediti indietro, gli israeliani e gli stranieri con permesso di residenza sono accolti (è il mio caso), ma in quarantena ‘ministeriale’ (ufficiale) o quarantena domiciliare per 14 giorni. È esattamente quello che è successo al nostro amministratore apostolico mons. Pierbattista Pizzaballa, ritornato proprio ieri con il custode di Terra Santa fr. Francesco Patton, adesso anche lui è in quarantena domiciliare in patriarcato.

E per me, ritornato in Israele il 22 febbraio, da una settimana? Effetto retroattivo! Per tutti quelli che erano entrati in Israele dopo il 16 febbraio, quarantena per 14 giorni con sorveglianza ad intervalli, pena tre anni di carcere o espulsione dal paese. Vi assicuro che sto benissimo, ma devo rispettare le ordinanze delle autorità, come dice l’espressione giuridica: “Dura lex, sed lex”,” è una legge dura, ma è legge. Anche se per una settimana avevo condotto la mia vita normale, non avendomi detto niente all’arrivo.

Da due settimane esatte sono dunque in quarantena nel mio studio del patriarcato, fino a domenica 8 marzo. Ho dovuto annullare o rimandare o cambiare tutti gli impegni di questa settimana. Faccio “buon viso a cattiva sorte”, o meglio ”faccio di necessità virtù”. Mi astengo da tutti i contatti esterni (celebrazioni, riunioni, incontri con gruppi di pellegrini…). Devo rispettare certe altre precauzioni: disinfettare la camera, studio e dove son passato (anche la cappella), usare la mascherina igienica, stare a cinque metri da qualsiasi persona (se proprio è necessario), non salutare con la mano, tergersi la mani e il volto continuamente con il gel igienico. Sto continuamente e mangio anche nel mio studio, faccio qualche passo in corridoio quando non c’è nessuno, leggo molto (finalmente), prego (molto per tutti quelli che per il mondo veramente soffrono di questa situazione), scrivo, metto ordine nella biblioteca e archivi, ascolto conferenze o musica.

Mandiamo avanti comunque il lavoro assolutamente necessario per telefono e per computer, persino con mons. Pizzaballa che vive nella camera contigua. Anch’io devo imparare a gestire una situazione del genere, perché mi accorgo che non ero abituato a vivere senza impegni. La considero come una buona vacanza obbligatoria, quasi provvidenziale. Tutto sommato, come vedete, non c’è niente di particolarmente grave, grazie a Dio, ma è un’esperienza insolita, nella quale bisogna saper mantenere i nervi e la mente apposto e abituarsi, nonostante tutto a vedere le cose positivamente.

Preghiamo per tutti quelli che cadono vittime involontarie di questa situazione che provoca molti danni, sofferenze e persino lutti. All’inizio della quaresima è un ottimo monito del Signore.

Buona quaresima, comunque, a tutti voi e agli amici. Tanti saluti ed auguri di ogni bene, un abbraccio ( solo per computer).

Con la mia benedizione.

* Mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare e vicario patriarcale di Gerusalemme

Il testo originale e completo si trova su

http://www.asianews.it/notizie-it/Mons.-Marcuzzo:-A-Gerusalemme,-in-quarantena-per-il-coronavirus–49482.html