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Federico Peirone

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17 Aprile 2012

TURCHIA – ( 17 Aprile )

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11:40
Una riunione che “trascorsa in un clima sereno, lascia ben sperare… Con pazienza, dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese”. È quanto si legge in un breve comunicato in cui la Conferenza episcopale turca (Cet) traccia un bilancio della sua audizione avuta ieri presso la “Grande Assemblea”, corrispondente al Parlamento italiano, durante la quale ha esposto “i suoi problemi e le sue richieste da inserire nella nuova Costituzione che si sta preparando”. Come è noto, “la richiesta principale della Chiesa cattolica Latina è il suo riconoscimento giuridico come Chiesa in Turchia”. (segue)

 


11:41
“I rappresentanti del Governo – riporta la nota della Cet – hanno comunque sottolineato che tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare. Nei prossimi incontri si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni di cui la Chiesa Cattolica Latina attualmente possiede i Titoli di Proprietà. Con pazienza – termina il comunicato – dai colloqui intercorsi fra le due parti, si intravedono possibilità di raggiungere buone intese”. L’incontro, come anticipato ieri dal SIR, è dovuto all’iniziativa dell’ambasciatore turco presso la Santa Sede, Kenan Gürsoy. La delegazione della Chiesa era composta da mons. Ruggero Franceschini, presidente Cet, da mons. Louis Pelâtre, vicario apostolico di Istanbul, da mons. Georges Khazzoum (per gli armeno-cattolici), da mons. Yusuf Sað (per i sirocattolici) e dal portavoce della Cet, Rinaldo Marmara. Lo scorso 20 febbraio era stato sentito il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I.

12:55
Una Costituzione che sia “come una madre che abbraccia tutti i suoi figli”: è questo il desiderio delle comunità cristiane in Turchia, invitate a esprimersi dalla Commissione parlamentare che si occupa di redigere la nuova Carta costituzionale per la Turchia. La volontà di un contributo delle minoranze religiose è già “una prova di come la nuova Costituzione sosterrà le libertà. Come cittadini cristiani, chiediamo gli stessi diritti dei cittadini turchi musulmani” ha detto l‘Esarca Patriarcale Yusuf Sag, leader della chiesa siro-cattolica nel paese, all‘indomani dell‘incontro. La Commissione ha ricevuto ieri i rappresentanti di alcuni gruppi minoritari, inclusi i cattolici, e vari segmenti della società civile per ascoltare i loro suggerimenti. Da parte sua mons. Yusuf Sag spera che “la nuova Costituzione metta in evidenza le libertà. Vogliamo una costituzione che accetti e abbracci tutti come una madre con i suoi figli. Non abbiamo aspettative diverse da quelle dei musulmani turchi: come siriaci cristiani che vivono su questa terra da 4500 anni, ci aspettiamo di avere gli stessi diritti dei cittadini musulmani turchi”. Il problema più grande è la mancanza di riconoscimento giuridico per la Chiesa cattolica come ribadito in un comunicato dai vescovi turchi guidati da mons. Ruggero Franceschini.

19:38
“Ho registrato un clima molto positivo intorno alla nostra principale richiesta, quella di ottenere il riconoscimento giuridico della Chiesa in Turchia. Trovo giusta la sottolineatura dei Rappresentanti del Governo, per i quali tale richiesta non dipende dalla nuova Costituzione, ma può essere accolta con una legge particolare”. È il commento rilasciato al SIR dal presidente della Conferenza Episcopale di Turchia (Cet) e arcivescovo di Smirne, mons. Ruggero Franceschini, riguardo l’audizione della Cet, svoltasi ieri ad Ankara presso la “Grande Assemblea”, corrispondente al Parlamento italiano, durante la quale ha esposto “i problemi e le richieste della Chiesa da inserire nella nuova Costituzione” che si sta redigendo. “Nei prossimi incontri – spiega il Presule ricordando quanto già espresso in un comunicato della Cet – si prenderanno in considerazione i problemi delle proprietà delle Chiese, delle scuole, degli ospedali, e di altri beni di cui la Chiesa Latina attualmente possiede i Titoli di Proprietà rilasciati dal Sultano o dalla attuale Repubblica fino al 1936. Ci vuole tempo e pazienza, e non è facile”. “La nostra delegazione era formata da sole quattro persone: con me c’erano mons. Louis Pelâtre, Vicario Apostolico Latino di Istanbul; mons. Yusuf Sað, Vicario Patriarcale per i siro-cattolici, e il portavoce della Cet Rinaldo Marmara, e il ridotto numero di noi componenti della Conferenza episcopale di Turchia può aver pesato sulla visione dell’Assemblea”. (segue)

19:39
“Potevamo essere di più: mancavano alcuni Vescovi, e soprattutto mancava il Vescovo del Sud che, dopo l’uccisione di mons. Luigi Padovese, non è stato ancora nominato, e questo è per noi una grande sofferenza”. Un eventuale riconoscimento giuridico permetterebbe alla Chiesa di rientrare in possesso di un discreto numero di immobili che faciliterebbero anche l’attività pastorale. “Purtroppo – afferma il Presidente della Cet – la nostra è una Chiesa numericamente piccola, che ha bisogno di un maggior numero di personale. Ci troviamo in grande difficoltà, con il sottoscritto, che oltre al vescovo, deve fare anche l’economo, il vicario, e così via… Servirebbe altro personale, non solo per la celebrazione della Messa, ma anche per comporre quella ossatura necessaria a portare avanti la pastorale ordinaria”. (segue)

19:40
“Avere un Vicario Pastorale qui in Turchia è un sogno. Si può nominare certamente un semplice Sacerdote, ma questo avrà già una lunga serie di altri incarichi. Ci vuole una pastorale migliore, che presti attenzione agli ammalati, alle famiglie, ai giovani. Quello che in una chiesa occidentale è prassi normale, qui diventa indispensabile ed estremamente prezioso”. “Oltre alla mia archidiocesi di Smirne – ricorda mons. Franceschini – ho anche la responsabilità del Vicariato apostolico dell’Anatolia, che fu di mons. Padovese, è che è una Circoscrizione ecclesiastica molto importante, non solo per la superficie quasi tre volte quella della Diocesi di Milano (ma con soli dieci preti, cinque suore e pochi volontari), ma soprattutto perché è il luogo dove la Chiesa è nata, e da dove è partita per portare il Vangelo al mondo. Se questa Chiesa non ha la possibilità di riunirsi, di incontrarsi, rischia di vanificare la preziosità del ‘tesoro’ che custodisce: l’eredità degli Apostoli. Che il Signore ci aiuti!”


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