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Federico Peirone

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9 Giugno 2016

TERRORISMO – ( 9 Giugno 2016 )

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Terrorismo. Summit dei ministri della Difesa di Iran, Siria e Russia

Un campo per sfollati vicino Falluja - REUTERS

Un campo per sfollati vicino Falluja – REUTERS

Oggi a Teheran summit dei ministri della Difesa iraniano, russo e siriano per discutere delle strategie contro il terrorismo. La “presenza” iraniana si sente in Iraq: a portare avanti l’offensiva contro l’Is è sia l’esercito regolare sia le milizie sciite. Intanto ieri in Siria, almeno 15 civili, tra cui due bambini, sono morti in una serie di raid aerei dei jet governativi ad Aleppo, nei pressi dell’ospedale di Al-Bayan. Lo denuncia l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Sulla situazione nella Regione, il servizio di Debora Donnini:

Una violenza continua, specialmente in alcune zone dell’Iraq come Falluja, la città in mano all’Is da due anni, dove ora sono bloccate 50 mila persone. Uomini, donne e bambini senza cibo, acqua , né medicine,  e che le agenzie dell’Onu non riescono a raggiungere. Anche i circa 60mila sfollati nel governatorato di Al Anbar, dove si trova Falluja, sono state accolte in strutture ormai al limite del collasso. Ma la violenza tocca anche la zona della città di Baiji, a nord di Baghdad, dove cinque miliziani sciiti sono stati uccisi in un attacco del sedicente Stato islamico contro una sede delle forze di sicurezza irachene. Lo ha detto una fonte locale, secondo cui alla fine le forze governative hanno ripreso il controllo della struttura. In un altro attacco, a nord di Tikrit, alcuni miliziani dell’Is hanno sparato contro forze della polizia nelle vicinanze di una centrale elettrica, uccidendo 4 membri delle forze di sicurezza.

 

 E sul ruolo di Teheran nella regione, sentiamo Vittorio Emanuele Parsi, direttore dell’Aseri, Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali all’università Cattolica, al microfono di Debora Donnini:

R. – “Rumors” della presenza iraniana attiva in Iraq c’erano già da molto tempo, quindi non si è in presenza di uno sconvolgimento del quadro. E l’Iraq è vicinissimo all’Iran da anni ormai. L’Iran sta poi giocando un ruolo molto attivo nella lotta contro le forme di insorgenza sunnita, sia quelle ascrivibili al terrorismo sia quelle che, invece, si erano rivolte in Siria contro al-Assad. Per cui, l’Iran sta giocando un ruolo maggiore che cresce man mano che il Paese si sente più legittimato a giocare la sua partita dal procedere degli effetti dell’accordo sul nucleare. Avrà ancora sei anni prima che venga totalmente implementato. Quindi, gli iraniani sanno che gli americani potrebbero innervosirsi di fronte a questo e far saltare il tavolo dell’accordo – ossia iniziare a metterlo in discussione – e cercano di stare appena al margine di comportamenti che secondo loro sono “temibili”: insomma si assumono il rischio. Per alcuni aspetti lo fanno anche perché chiunque sia il nuovo presidente a questo punto, Donald Trump o Hillary Clinton, nessuno dei due sarà tenero verso l’Iran e ambedue saranno invece probabilmente molto più proni alle pressioni israeliane rispetto a quanto lo sia stato Obama.

D. – D’altra parte, arrivano però conferme da parte dell’Onu delle violazioni in corso delle milizie sciite ai danni dei civili sunniti di Falluja…

R. – Falluja è stata occupata dal sedicente Stato islamico, ma fa parte di quel tristemente noto triangolo che diversi anni fa diede molto filo da torcere agli americani per riuscire a liberarla dalla presenza di Al Qaeda. Quindi, il fatto che ci possano essere degli eccessi nel momento in cui le milizie sciite entrano in città è deprecabile ma prevedibile: l’importante è che questi si fermino e che il governo di Baghdad sappia imporre la legge e l’ordine e non le vendette e le ritorsioni.

Il testo originale e completo si trova su:

http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/09/terrorismo_summit_di_iran,_siria_e_russia/1235838