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Federico Peirone

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14 Ottobre 2015

TERRASANTA – ( 14 Ottobre 2015 )

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Violenze a Gerusalemme: chiusi quartieri arabi, stretta sui terrorsiti

Polizia israeliana in azione dopo assalto terroristico - ANSA

Polizia israeliana in azione dopo assalto terroristico – ANSA

Al culmine di una nuova giornata di violenze a Gerusalemme e in tutta la Terra Santa che ha fatto registrare ieri tre israeliani aggrediti e uccisi e altrettanti palestinesi colpiti a morte dalla polizia, il governo del premier Netanyahu ha deciso di chiudere i quartieri arabi della città completamente blindata dalle forze dell’ordine. Ai terroristi saranno revocati i diritti di residenza permanente e saranno confiscate le proprietà. Grande la preoccupazione, per il clima di odio che si è venuto a creare, espressa dagli Stati Uniti e dall’Onu. Il servizio di Gabriella Ceraso

Un crescendo di terrore e sgomento ha segnato anche ieri le vie cittadine d’Israele per una serie di aggressioni ravvicinate di quella che tristemente è ormai definita “intifada dei coltelli”. A Tel Aviv due palestinesi entrano in azione tra i passanti ad una fermata del bus e davanti ad un ospedale; ma è a Gerusalemme l’attacco più inquietante anche qui prima su un autobus con due morti poi ad una fermata dei mezzi pubblici dove un palestinese alla guida di un auto uccide un rabbino. Scontri con la polizia israeliana si registrano anche a Betlemme  e un palestinese viene ucciso, stessa tensione al valico tra la Striscia di Gaza e Israele. Dunque il caos, e il governo interviene.”Basta incitare all’odio, non ce ne sono le ragioni”, dice il premier Netanyahu al Presidente dell’Anp Abu Mazen che dal canto suo respinge le accuse al mittente. Poi le misure aggressive promesse: chiusi i quartieri palestinesi di Gerusalemme Est per bloccare l’accesso alle zone ebraiche; dispiegate unita’ militari ovunque per la sicurezza pubblica, quindi la stretta su proprietà e diritti di residenza per i terroristi. L’Onu critica sia l’uso eccessivo della forza, sia gli atti terroristici e il segretario di Stato Usa Kerry promette a breve una missione in Mo, per cercare di riportarvi la calma Da Ramallalh intanto un alto responsabile palestinese annuncia l’appello alla corte penale internazionale per le modalità degli interventi israeliani che definisce “esecuzioni extragiudiziarie”. 

Sulla situazione Fausta Speranza ha chiesto un commento a Daniele De Luca, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Salento:

R. – Anche le precedenti Intifade, soprattutto la prima – perché la seconda sicuramente aveva un carattere meno spontaneo – sono sempre state caratterizzate dall’impegno sia delle donne che degli adolescenti. In questo caso, le donne sono più legate magari a gruppi più estremisti rispetto soprattutto alla prima Intifada, ma in ogni caso la loro presenza non è sicuramente maggiore rispetto agli altri momenti di rivolta nei confronti del governo israeliano.

D. – Una innegabile recrudescenza di violenza. Ma soddisfano le dichiarazioni rilasciate, da una parte e dall’altra, dalle autorità?

R. – No, non soddisfano, anche perché entrambe le autorità – mi riferisco cioè sia al governo d’Israele che all’Autorità palestinese – dovrebbero fare un forte mea culpa. E’ passato il tempo e non si riesce a trovare una qualsiasi soluzione, anche minima. C’è un reciproco disconoscimento, un tentativo di indebolirsi vicendevolmente, e naturalmente chi ne fa le spese non sono tanto coloro i quali sono al potere, ma naturalmente le persone che risentono della occupazione israeliana, da una parte, o della violenza da parte dei gruppi terroristici palestinesi, dall’altra.

D. – Lamentavamo uno stallo nel negoziato di pace: era una calma sicuramente preoccupante. In questo momento siamo in un’altra fase, molto più preoccupante…

R. – Sì, molto più preoccupante, anche per una ragione, secondo me: il fatto che il movimento palestinese in questo momento non abbia una vera leadership, nel senso che Abu Mazen è stato indebolito sia dall’interno che dall’esterno. Sembrava che la manifestazione pubblica, quando è stata issata la bandiera palestinese all’Onu, fosse stata una sua grande vittoria, ed è sicuramente una vittoria, ma viene sentita soprattutto nelle strade della Cisgiordania come una minima vittoria, come una vittoria di facciata, che non ha alcuna ricaduta vera sulla vita comune quotidiana delle persone. Dall’altra parte, lo stesso Netanyahu non ha fatto nulla per irrobustire la leadership di Abu Mazen. Questo indebolimento di Abu Mazen, però, purtroppo poi sul campo porta invece al rafforzamento dei gruppi estremisti, sia a Gaza sia in Cisgiordania, che naturalmente non fanno altro che tentare di mettere in difficoltà in maniera violenta il governo di Israele.

D. – Il muro non può essere l’unica soluzione da perseguire…

R. – La rivolta avviene generalmente a Gerusalemme o nei dintorni di Gerusalemme, cioè praticamente dove il muro non c’è. Il muro è servito soprattutto a proteggere dai grandi attentati con esplosivo e questo è stato un successo. Naturalmente, è difficile controllare tutte le persone che attraversano i posti di blocco, una per una. E’ soprattutto ai posti di blocco che le persone tentano di farsi saltare in aria e generalmente questo per fortuna non avviene. Il problema del passaggio, da Gerusalemme est a Gerusalemme Ovest, invece non può essere fermato perché tra Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest non ci sono muri, non ci sono barriere, non ci sono dei posti di blocco, a meno che non si parli naturalmente degli ingressi nelle aree sacre, come può essere il muro occidentale o l’ingresso alla Spianata delle moschee. No, non è l’unica soluzione da perseguire. E’ al tavolo delle trattative che le soluzioni devono essere trovate. Non si può continuamente dire “no” a tutte le proposte che vengono o da una parte o dall’altra. Una soluzione deve essere trovata. Di certo, ci sono degli incontri segreti tra le due parti, ma gli incontri segreti non hanno portato al momento ad alcun risultato. E questo, naturalmente, non fa altro che innalzare la tensione e soprattutto aumentare l’umiliazione delle persone per strada, soprattutto nella Cisgiordania.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/14/gerusalemme_chiusi_quartieri_arabi,_stretta_sui_terrorsiti/1179075