Daniele Zappalà, Parigi martedì 27 ottobre 2020
Il presidente della Turchia invoca il boicottaggio dei prodotti francesi nei Paesi musulmani. Parigi allerta i connazionali all’estero

La protesta a Parigi contro le parole pronunciate dal presidente turco Erdogan

La protesta a Parigi contro le parole pronunciate dal presidente turco Erdogan – Ansa

 

Mentre la Francia difende la libertà di pubblicare le caricature su Maometto, da diversi Paesi a maggioranza islamica sale la protesta contro Parigi. Tanto che stamani il sito del ministero degli Esteri francese dirama un allerta ai connazionali che si trovino all’estero, in particolare in Tanzania, Bahrein, Kuwait, Turchia, Indonesia, Bangladesh, Iraq, Mauritania. In Bangladesh migliaia di persone sono scese in piazza ad invocare il boicottaggio dei prodotti francesi. Il presidente del Consiglio francese del culto musulmano ha detto di “non desiderare” che le caricature di Maometto vengano mostrate ancora a scuola.

Erdogan usa anche la Shoah per attaccare Macron e la Ue

Insulti pesanti come macigni contro l’Eliseo e le altre cancellerie europee. Appelli a boicottare i prodotti francesi venduti nei Paesi musulmani. Insinuazioni sulla presunta discordia fra le istituzioni del Vecchio Continente e i cittadini europei di fede islamica. In poche ore, fra sabato e ieri, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sfoderato un’artiglieria oratoria capace di far entrare in fibrillazione i rapporti fra Ankara e l’Europa, sullo sfondo di un risentimento nel più vasto mondo musulmano contro le vignette sul profeta Maometto appena ripubblicate in Francia.

Il crescendo d’invettive di Ankara ha raggiunto ieri la massima incandescenza, durante un discorso dal palazzo presidenziale: «In Europa, contro i musulmani, si sta compiendo una campagna di linciaggio simile a quella contro gli ebrei prima della Seconda Guerra mondiale», ha accusato Erdogan per prendersela con la «peste dei Paesi europei», ovvero «l’islamofobia», che imperverserebbe non solo in Francia: «Faccio appello alla cancelliera Merkel. Se voi avete libertà di religione, com’è che ci sono stati quasi cento attacchi contro moschee? Voi siete i veri fascisti, siete gli eredi dei nazisti». Frasi che hanno fatto insorgere pure le comunità ebraiche, anche in Italia, oltre alle diplomazie come la Farnesina. Fin da sabato, poi, Erdogan ha chiamato in causa per due volte la «salute mentale» di Macron, accusato di difendere il diritto di blasfemia.

Domenica sera, via Twitter, era giunta una prima reazione del capo dell’Eliseo: «Nulla ci farà indietreggiare, mai». Per il resto, dichiarazioni e mosse affidate soprattutto alla diplomazia, a cominciare dal richiamo già domenica dell’ambasciatore francese ad Ankara. Ieri Parigi ha potuto contare sulla solidarietà dei partner europei, compreso il governo italiano. Sempre su Twitter, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha denunciato in francese le dichiarazioni «inaccettabili» di Erdogan, esprimendo «piena solidarietà» all’Eliseo: «Le invettive personali non aiutano l’agenda positiva che l’Ue vuole perseguire con la Turchia, ma allontanano al contrario le soluzioni». Anche per il portavoce di Angela Merkel, quelle di Erdogan sono parole «diffamatorie e assolutamente inaccettabili». Tramite il proprio portavoce, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrel ha invece denunciato una «pericolosa spirale di non rispetto», evocando la possibilità di «provvedimenti», anche se «dipende dal presidente del Consiglio Europeo decidere se discutere il caso al vertice di dicembre» degli esecutivi Ue.

Sul fronte interno, Macron ha incontrato ieri a porte chiuse i rappresentanti nazionali islamici, a cominciare dal Consiglio francese del culto musulmano, la consulta ufficiale pronta ad assicurare che i cittadini islamici «non sono perseguitati» in Francia, opponendosi pure ad ogni ipotesi di boicottaggio dei prodotti francesi. Contro il paragone storico di Ankara con la Shoah, ha reagito pure il direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, Efraim Zuroff, evidenziando le lacune in storia di un Erdogan che «ancora non ha interiorizzato il fatto che ci sia stato un genocidio di armeni ad opera dei turchi».

A smorzare appena l’asprezza di Ankara, ieri, solo un messaggio via Twitter del portavoce della presidenza turca, per condannare «vigorosamente» l’attentato jihadista in Francia contro l’insegnante Samuel Paty, decapitato per aver mostrato le vignette controverse di Charlie Hebdo a studenti di scuola media. Proprio la tragedia, risalente al 16 ottobre, che ha poi spinto l’Eliseo a ribadire la propria difesa incondizionata di ogni forma di libertà di stampa. È stato un «assassinio mostruoso» non giustificabile, per Ankara, criticata in precedenza da Parigi per il suo silenzio prolungato sul dramma. Sul piano commerciale, Erdogan si è unito ieri ai precedenti appelli nei Paesi del Golfo per boicottare i prodotti francesi venduti nel mondo musulmano, come cosmetici e generi alimentari. Nelle ultime ore, forti proteste e mosse diplomatiche ostili sono giunte pure da Paesi come l’Iran, che accusa Parigi di seminare «l’estremismo», il Pakistan, che ha convocato l’ambasciatore francese, il Marocco, l’Algeria e persino il lontano Bangladesh. Domenica, invece, la più alta autorità religiosa saudita, il Consiglio superiore degli ulema, aveva fra l’altro sottolineato che l’atteggiamento francese incoraggia «gli estremisti che mirano a propagare l’odio».

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