Marta Ottaviani giovedì 18 giugno 2020
Il presidente turco forza la mano anche alla magistratura. Dalla sua c’è anche l’estrema destra islamica. L’opposizione: così vuole coprire i suoi fallimenti
La Basilica di Santa Sofia a Istanbul in un dipinto di metà Ottocento

La Basilica di Santa Sofia a Istanbul in un dipinto di metà Ottocento – Archivio

 

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan è determinato ad andare avanti con i suoi piani ed è pronto a riaprire al culto islamico l’ex Basilica di Santa Sofia a Istanbul. Anche contro il parere della magistratura. Il punto di non ritorno per il monumento potrebbe essere il prossimo 15 luglio, in occasione del quarto anniversario del fallito golpe del 2016. La decisione del tribunale amministrativo è attesa per il 2. Stando alle rilevazioni portate dall’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo al potere dal 2002, il 75% dei turchi sarebbe favorevole al provvedimento.

Dalla parte del capo di Stato c’è anche l’estrema destra islamica, mentre i partiti di opposizione accusano Erdogan di premere così tanto sull’argomento per non dover rendere conto di come il governo abbia gestito l’emergenza Covid-19 o peggio ancora della situazione economica del Paese, che rischia la recessione.

Un segnale che il presidente stavolta era pronto a fare sul serio era arrivato lo scorso 29 maggio, quando, in occasione del 567mo anniversario della caduta di Costantinopoli, era stata recitata la Sura della conquista del Corano all’interno dell’edificio.

Il fatto aveva sollevato molte critiche da parte della comunità internazionale, soprattutto dalla Grecia, a cui era arrivata una secca risposta da parte del ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, secondo il quale, il cambio di status di Santa Sofia è un affare puramente interno.

Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I ha lanciato l’idea che nel tempio della Divina Sapienza, questo il vero significato del nome, si torni anche a dire Messa, nel rispetto di tutte le confessioni religiose per cui è punto di riferimento.

Costruita nel VI secolo d.C. dall’imperatore Teodosio, Santa Sofia fu trasformata in moschea dopo la caduta di Costantinopoli del 1453.

Le manovre di Erdogan su Santa Sofia, procedono in parallelo con quelle sempre più aggressive nel nord dell’Iraq, dove da giorni conduce azioni militari ai danni dei curdi, fino ad arrivare in Libia, dove ormai è il Paese più influente e dove ha inviato ieri il ministro dell’Economia e il capo degli 007 dal premier Sarraj che già gli ha concesso la ricerca di petrolio off-shore.

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