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Federico Peirone

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5 Febbraio 2012

TURCHIA – ( 5 FEBBRAIO )

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Sei anni fa l’omicidio di don Andrea Santoro. La sorella Maddalena: ‘ringrazio Dio per avercelo donato’



Ricorre oggi il sesto anniversario della morte di don Andrea Santoro, il sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, ucciso il 5 febbraio del 2006 mentre pregava nella sua parrocchia di Santa Maria in Trabzon, in Turchia. Numerose iniziative ricordano questo luminoso testimone del Vangelo e del dialogo. Alessandro Gisotti ha raccolto la testimonianza della sorella di don Andrea, Maddalena Santoro, raggiunta telefonicamente a Trabzon, dove si trova per una commemorazione del fratello:RealAudioMP3 

R. – Il mio sentimento, che mi accomuna a moltissimi parrocchiani o ex parrocchiani di don Andrea, è quello di ringraziare il Signore di averci dato don Andrea come parroco, come amico, come direttore spirituale, anche come fratello, come figlio se penso ai sentimenti di mia madre e di mia sorella. Ringraziare il Signore perché nonostante la sofferenza della privazione di don Andrea sentiamo che è un dono averlo avuto con noi, aver vissuto con lui, essere cresciuti con lui. Molti parrocchiani ricordano il cammino spirituale fatto con don Andrea e ricordano il passaggio di don Andrea: lo ricordano come una benedizione. Il primo sentimento è di riconoscimento e di riconoscenza verso il Signore per avercelo dato.

D. – Quali sono secondo lei i frutti che si sono raccolti in questi anni sulla scorta della testimonianza luminosa di suo fratello Andrea?

R. – I frutti sono sempre un po’ nascosti perché solo il Signore sa cosa capita nei cuori e nelle menti di ciascuno, sia cristiano che musulmano, che passa da queste parti, però la sorpresa è sempre questa: chiunque viene per la prima volta o per la seconda, chiunque passa di qui, sente veramente il desiderio e la spinta ad un cambiamento di vita nel senso di uniformarsi di più al messaggio evangelico, di uniformarsi di più a Cristo. Ci sono frutti a volte inaspettati: un sacerdote, don Massimiliano, anche lui Fidei donum, che era arriavto in Turchia da soli sei mesi, anche lui è venuto qui e ci ha raccontato di come ha sentito la spinta a venire e l’ha sentita dopo la morte di don Andrea. Credo che questo sia uno dei frutti più belli. (bf)

 
Il testo completo si trova su:
 
http://www.radiovaticana.org/it1/print_page.asp?c=560406