Marta Ottaviani martedì 7 luglio 2020
Il Patriarca di Mosca si schiera contro la conversione in moschea: «È un tentativo di calpestare la nostra eredità spirituale»

Santa Sofia, il monito di Kirill: una minaccia per la cristianità

 

Anche la Russia scende in campo contro l’ipotesi che l’ex basilica cristiana di Santa Sofia, attualmente museo, venga riconvertita in moschea nei prossimi giorni. A parlare sono state sia le autorità religiose, sia quelle civili. Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, ha definito la riapertura di Santa Sofia al culto islamico «una minaccia per l’insieme della civilizzazione cristiana», definendosi «profondamente preoccupato» per il cambio di status di «uno dei più grandi monumenti della cultura cristiana, particolarmente caro alla Chiesa russa».

«Qualsiasi tentativo di umiliare o di calpestare l’eredità spirituale millenaria della Chiesa di Costantinopoli – ha detto il primate della Chiesa Ortodossa russa – è accolta dal popolo russo, allora come oggi, con indignazione e amarezza». Anche il Cremlino è poco entusiasta del progetto del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha invitato Ankara a considerare che Santa Sofia appartiene all’umanità intera e che ha un valore sacro per tutti i russi. Bruxelles è in imbarazzo per questo ennesimo strappo di un Paese confinante e sulla carta amico, ma sempre più foriero di contrasti. «Non vogliamo commentare commenti di altri – ha detto il portavoce della Commissione Europea –. Santa Sofia è un simbolo del dialogo e della tolleranza e non dovremo usare questo evento per fomentare ogni tipo di disaccordo fra differenti religioni».

Fra circa una decina di giorni, la Danistay, il Consiglio di Stato turco, farà sapere il suo parere circa la riapertura al culto islamico dell’ex Basilica. La seduta dello scorso 2 luglio, in cui si sono prese in conside- razione le istanze di chi vorrebbe il cambiamento dello Status, è durata appena 17 minuti. Una fondazione religiosa islamica ha detto che la firma di Mustafa Kemal Ataturk, il fondatore dello Stato moderno, sul documento del 1934, in cui autorizzava la trasformazione in museo del luogo di culto, sarebbe falsa. L’edificio è rimasto una moschea per oltre 500 anni, dal 1473, quando gli ottomani conquistarono Costantinopoli.

Il presidente Erdogan è pronto ad andare avanti comunque, anche in presenza di un parere contrario da parte del tribunale. «Quella di Santa Sofia – ha tuonato nei giorni scorsi – è una questione di politica interna. Chiunque tenti di intervenire viola la nostra sovranità nazionale». Secondo i sondaggi, ben il 73% dei turchi è favorevole alla conversione in moschea. Il tempo della Divina Sapienza, questo il reale significato del nome dell’ex basilica, è stato costruito dall’imperatore Teodosio e portato al suo massimo splendore dall’Imperatore Giustiniano e sua moglie Teodora. Fu restaurato dall’architetto Sinan in età ottomana.

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