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Federico Peirone

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18 Luglio 2013

TERRASANTA -( 18 Luglio )

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Pellegrinaggi in calo in Terra Santa: comunità cristiana in difficoltà



Pellegrinaggi in calo in Terra Santa in questo 2013: a soffrirne, soprattutto, è la popolazione palestinese e in particolare la piccola comunità cristiana che vive anche grazie alle visite dei fedeli nei luoghi di Gesù. Sergio Centofanti ne ha parlato con Roberto Rita, di “Orantes Pellegrinaggi”:RealAudioMP3

R. – In questi ultimi tempi, purtroppo, stanno subendo un calo, sicuramente a motivo della crisi economica, che sta attraversando un po’ tutto l’Occidente. In tempi passati queste motivazioni erano dettate dalla paura, dalla paura delle guerre … Adesso, invece, non c’è assolutamente alcun problema a recarsi sul territorio e il calo dei pellegrinaggi è dovuto ad una difficoltà di liquidità che si riscontra un po’ in tante famiglie nella nostra società occidentale e non soltanto italiana. Questo ha portato una serie di problematiche all’interno della popolazione locale, perché la comunità cristiana locale, in modo particolare, è sempre fortemente desiderosa di poter ricevere una visita di pellegrini. A mio avviso, poter riscontrare gruppi di pellegrini dall’Occidente che possano testimoniare la gioia della fede cristiana, la gioia della speranza nei beni futuri, che in questo momento sono messi a serio rischio dalle condizioni attuali, è il dono più grande che un gruppo di pellegrini cristiani può recare in Terra Santa.

D. – Nei vostri pellegrinaggi c’è un contatto con la popolazione locale?

R. – Assolutamente sì, perché un pellegrinaggio che si rispetti risulterebbe molto manchevole se accanto alla visita, all’immagine delle pietre archeologiche, che sicuramente ci trasmettono la grazia del luogo santo, permettendoci di rivivere in prima persona quello che è stato il momento biblico o evangelico che lì ha avuto luogo, come dicevo, sarebbe manchevole se non ci fosse insieme un contatto, una contemplazione direi delle pietre vive: le pietre vive che sono, senz’altro, la comunità cristiana a livello delle parrocchie, dei gruppi e dei movimento ecclesiali che ci sono in Terra Santa, pur se in misura molto limitata, ma anche con le famiglie religiose che da anni, da decenni, se non da secoli stanno rendendo una testimonianza di altissimo valore in questa terra.

D. – In questo contesto, quali itinerari propone Orantes Pellegrinaggi in Terra Santa?

R. – Io direi che abbiamo avuto la grazia, una grazia grande, di poter accedere – da pochi anni – anche in quei territori che per lungo tempo sono stati fortemente e direi totalmente serrati per motivazioni di ordine politico, di sicurezza… Mi riferisco, per esempio, alla Samarìa o alla città di Hebron, che costituiscono una meta imprescindibile sia per quello che restituiscono a livello storico e archeologico, sia anche soprattutto per la testimonianza biblica ed evangelica che non può essere assolutamente sottovalutata e che consente di completare l’itinerario così come la tradizione ce lo ha conservato lungo i secoli: certamente la Galilea, con Nazareth e il luogo dell’Incarnazione e la predicazione di Gesù; e poi, scendendo giù, la Valle del Giordano o la Samarìa e la Giudea, contemplando il mistero del Natale a Betlemme; e poi gli ultimi momenti della vita di nostro Signore, con la Passione, la Morte e la Resurrezione; il momento della gloria, la nascita della Chiesa… A questo proposito vorrei aggiungere che è molto bello, a mio avviso, poter continuare – in altri momenti, certamente, con i gruppi che poi rimangono sempre profondamente toccati dalla presenza del Signore, che si riscontra, personalmente, in ogni itinerario di fede – a vivere ulteriori percorsi che nascono imprescindibilmente dalla formazione che la Chiesa ha avuto a Gerusalemme, ma che poi si è propagata – come sappiamo – a cavallo tra il I e il II secolo e che nel III secolo si è consolidata nell’Asia Minore. A questo proposito, noi abbiamo iniziato anche un itinerario sulle sette Chiese dell’Apocalisse, nell’attuale Turchia: itinerario, naturalmente, condotto sempre con un atteggiamento di fede, che permette di rivivere profondamente l’esperienza della Chiesa nascente attraverso i luoghi storici, ricchi di contenuto archeologico, come ben sappiamo, ma anche attraverso l’incontro, il ricordo letterario dei numerosi Padri apostolici che hanno reso una testimonianza lungo i secoli, che ancora oggi è viva.

D. – Inoltre, organizzate pellegrinaggi anche in Giordania…

R. – Anche in Giordania. La Giordania è parte della provincia di Terra Santa antica e della provincia francescana di Terra Santa la Giordania ne è parte a pieno titolo, a motivo dei figli di Israele durante l’esodo. Anche andare in Giordania costituisce un momento prezioso e privilegiato: purtroppo oggi si tende a pensare, quando si nomina la Giordania, che la Giordania sia uguale a Petra. Io mi permetto di dire che la Giordania non è soltanto Petra… Per arrivare a Petra c’è tutto un cammino stupendo, che si può compiere in ricordo delle testimonianze bizantine della Chiesa a livello architettonico e archeologico, ma soprattutto – anche in questo caso – con un contatto diretto con la comunità cristiana locale, che pur se molto, molto esigua – non credo arrivi all’1 per cento – consente sempre un incontro splendido della fede, che qui si è conservata durante i secoli.

Testo proveniente dalla pagina

 
http://it.radiovaticana.va/news/2013/07/18/pellegrinaggi_in_calo_in_terra_santa:_comunità_cristiana_in_difficoltà/it1-711410

del sito Radio Vaticana